La città dell'acqua

Vacanze a Roma? Non perdete la visita dell'area archeologica sotterranea del Vicus Caprarius, dove rivive tutta la sacralità dell'acqua

La città dell'acqua

Per tutti, romani e turisti, il fascino della Fontana di Trevi è legato alla storia di Roma, alla leggenda del lancio della monetina, all’architettura maestosa e ineguagliabile, nonché all’iconografia cinematografica che l’ha resa famosa nel mondo grazie al celeberrimo bagno di Anita Ekberg… eppure, il fascino di Fontana di Trevi non si esaurisce tutto nelle acque che sgorgano a vista, perché sotto la meraviglia visibile anche al passante più distratto si cela un mondo nascosto tutto da scoprire, un percorso sotterraneo che nasconde un mondo parallelo che si estende sotto il Rione Trevi e che viene chiamato Vicus Caprarius, la città dell’acqua.

Parliamo dei sotterranei della Fontana di Trevi, un’area archeologica di recente rinvenimento che racconta le gesta e il fasto dell’epoca imperiale. Attraversando i corridoi e i cunicoli di questa città sotterranea è possibile osservare, come in un realistico viaggio nel tempo, la millenaria stratificazione della Città Eterna, passando dalla realizzazione dell’Aqua Virgo all’incendio di Nerone, dal sacco di Alarico all’assedio dei Goti (con resti e reperti che coprono un arco di tempo che va dal I secolo a.C. fino al XII-XIII secolo d.C.).

Sotto il livello strada, ad oltre nove metri di profondità, si apre e si racconta la storia di una Città e di una cultura. Si tratta di un’area archeologica in cui si trovano le antiche vestigia di una domus imperiale, il Castellum Aquae dell’Acquedotto Vergine ed i suggestivi reperti (tra cui il celebre volto di Alessandro helios) venuti alla luce nel corso dei lavori di ristrutturazione dell’ex Cinema Trevi. Tra il 1999 e il 2001, infatti, la Sovraintendenza archeologica di Roma ha condotto le indagini che hanno riportato alla luce un articolato complesso edilizio di età imperiale, testimonianza concreta del tessuto urbanistico dell’antica Roma. Il sito si estende su una superficie di circa 350 mq, tra Via di San Vincenzo e Vicolo del Puttarello.  

L’area, identificata come la Città dell’acqua deve naturalmente il suo nome all’elemento che la caratterizza, l’acqua appunto, che sgorga dalla Fontana di Trevi (l’acquedotto vergine) e che, filtrando attraverso le antiche murature dell’area archeologica stessa - caratterizzate dalla cortina in opus latericium - continua ad alimentare le tubazioni in piombo e le vasche di una lussuosa domus. La falda acquifera stende un tappeto d’acqua sull’antico pavimento romano creando una lieve ed insolita colonna sonora gorgogliante durante la visita agli scavi. 

Visitando il sito è possibile ammirare una insula risalente all’epoca di Nerone; il castellum aquae un serbatoio idrico dalla capacità di circa 150.000 litri risalente al II secolo d.C. la cui funzione era quella di distribuire le acque portate dal vicino Acquedotto Vergine realizzato per volere di Agrippa e ancora oggi funzionante (che alimenta infatti la stessa fontana). E’ possibile inoltre ammirare i rivestimenti in marmi policromi, le raffinate decorazioni, gli spatheia (anfore africane per il trasporto dell’olio) e un tesoretto costituito da 800 monete di epoca diversa.  

Con oltre 2000 fontane, la città di Roma racconta come i Romani abbiano sempre avuto una grande passione per le acque pubbliche, dagli acquedotti fino alle fontane (un tempo funzionali soprattutto ad abbeverare uomini ed anche animali come i cavalli) e alle terme, e come, dopo i secoli della decadenza, tale passione abbia trionfato lasciandoci opere architettoniche, ingegneristiche e artistiche di indiscussa bellezza e maestosità. Tutto questo, e molto di più, vale una visita alla Vicus Caprarius.

Foto di copertina tratta dal sito ufficiale https://www.vicuscaprarius.com/


Fonte: Vicus Caprarius - Sito Ufficiale

Scritto da Viviana Di Salvo

Laureata in lettere con indirizzo storico geografico, affina la sua passione per il territorio e la cultura attraverso l’esperienza come autrice televisiva (Rai e TV2000). Successivamente “prestata” anche al settore della tutela e promozione della salute (collabora con il Ministero della Salute dal 2013), coltiva la passione per la cultura gastronomica, le tradizioni e il buon cibo con un occhio sempre attento al territorio e alle sue specificità antropologiche e ambientali.

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