Reverse diet

Gennaio, tempo di fare bilanci... e di salire sulla bilancia! Per rimettersi in forma molti scelgono la reverse diet: ecco di cosa si tratta

Reverse diet

Dopo i cenoni delle feste, tra i buoni propositi degli italiani per il nuovo anno c’è quello di iniziare la dieta! Quale scegliere? A chi affidarsi? Qual è il regime alimentare più adeguato per perdere peso e smaltire i chili di troppo accumulati in queste settimane? Nel panorama di proposte, consigli e mode del momento c’è quella che viene chiamata reverse diet.

Si tratta di un regime alimentare che promette di essere meno faticoso da seguire rispetto ad altri e soprattutto in grado di evitare l’aspetto più frustrante dei regimi alimentari restrittivi dal punto di vista calorico e cioè il cosiddetto effetto rebound legato alla ripresa dei chili persi o addirittura ad un ulteriore incremento ponderale dopo l’interruzione della dieta stessa. La particolarità proposta dalla reverse diet è il passaggio graduale e controllato da un regime dimagrante a basso contenuto calorico ad uno di mantenimento caratterizzato da un apporto più in linea con l’alimentazione ordinaria.

I sostenitori di questo regime spiegano che passando da un regime calorico restrittivo ad uno più normale l’organismo sarebbe in grado di ri-adattare il proprio metabolismo energetico in modo da non recuperare peso pur mangiando via via di più e dirigendosi verso un regime normo-calorico medio. La reverse diet prevede un incremento graduale delle calorie (circa il 3% stimato sulla dieta ipocalorica precedentemente sostenuta) apportate principalmente dai carboidrati. Uno degli schemi base prevede infatti di aggiungere, per un giorno a settimana, circa 20/25 grammi di carboidrati (equivalenti a circa 80/100 kcal) per arrivare, dopo un arco di sette settimane, ad un aumento complessivo settimanale di circa 560/700 kcal in più rispetto al regime restrittivo di partenza. Lo stesso schema si ripete per un altro ciclo di sette settimane, giungendo così ad un apporto calorico normale e costante per un regime di mantenimento nel tempo. La massa grassa ad ogni incremento calorico non deve mai superare’1%. 

Alla base di questa dieta ci sarebbe la teoria secondo la quale il metabolismo basale di un individuo (ossia l’energia di cui l’organismo necessita per mantenere le funzioni vitali a riposo) ha una soglia determinata biologicamente; se questa soglia viene superata, la conseguenza diretta è l’aumento di peso. La dieta inversa, secondo i suoi sostenitori, sarebbe capace invece di resettare questa soglia biologica aumentandola attraverso l’incremento lento e controllato delle calorie introdotte con l’alimentazione, arrivando a permettere all’individuo di consumare più cibo (introducendo quindi più calorie) senza però aumentare di peso. L’approccio della reverse diet sostiene che rieducando in questo modo l’organismo nella gestione di maggiori livelli energetici, questo risponderà in maniera più “brillante” anche a tagli calorici successivi, aumentando come dicono la tolleranza a maggiori livelli energetici, facilitando così la riduzione della massa grassa e spostando in avanti quello che chiamano il “set point” fisiologico.

Attenzione però perché al momento non vi sono conferme ed evidenze scientifiche sulla validità e soprattutto sull’efficacia di questo regime alimentare molto amato soprattutto da alcune categorie di sportivi come quella dei body-builder che intende modificare il metabolismo basale attraverso variazioni del regime alimentare. Al contrario scienza e medicina hanno messo in evidenza che i fattori che determinano il metabolismo e il peso corporeo sono molteplici: ambiente, qualità e quantità di cibo, tipologia dell’attività fisica, genetica. Alcuni di questi fattori sono modificabili, altri decisamente no. 

Ad esempio, il metabolismo basale sfrutta circa il 60/70% delle calorie utilizzate dal corpo ed è condizionato dall’età, dal sesso, dal peso e dalla massa muscolare; mangiare al di sotto del metabolismo basale comporta una perdita di peso così come mangiare al di sopra ne comporta un aumento. Al tempo stesso il metabolismo basale è legato alla massa muscolare, maggiore è la massa maggiore sarà il metabolismo. Ciò premesso, al momento ciò che è certo è che l’introduzione lenta di una maggiore quantità di calorie non riesca a modificare il metabolismo basale di un individuo determinando una legge molto semplice e nota a tutti: maggiori calorie assunte rispetto al reale fabbisogno significano un aumento del peso corporeo.

A fronte di alcuni possibili vantaggi (da verificare) come un minor stress nel mangiare e nel rispettare gli obiettivi dietetici (mangiando e sentendosi meno “provati” e “privati”), una predisposizione positiva fisica e psicologica a successivi regimi alimentari controllati e finalizzati ad una ulteriore perdita di peso mantenendo i benefici ottenuti precedentemente (con la riduzione della sola massa grassa), esistono fattori ancora da determinare come la mancanza di dati scientifici e clinici certi sull’effettiva bontà del regime; la difficoltà di controllare sia in fase di accrescimento che di mantenimento quantità e qualità delle calorie e dei macronutrienti che si concretizza purtroppo molto spesso in un processo di prove, tentativi ed errori; la necessità di molto tempo per personalizzare e adattare il regime della reverse diet al proprio organismo.

Un regime alimentare controllato e bilanciato nei nutrienti, vario, sano e al tempo stesso gustoso rimane, a nostro parere, ancora la migliore scelta anche in una prospettiva di riduzione delle calorie con la finalità di perdere peso. 
 

Photo via Pexels

Scritto da Viviana Di Salvo

Laureata in lettere con indirizzo storico geografico, affina la sua passione per il territorio e la cultura attraverso l’esperienza come autrice televisiva (Rai e TV2000). Successivamente “prestata” anche al settore della tutela e promozione della salute (collabora con il Ministero della Salute dal 2013), coltiva la passione per la cultura gastronomica, le tradizioni e il buon cibo con un occhio sempre attento al territorio e alle sue specificità antropologiche e ambientali.

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