Un risotto inaspettato, che unisce il gusto morbido delle lenticchie alle note profumate del caffè
Un'espediente antico per moderarsi nel bere attraverso la fisica pitagorica racchiusa in un bicchiere
La coppa di Pitagora - immagine tratta da Wikipedia
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Il matematico e filosofo greco Pitagora, noto a tutti se non altro per il famoso teorema che porta il suo nome, resta comunque una figura molto oscura a causa della perdita dei documenti del suo tempo, molto molto lontano dal nostro. Probabilmente Pitagora nacque tra il 580 a.C. e il 570 a.C. nell’isola di Samo, e dopo aver viaggiato in Egitto, in Babilonia e forse anche in India si stabilì a Crotone, sulla costa sud-orientale italiana che ai suoi tempi era parte della Magna Grecia.
Qui Pitagora fondò la scuola pitagorica, una sorta di "setta segreta" i cui membri ponevano alla base della propria condotta di vita gli studi filosofici e matematici. I pitagorici seguivano una dieta vegetariana e non mangiavano lenticchie, e molto probabilmente erano anche particolarmente sobri nel bere vino. Questo potrebbe giustificare la leggenda legata alla coppa pitagorica, una coppa dalla forma particolare che sembra sia stata un’invenzione dello stesso Pitagora quando ancora si trovava a Samo.
Qui, all’incirca nel 530 a.C., egli assistette alla realizzazione di un grande acquedotto per il quale l’architetto Eupalino di Megara, incaricato dal tiranno Policrate, aveva previsto lo scavo di un tunnel sotterraneo lungo circa 1 chilometro attraverso il monte Kastro. Quest’opera avrebbe garantito l’uso dell’acqua in città anche in caso di assedio da parte dei nemici.
Ebbene, la leggenda racconta che Pitagora, nel tentativo di limitare il consumo di vino da parte degli operai addetti allo scavo, pensò ad una particolare coppa che può essere riempita solo fino ad un certo livello. Superare il livello consentito dalla coppa comporta lo svuotamento dell’intero suo contenuto. Uno scherzo? In realtà Pitagora con questa coppa, sobrio com'era nel mangiare e nel bere, voleva far riflettere sul “chi troppo vuole nulla stringe” applicato al bere. Non a caso, la coppa di Pitagora è chiamata anche coppa di Tantalo, facendo riferimento al mito del Re di Lidia condannato dagli dei alla fame e alla sete inappagati.
Il funzionamento della coppa di Pitagora si basa sul principio dei vasi comunicanti; questa particolare tazza, vista in sezione, ha al centro una colonna che nasconde un piccolo canale a forma di U rovesciata, con un ramo più corto dell’altro. Riempiendo la tazza il liquido entra nel ramo corto, e fino a quando il suo livello non supera il limite superiore della U non accade nulla. Quando però questo livello viene superato, la pressione idrostatica del liquido aggiunto, attivando l’effetto sifone, farà fuoriuscire il liquido dal ramo più lungo attraverso il foro sul fondo.
La coppa ideata da Pitagora oggi è riprodotta in varie forme e materiali, ed è diventata il classico souvenir per i turisti che visitano l’isola di Samo. Essa rappresenta un monito alla moderazione nel bere, ma può rappresentare anche un bello scherzetto per un amico ignaro. In seguito, nel Rinascimento furono inventate le brocche “bevi se puoi” che servivano a divertire gli invitati ad un banchetto durante il brindisi. Su questi recipienti di varia forma, una serie di fori faceva fuoriuscire il vino solo chiudendo dei fori con le dita. Spesso i “bevi se puoi” erano creati per le coppie di giovani sposi che in questa sorta di rito augurale scherzoso dovevano riuscire a bere contemporaneamente.
Photo via Wikipedia / Canva




















































































































































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