Il rischio nel cartone della pizza

Una voce che gira da alcuni anni, su cui non terminano gli studi e i test di laboratorio: ecco quali sarebbero le potenziali insidie per la salute nel cartone della pizza

Il rischio nel cartone della pizza

L’imballaggio dei prodotti alimentari, come tutti sappiamo, ha come scopo primario quello di annullare o almeno ridurre al massimo la contaminazione dovuta al contatto dei cibi con l’ambiente esterno. Ma cosa dire dei cartoni per le pizze da asporto? Qui si tratta del contatto diretto tra un cibo molto caldo e la scatola in cui è destinato a restarci per un tempo più o meno lungo, durante il quale può verificarsi un rilascio di componenti chimici non del tutto trascurabile.

Se poi pensiamo che tanti di noi per praticità consumano la pizza adoperando il cartone come piatto vero e proprio per procedere al consumo, i tempi si allungano. Nel marzo del 2019, la rivista indipendente Il Salvagente ha reso pubblici gli esiti delle ricerche effettuate sulla presenza nei cartoni per pizza di bisfenolo A e bisfenolo S, riscontrandola in due casi sui tre analizzati. Ulteriori e più approfondite analisi hanno mirato ad accertare la presenza di bisfenoli nelle pizze che erano state a contatto col cartone, ed è emerso che circa la metà di esse ne contenevano significative tracce.

Ma cosa sono i bisfenoli? Sono composti organici prodotti fin dagli anni ’60 e adoperati sia in applicazioni non alimentari che nella produzione di oggetti in policarbonato (PC) che vengono a contatto con i cibi e le bevande. Quelli incriminati sono il bisfenodo A (BPA) e il bisfenolo S (BPS), entrambi adoperati nella produzione della plastica e di scatole per alimenti, lattine di alluminio e barattoli di latta per conserve, piatti e stoviglie da riuso e altri tipi di imballaggio. Il cartone a basso costo destinato al trasporto della pizza non è fatto di cellulosa pura ma di carta riciclata, che può contenere anche quantità elevate di bisfenoli.

Il bisfenolo si libera a causa dell’alta temperatura che raggiunge l’interno della scatola con la pizza calda, e la durata del contatto tra pizza e cartone aumenta il rischio di contaminazione. Per alcuni anni il BPA è stato oggetto di indagini da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che ha riconosciuto i suoi effetti negativi sul funzionamento del sistema endocrino e ormonale. Nel gennaio del 2011, la Comunità Europea ha vietato l’uso del BPA nei biberon e nei contenitori di prodotti per la prima infanzia, e nel gennaio del 2020 è stato stabilito il limite massimo di concentrazione di BPA nella produzione di carta termica. Questa carta è trattata chimicamente per essere attivata dal calore ed è impiegata per la stampa di scontrini, biglietti e ricevute.

La carta termica spesso finisce erroneamente nella carta da riciclo, e con la carta riciclata si producono i cartoni per pizza: questo è il percorso che porta il BPA ai consumatori anche attraverso la gustosa pizza. Da non trascurare è comunque anche il fatto che la carta riciclata contiene microplastiche altrettanto dannose all’organismo. Nel dicembre del 2024 la Comunità Europea ha sancito il divieto di impiegare BPA nei materiali che sono a contatto con gli alimenti (inclusi la plastica e gli imballaggi rivestiti come le lattine e le conserve), e ha imposto nuove più restrittive limitazioni riguardanti la percentuale di BPA presente in adesivi e gomme, materie plastiche e siliconi, inchiostri da stampa e vernici.

Quest’ultima disposizione è datata 20 gennaio 2025 e dovrebbe entrare in vigore tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, ma è previsto un periodo di transizione per le aziende produttrici dei materiali citati. La decisione dell'UE è scaturita dal confronto con l’EFSA (Autorità Europea di Sicurezza Alimentare) le cui preoccupazioni hanno ricevuto conferma dall’AEA (Agenzia Europea dell’Ambiente). Sinora solo la Francia ha bandito completamente il BPA dai suoi prodotti. Spesso il bisfenolo S, sul quale al momento non ci sono disposizioni limitanti dell’uso, è adoperato in sostituzione del bisfenolo A ma le analisi confermano che esso è altrettanto dannoso per la salute. 

I cartoni da pizza a basso costo spesso sono importati da altri Paesi in cui il divieto d’uso dei BPA non esiste. Alcune aziende produttrici di packaging alimentare si preoccupano di ridurre il trasferimento dei bisfenoli dal cartone alla pizza utilizzando cellulosa vergine per lo strato interno della scatola a tre strati, insieme ad un opportuno rivestimento sulla sua parte interna. I salutisti cominceranno a preoccuparsi, ma è importante sapere che i bisfenoli come tante sostanze legate alla produzione della plastica sono un po' dappertutto, persino nei tubi dell’acqua potabile.

In ogni caso, i consumatori attenti dovrebbero controllare che sul cartone della pizza ci siano i simboli di forchetta e bicchiere, che indicano il fatto che esso è prodotto cn cellulosa pura al 100%, Oltre a ciò, per massimizzare la sicurezza, quando si ordina una pizza sarebbe bene evitare di consumarla direttamente nel cartone e trasferirla in un piatto. 

Photo via Canva

Scritto da Elena Stante

Laureata in Matematica nel 1981 presso l’Università degli Studi di Bari, dal 1987 al 2023 ha insegnato Matematica e Fisica presso il Liceo Ginnasio Aristosseno di Taranto .Ha partecipato ai progetti ESPB, LabTec, IMoFi con il CIRD di Udine e a vari concorsi nazionali ed ha collaborato con la nomina di Vice Direttore per la regione Puglia alla rivista online Euclide, giornale di matematica per i giovani. Le piace correlare la scienza al cibo, nonché indagare su storie e leggende, e con Prodigus inizia il suo percorso di redazione di contenuti golosi per gli utenti del web.

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