Il “terzo grado” ad ingredienti e procedimenti per una scelta consapevole del prodotto da forno che amiamo di più
Come l’industria alimentare calibra grassi, zucchero e sale per rendere irresistibili gli alimenti ultraprocessati
Molti cercano di farne a meno... eppure ci ricascano sempre. Parliamo della "dipendenza gustativa e cerebrale" da alimenti ultraprocessati. E lo facciamo raccontandovi il significato del termine bliss point, traducibile come “punto di massima gratificazione”, un concetto chiave della tecnologia alimentare moderna.
"Bliss point" indica l’equilibrio ottimale tra zuccheri, grassi e sale, capace di massimizzare il piacere sensoriale di un alimento, senza che uno di questi elementi prevalga sugli altri. Quando questo punto viene raggiunto, il cervello percepisce il cibo come estremamente appagante e tende a desiderarne ancora. Il concetto nasce negli Stati Uniti negli anni ’70, quando l’industria alimentare inizia a studiare in modo sistematico le preferenze dei consumatori attraverso test sensoriali e analisi statistiche. Assaggiatori selezionati valutano centinaia di formulazioni leggermente diverse dello stesso prodotto. L’obiettivo non è renderlo “più dolce” o “più salato”, ma trovare la combinazione che stimoli al massimo il sistema di ricompensa cerebrale.
Zucchero, grassi e sale agiscono in modo sinergico. Lo zucchero fornisce una gratificazione immediata, i grassi amplificano aroma e consistenza, mentre il sale esalta i sapori e riduce la percezione dell’amaro. Insieme creano una risposta neurochimica che coinvolge la dopamina, lo stesso neurotrasmettitore associato al piacere e alla motivazione. Il risultato è un alimento facile da mangiare, difficile da lasciare, capace di catturare l’attenzione sensoriale fino al suo consumo completo.
Negli alimenti ultraprocessati, sempre più presenti sulle tavole europee, il bliss point è progettato con estrema precisione. Questi prodotti sono spesso poveri di fibre e proteine, elementi che inducono sazietà, e questo favorisce un consumo rapido e ripetuto. Non si tratta di una “dipendenza” in senso clinico, ma di una forte spinta comportamentale al riacquisto e all’eccesso. Alcuni studi mostrano come, già dopo pochi minuti dal consumo, il cervello inizi a ricercare nuovamente stimoli simili, generando un ciclo di consumo quasi automatico.
Comprendere il bliss point non significa demonizzare il cibo, ma acquisire consapevolezza. Sapere che il piacere provato non è casuale, bensì ingegnerizzato, aiuta il consumatore a fare scelte più informate. Ridurre l’esposizione agli ultraprocessati e privilegiare alimenti semplici e poco manipolati – frutta fresca, verdure, cereali integrali, proteine magre – è oggi una delle strategie più efficaci per proteggere salute e autonomia alimentare. In più, imparare a riconoscere le proprie risposte sensoriali e gustative favorisce un rapporto più equilibrato con il cibo, trasformando il piacere in consapevolezza e non in automatismo.
Photo made in AI
Scritto da Sara Albano
Laureata in Scienze Gastronomiche , raggiunta la maggiore età sceglie di seguire il cuore trasferendosi a Parma (dopo aver frequentato il liceo linguistico internazionale), conseguendo in seguito alla laurea magistrale un master in Marketing e Management per l’Enogastronomia a Roma e frequentando infine il percorso per pasticceri professionisti presso la Boscolo Etoile Academy a Tuscania. Dopo questa esperienza ha subito inizio il suo lavoro all’interno della variegata realtà di Campoli Azioni Gastronomiche Srl, , dove riesce ad esprimere la propria passione per il mondo dell'enogastronomia e della cultura alimentare in diversi modi, occupandosi di project management in ambito di marketing e comunicazione e consulenza per il food service a 360°, oltre ad essere il braccio destro di Fabio Campoli e parte del team editoriale della scuola di cucina online Club Academy e della rivista mensile Facile Con Gusto.



















































































































































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