Essere fruttariani

Regime nutrizionale da ritorno alle origini... o che porta l'organismo alla frutta? Ecco cos'è il fruttarismo e cosa prevede la dieta

Essere fruttariani

Estremisti, alternativi, selettivi, chiamateli pure come volete: sono i fruttariani, considerati come una forma ristretta ed esasperata di vegani o come espressione estrema della cosiddetta paleodieta, sono coloro che sulla tavola mettono solo frutti e semi.

Si tratta di una scelta dietetica che suscita indiscutibili perplessità, opinioni contrastanti e magari qualche sorriso ironico nei confronti di coloro che decidono di abbandonare una alimentazione più tradizionale, consueta e varia a favore di una scelta netta ed esclusiva che riconosce frutti dolci, ortaggi e semi come unico alimento adatto all’uomo, in quanto ritenuto biologicamente una specie frugivora.

Secondo questo approccio bio-antropologico, in origine l’uomo si è nutrito esclusivamente di frutti trovati sugli alberi o caduti in terra e, pertanto, si ritiene che il corpo umano sia fatto in modo tale da poter ingerire solo questo tipo di alimenti che risultano gli unici adatti a garantirne la corretta sussistenza. A questo orientamento si accompagnano poi tutte le motivazioni etiche, sociali ed economiche fino a quelle religiose che spingono alcuni individui a scegliere un regime alimentare così esclusivo.

Dal punto di vista morale i fruttariani sostengono che, come gli animali, le specie vegetali in quanto esseri viventi non devono in alcun modo essere sfruttate e danneggiate. Solo così si rispetta quello che chiamano ahimsà - termine sanscrito che significa non-violenza, non-nuocere. La motivazione a nutrirsi di sola frutta può nascere anche dalla speranza di tornare al passato, addirittura antecedente la società agraria, in cui l’uomo era esclusivamente un raccoglitore. Altra motivazione è il desiderio di eliminare la tossicità percepita all’interno dell’organismo e causata dall’alimentazione onnivora. Da un punto di vista pseudo-religioso, infine, l’adesione al fruttarismo diviene l’accettazione di una sfida individuale data dalla natura restrittiva dal regime alimentare stesso.

Anche all’interno del fruttarismo esistono vari orientamenti: alcuni mangiano solo i frutti che maturano e cadono in terra, altri accettano di nutrirsi anche di semi mentre altri ancora li rifiutano perché impropri in quanto contenenti il germe delle future piante e quindi consumarli significherebbe alterare l’equilibrio naturale complessivo. Ci sono poi coloro che mangiano solo frutta cruda mentre altri che ne ammettono la cottura, altri ancora accettano di cibarsi anche di legumi, miele, frutta secca, cioccolato e olio d’oliva. Ci sono poi coloro che, pur mangiando solo frutta, decidono di non acquistarla al supermercato perché proveniente generalmente da agricoltura intensiva che utilizza pesticidi e concimi chimici, decidendo altresì di coltivarla in autonomia.

Indubbiamente il fruttarismo è un regime alimentare impegnativo da seguire nel tempo e non si può diventare fruttariani da un giorno all’altro; è infatti necessario – dicono i fautori – un iter di almeno due anni. Chi adotta questa dieta, infatti, si nutre in modo semplice ed essenziale, evitando in primis il cibo lavorato e le bevande fermentate (compreso il ), mentre i semi e i legumi vengono generalmente mangiati frantumati e amalgamati solo con acqua per sfruttarne al meglio le proprietà.

Secondo i dati Eurispes, si stima che in Italia il 6,2% della popolazione sia vegetariana e lo 0,9% vegana: tra questi ultimi poi troviamo un 32% di crudisti, un 23% di fruttariani e un 13% di seguaci della paleodieta. I dati precisano che si segue questo tipo di regime alimentare perché convinti degli effetti positivi in termini di salute nel 38,5% e per amore, rispetto degli animali e delle varie forme di esseri viventi nel 20,5% dei casi.

La principale obiezione mossa al fruttarismo è quella nutrizionale: il consumo esclusivo di semi e frutti provocherebbe infatti, secondo gli studiosi e i nutrizionisti, significative carenze di alcuni nutrienti fondamentali con il conseguente sviluppo di patologie croniche associate. Un regime di questo tipo comporta insufficienze nel livello di ferro, calcio, vitamina D e B12 e non garantisce un adeguato apporto proteico ed energetico. L’Istituto Superiore di Sanità, infatti, a fronte di un introito calorico eccessivamente ridotto del regime alimentare fruttariano, consiglia di seguirlo solo per brevi periodi di tempo e sotto il controllo medico.

Gli alimenti che costituiscono la dieta fruttariana, inoltre, in quanto ricchi di fibre e acqua, inducono il senso di sazietà molto rapidamente e prima di aver raggiunto la quantità minima di calorie adatta al fabbisogno quotidiano, determinando così un rapido ed eccessivo calo ponderale che può portare, in casi estremi, anche alla morte. Soprattutto nei bambini, l’adozione di questo regime alimentare è pericoloso, in quanto rallenta la crescita fino ad arrestarla, le ossa non riescono a raggiungere la giusta densità e il sistema nervoso non arriva a completo sviluppo. 

Il messaggio più importante per coloro che si affacciano a realtà dietetiche alternative come il fruttarismo è considerare che la frutta (come la verdura) fa bene, contiene vitamine, aminoacidi, fibre, sali minerali e acidi grassi polinsaturi; tuttavia, variare gli alimenti in tipologia e quantità è la prima regola da seguire a tavola per stare bene e vivere in salute

Photo via Pexels

Scritto da Viviana Di Salvo

Laureata in lettere con indirizzo storico geografico, affina la sua passione per il territorio e la cultura attraverso l’esperienza come autrice televisiva (Rai e TV2000). Successivamente “prestata” anche al settore della tutela e promozione della salute (collabora con il Ministero della Salute dal 2013), coltiva la passione per la cultura gastronomica, le tradizioni e il buon cibo con un occhio sempre attento al territorio e alle sue specificità antropologiche e ambientali.

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