L'invenzione del frullatore

Che sia classico o ad immersione, nella storia ha superato il mortaio in fatto di minor fatica e maggiori potenzialità:, rivoluzionando le cucine

L'invenzione del frullatore

Se nelle nostre cucine oggi è così semplice, pratico e veloce pensare di sminuzzare, tritare o frullare un alimento per generarne un cambio di consistenza, fino a non troppo tempo fa, invece, i pasti più faticosi da preparare per le donne di casa come per gli chef erano proprio gli impasti di consistenza morbida, le creme, le puree, i frullati.

Storicamente papi e re (e la classe aristocratica più in generale) non avevano voglia di masticare. Pretendevano che gli impasti venissero pestati al mortaio, tanto che in alcuni manuali antichi di cucina, come Le Ménagier de Paris - pubblicato nel 1393 – quest’ultima azione viene citata come fase vera e propria del procedimento, ovvero il “pestare gli ingredienti abbastanza a lungo da stancare una persona o due”.

Parole scritte con particolare noncuranza, e che rievocano immagini delle cucine di corte affollate di un esercito stanco di domestici, allineati ed obbedienti proprio come si trattasse non di persone, ma di utensili.

A maggior ragione se si manifestava l’interesse della donna padrona di casa delle corti medievali francesi: le testimonianze scritte raccontano che era sotto la sua responsabilità assicurarsi che i piatti elaborati dai propri cuochi fossero buoni, ma senza mai sporcarsi le mani. Non a caso, le nobil donne francesi possedevano ad esempio una vera schiera di sbattiuova umani nella propria cucina!

Nonostante gli sporadici periodi storici in cui fu ritenuta di moda la cucina semplice e rustica, il cibo altamente raffinato continuò a essere la norma sulle tavole dei ceti più elevati fino al XX secolo inoltrato. E’ incredibile pensare a quanti servitori possano aver avuto le mansioni di macinare, sbattere, pestare, setacciare, in preparazione dei sontuosi e raffinati banchetti che di secolo in secolo hanno sempre fatto parte della tradizione nobiliare.

E ancor più incredibile è l’evidenza che, fino al XX secolo appunto, gli strumenti per ridurre in poltiglia sono stati davvero molto limitati, trattandosi quasi esclusivamente di faticosi pestelli e mortai: una stagnazione tecnologica paradossale, considerati i lunghi tempi storici che essa ha impiegato per trovare soluzione, ma in grado di far riflettere sulla più dura e triste verità: i nobili non erano affatto interessati a risparmiare fatica in cucina…semplicemente perché non erano loro a farla.

Pestelli, mortai, macine: strumenti la cui invenzione risale a circa 20.000 anni fa, basati su un principio di funzionamento simile, capace di “schiacciare” e rendere commestibili radici dure e fibrose o cereali o ancora gusci di altri tipi di frutti. Solo 10.000 anni dopo, quando l’uomo iniziò ad essere stanziale e cominciò a diffondersi l’agricoltura e la coltivazione dei cereali in particolare, questi strumenti divennero davvero un’irrinunciabile parte della vita quotidiana dell’uomo.

Ma le cose iniziarono sorprendentemente a cambiare concretamente solo dopo la Rivoluzione industriale, quando iniziarono a nascere fabbriche capaci di produrre una serie di aggeggi metallici a basso costo, e soprattutto nacque un nuovo sistema di organizzazione del lavoro: questi due fattori condussero a una profusione di macchine innovative volte a semplificare la vita del cuoco, in particolare a partire dal 1790 in poi.

Nella seconda metà dell’Ottocento, poi, negli Stati Uniti il mercato intero fu invaso da utensili culinari “labour-saving” (letteralmente, “che fanno risparmiare fatica”), molti dei quali fabbricati con materiali economici, come lo stagno. Iniziarono così a comparire schiacciapatate, macinini, denocciolatori, levatorsoli e quant’altro.

E solo con il XX secolo i primi frullatori elettrici iniziarono ad essere venduti in America, nello specifico a partire dagli anni ’20, dando il via ad una cucina dalle “nuove consistenze” che in passato non sarebbe mai stato possibile realizzare.

All’inizio degli anni ’50 compare invece sul mercato il frullatore ad immersione, conosciuto anche con il nome di minipimer: questa definizione in realtà nasce dall’unione del termine “mini” all’acronimo “PIMER”, ovvero Pequeñas Industrias Mecánico-Elétricas Reunidas, azienda spagnola che per la prima volta ha disegnato e prodotto il primo modello di questo utilissimo strumento di cucina.

L’invenzione vera e propria non è tuttavia spagnola, ma dello svizzero Roger Perrinjaquet, che brevettò la sua idea il 6 marzo del 1950, battezzandola inizialmente con il nome di bamix (parola generata dall’unione dei termini francesi “battre” e “mixer”, ovvero “sbattere” e “mescolare”).

Mentre i frullatori classici prevedevano che l’alimento fosse trasferito all’interno del loro specifico recipiente dotato di lame sul fondo per triturarlo, il frullatore ad immersione porta in cucina una ventata di praticità destinata a diffondersi sempre più sia tra le mura domestiche che tra quelle dei laboratori di cucina professionale, dal momento che si potrà godere dell’enorme vantaggio di poter immergere un’asta dotata di lame rotanti in qualsiasi recipiente in cui il cibo si trovi. Alcune tipologie possono essere utilizzate anche mentre il recipiente con l’alimento cuoce sul fuoco.

Scritto da Sara Albano

Diplomata al liceo linguistico internazionale di Taranto, sua città di nascita, raggiunta la maggiore età sceglie di seguire il cuore trasferendosi nella food valley d’Italia, conseguendo la laurea magistrale in scienze gastronomiche presso l’Università di Parma, per poi intraprendere un master in Marketing e Management per l’Enogastronomia a Roma e il percorso per pasticceri professionisti presso la Boscolo Etoile Academy a Tuscania, dopo il quale ha subito inizio il suo lavoro all’interno della variegata realtà di Campoli Azioni Gastronomiche Srl,  dove si occupa oggi di back office, redazione e project management a 360°, sia in ambito di ristorazione ed eventi, che in ambito di attività che coniugano la gastronomia ai settori dell’editoria, del marketing e della comunicazione. 

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