Cosa mangiano gli astronauti?

Ovvero, quando la cucina si fa... spaziale: leggende e racconti di viaggio ci restituiscono l’immagine di pasti decisamente alternativi

Cosa mangiano gli astronauti?

Cosa accade veramente quando a mangiare è un astronauta? Cuochi, scienziati e nutrizionisti sono tutti coinvolti per assicurare pasti sani, equilibrati, nutrienti e possibilmente anche appetitosi. Pensate che alla NASA esistono addirittura degli space food system laboratories per mettere a punto menù adatti, in cui l’arte culinaria e l’alta tecnologia si fondono insieme per coniugare, in piccole razioni di cibo, sicurezza, praticità, salute e gusto.

Cucinare nello spazio infatti significa reidratare, riscaldare e ricomporre, perché l’assenza di gravità, i lunghi periodi di tempo, gli spazi ristretti, la necessità di contenere la quantità dei cibi, di ottimizzare lo spazio durante lo stivamento e lo smaltimento dei contenitori dopo l’uso determinano l’esigenza di trovare soluzioni alternative. Da non trascurare in tutto ciò che, proprio le peculiari condizioni gravitazionali determinano, insieme ad alcune alterazioni dell’organismo, anche una certa alterazione del gusto, di cui gli chef devono tenere conto nella preparazione dei pasti.

Uno dei requisiti del cibo spaziale è certamente la conservabilità: i pasti, infatti, sono concordati con il personale, preparati e spediti sulla Stazione Spaziale Internazionale alcune settimane prima dell’arrivo a bordo degli astronauti. Questo esige di sottoporre il cibo a processi di disidratazione, liofilizzazione, pre-cottura, pastorizzazione, sterilizzazione in autoclave (ad esempio per la carne) per essere poi porzionati e confezionati in buste o lattine di alluminio. In questo modo agli alimenti è garantita una shelf-life di 18/24 mesi in completa sicurezza.  

Diverso è invece l’uso dell’acqua che viene costantemente riciclata attraverso sofisticatissimi sistemi di filtrazione e distillazione. Sulle stazioni in orbita costituiscono un pericolo l’acqua “libera” e tutto ciò che, fluttuando, potrebbe causare danni alla strumentazione, fossero anche delle briciole di pane o dei granelli di sale! Le tortillas, per esempio, sostituiscono integralmente il pane proprio perché non fanno molliche. Per studiare il comportamento dei fluidi ad alta pressione e in condizioni di microgravità, nel 2015 è stata portata a bordo della ISS una macchinetta per il caffè espresso, frutto della collaborazione tra l’Agenzia Spaziale Italiana e un noto marchio di caffè.

Certo, di strada ne è stata fatta dai primi pasti dei voli orbitali in cui il mitico Jurij Gagarin e gli altri cosmonauti sovietici (1962) si cibavano di pappette simil omogeneizzate da consumare in tubetti da spremere ma ancora, nonostante la sofisticata tecnologia, siamo lontani dal piatto di spaghetti al pomodoro o da un panino con il salame! Dai tubetti delle prime missioni si è giunti, nella seconda metà degli anni Sessanta del secolo scorso (programma Gemini della NASA), ad alimenti disidratati forniti in buste sigillate (budino di riso, uova strapazzate, pollo al curry). In questi stessi anni si è cercato di accontentare anche i più golosi fornendo dei biscotti a cubetti ricoperti di gelatina, da mangiare in un solo boccone per evitare, come detto, la produzione di briciole.

La gelatina ha costituito per anni un elemento di tutti i cibi spaziali determinandone però una conseguente carenza di sapore e di appetibilità. Le cose sono andate decisamente meglio agli astronauti dell’Apollo 11 all’epoca del primo allunaggio; in quell’occasione, Neil Armstrong e Buzz Aldrin hanno mangiato carne e verdure, maiale, patate, pancetta e salsa di mele, appositamente reidratati in appositi sacchetti. Dobbiamo arrivare agli anni Ottanta, nel programma Space Shuttle della NASA, per offrire agli astronauti riso pilaf, polpette con salsa barbecue, fagioli italiani e budino di cioccolato, il tutto termostabilizzato. Da allora agli astronauti è offerto anche un armadietto con frutta e verdure fresche: mele, banane, carote e sedano.

Risale al 2001 la prima pizza consumata nello spazio, inviata al cosmonauta russo Yuri Usachov che si trovava nella ISS e che possiamo considerare a tutti gli effetti un primo tentativo di marketing spaziale (considerando che l’azienda produttrice ha pagato all’agenzia spaziale russa un milione di dollari per la trovata pubblicitaria). Nel 2018 si è consumata la prima cena di Natale nello spazio all’interno della ISS a base di tacchino affumicato, fagioli verdi, patate dolci, salsa di mirtilli e torta di frutta; tutto ovviamente disidratato e conservato sottovuoto. Oggi l’astronauta Samantha Cristoforetti mostra con assoluta normalità e disinvoltura, in uno dei suoi numerosi video dallo spazio, come preparare una tortillas con riso integrale, pollo al curry e salsa di piselli, tutto rigorosamente in crema conservata in bustine di alluminio.

Utensile indispensabile per la cucina spaziale – come suggerisce la stessa Samantha - sono le forbici, senza le quali sarebbe impossibile tagliare le buste di confezionamento dei cibi; decisamente poco utili piatti e pentole! In un futuro non troppo lontano, probabilmente sarà possibile anche coltivare nello spazio: la NASA sta infatti lavorando ad una nuova stazione spaziale che includerebbe un giardino dove poter coltivare lattuga, fragole e patate utilizzando luci a led. Ricordiamo infine che il fabbisogno calorico degli astronauti nello spazio è inferiore a quello necessario sulla terra in quanto l’assenza di peso abbatte il consumo di calorie necessarie per il sostentamento del peso corporeo.

Scritto da Viviana Di Salvo

Laureata in lettere con indirizzo storico geografico, affina la sua passione per il territorio e la cultura attraverso l’esperienza come autrice televisiva (Rai e TV2000). Successivamente “prestata” anche al settore della tutela e promozione della salute (collabora con il Ministero della Salute dal 2013), coltiva la passione per la cultura gastronomica, le tradizioni e il buon cibo con un occhio sempre attento al territorio e alle sue specificità antropologiche e ambientali.

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