Originarie dell’America, riscuotono sempre più successo anche in Europa grazie alle loro ottime proprietà antiossidanti
Ai tempi in cui i carrettieri portavano il vino dai Castelli romani alla capitale, a Roma vigevano particolari unità di misura, per il vino e non solo
Misure dei liquidi a Roma nel 1870, immagini tratte dal libro "Osterie e feste romane" di Livio Jannattoni, Newton Compton Editore, 1977
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Una delle mete preferite dai romani nei fine settimana, dalla primavera fino al tempo delle ottobrate romane, è ancor'oggi rappresentata dall'area dei Castelli con le sue tipiche fraschette. SI tratta di una tipologia di locali nata già in epoca medioevale, che offrivano cibo semplice (formaggi e salumi) agli avventori assieme al vino “sciolto”. La viticoltura in questa zona era già diffusa in epoca romana e attraverso i secoli, con l’evoluzione delle pratiche enologiche, si affina a tal punto che Frascati diventa capitale dei vini dei Castelli romani, guadagnandosi una DOC (omonima) nel 1966 e 2 DOCG, nelle versioni Superiore e Cannellino.
Il Lazio vanta 27 DOC, 3 DOCG e 6 IGT: tra le ultime nate la DOC Roma, che intende abbracciare sotto un'unica indicazione l’intero territorio della provincia di Roma. Il terreno vulcanico e minerale del luogo conferisce alle coltivazioni una qualità organolettica che si riflette a pieno nei calici. Cultivar di Malvasia puntinata e Trebbiano vengono usate per i bianchi fruttati, freschi,e aromatici, mentre vitigni quali Cesanese, Merlot, Nero buono danno vita ai rossi corposi dall’aroma persistente. Le osterie fin dall’antichità sono i luoghi dove, con tono informale, genuino e autentico, si poteva mangiare e bere vino in abbondanza. In misure precise si poteva richiedere all’oste il tubo (1 lt) , la foglietta (0,5 lt) , il quartino o mezza foglietta (0,25 lt), il chirichetto (0,2 lt) o il sospiro (0,1 lt).
Tali misure di capacità dei liquidi (non solo vino ma anche olio, come potrete leggere nelle immagini a inizio articolo) furono in voga nello Stato Pontificio fino al 1870, poiché dal 1871 l'Italia adottò il sistema metrico decimale. A quei tempi le osterie e le fraschette erano bevitorie, che offrivano soprattutto vino dei Castelli spillato dall’oste. Le insegne spuntavano tra le porte della città e recavano il nome dei proprietari: da sora Adele, da sora Ermelinda, da Sor Peppe, i quali accompagnavano i quartini di vino offrendo fettuccine, coda, saltimbocca e trippa.
Ma come venivano rifornite le numerose osterie romane dell’epoca? I corrieri al tempo viaggiavano sui cosidetti carretti a vino che percorrevano la via Appia o la Tuscolana e giungevano dai Castelli fino alle osterie della capitale, viaggiando durante la notte. Questi mezzi di trasporto originali avevano forme grandiose: due grandi ruote, senza parapetti, con un solo piano di carico, un timone a due stanghe e una cappotta a soffietto, che fungeva da copertura per il sole (e spesso sfoggiava dipinti di fiori, tralci, o grappoli d’uva).
I carretti del vino erano in grado di sopportare un carico fisso chiamato “mezza botte” che era suddiviso in 10 barili da 50 lt, o 8 da 60 lt, per un volume totale di 500 lt o giù di lì. Organizzati in carovana per difendersi dagli assalti dei briganti, i carrettieri erano spesso accompagnati nel percorso da un volpino, un cane od un lupetto. Una serie di campanacci detti “bubboli”, assieme ad una lanterna accesa, fungevano da segnale della loro presenza. In tarda mattinata, arrivati a Porta San Giovanni, pagavano un dazio prima di rifornire gli osti.
Le operazioni di carico e scarico delle botti venivano affidate al facchino (a Roma è presente una fontana dedicata a tale personaggio, sita in via Lata). Il carrettiere aveva l’abbigliamento tipico romano: pantaloni di velluto stretti al ginocchio, calzettoni rossi, scarpe nere con fibia spesso d’oro o d'argento, fazzoletto bianco o colorato annodato al collo, giacchetta di velluto sopra la camiciola. Sul far della sera, una volta terminato il rifornimento imboccavano la strada per rientrare a casa ai Castelli ,dove un nuovo carico di vino attendeva di rifornire le preziose botticelle.
Per chi spinto da curiosità volesse vedere da vicino questi polpolari mezzi di trasporto del vino a Roma, ne troverà degli esemplari presso il Museo delle Arti e Tradizioni Popolari a Roma (quartiere EUR, Museo delle Civiltà: cliccate qui per ammirare la bellezza di un carro da vino della campagna romana sul loro sito ufficiale).Oggi di tutto ciò rimane un ricordo della Roma sparita: le stesse strade oggi solcate da mezzi sempre più moderni, imbottigliati nel traffico tra un clacson e l'altro, un tempo raccontavano il lavoro quotidiano dei carrettieri che intonavano "La strada è sempre quella / ma a me che c'ho da fà / me pare assai più bella perchè me fa cantà / so' carettiere e nun vedo nessuno / e li barili me parono un trono!"
Scritto da Francesca Di Giammarco
Buongustaia di nascita, gastroamatrice per indole, la sua curiosità per le materie prime, le preparazioni e il mondo del food la fanno approdare a scienze e culture enogastronomiche all'Università di Roma Tre. Da qui in poi, il "menù" delle sue esperienze è sempre in nuova e appassionante costruzione.





















































































































































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