Pompia: l'agrume sardo

Dalle origini tanto antiche quanto misteriose, sa pompia è l'agrume "brutto ma buono" che cresce nel territorio della Baronia in Sardegna

Pompia: l'agrume sardo

Una regione: la Sardegna. Un territorio: quello costiero della Baronia compreso tra Siniscola, Posada, Torpè e Orosei, un frutto speciale: la pompia. Si tratta di un agrume e specificamente di una varietà di limone Citrus monstruosa, dalla forma tondeggiante e un po' schiacciata, poco noto al grande pubblico dei consumatori ma ideale per dolci e liquori e dalle interessanti proprietà benefiche.

Questo limone "mostruoso" può arrivare a pesare addirittura 1 chilogrammo, ha la scorza spessa, rugosa, bitorzoluta e gialla che tende all’ambrato a maturazione inoltrata (verso la fine di gennaio). La polpa è succosa ma il sapore benchè molto intenso è particolarmente acido e con il modestissimo contenuto zuccherino la rende quasi immangiabile. Le caratteristiche della pompia poco si prestano a consumare il frutto fresco e crudo: la pompia è utilizzata quasi esclusivamente cotta e trasformata in preparazioni varie.

La cucina sarda ci propone la “sa pompia intrea”, la “s’aranzata”, la marmellata caratterizzata da un gradevole retrogusto amarognolo (perfetta per una colazione sana e nutriente) e il liquore cosiddetto “licore de pompia”, prodotto con la scorza e da gustare freddo a fine pasto per apprezzarne le sue proprietà digestive.

La sa pompia intrea è una gustosa torta dalla lunga preparazione (circa sei ore), realizzata con pezzetti di agrume, mandorle sgusciate, miele millefiori e confettini zuccherati e colorati. La tradizione vuole che la torta sia preparata per occasioni speciali come i matrimoni e i battesimi, offerta in fette romboidali servite su foglie di arancio o limone.  Viene gustata accompagnata dalla vinaccia di Oristano o, in assenza, con del vino bianco rigorosamente secco. La sua tipicità l’ha resa degna di menzione dalla scrittrice sarda Grazia Deledda nel suo libro La chiesa della solitudine

La s’aranzata è un dolce preparato con la pompia caramellata e le mandorle dolci. Nello specifico la parte nobile e utilizzata per la preparazione di questo dolce è niente meno che l’albedo, cioè lo strato interno che si trova sotto la scorza e dal caratteristico colore bianco. La pompia bollita, asciugata e successivamente immersa nel miele e cotta a lungo si presta ad essere assaporata in abbinamento al pecorino sardo e accompagnata da vino rosso. Da provare anche la panna cotta con pompia, le granite e i gelati e la marmellata spalmata sulla carne è ottima perché ne esalta i sapori. 

L’olio essenziale estratto dalla scorza è apprezzato per le sue proprietà antinfiammatorie e antibatteriche utili a contrastare lievi problemi del sistema digerente e respiratorio; mentre la polpa è utilizzata dalla tradizione popolare per lucidare rame e argento o come componente di detergenti naturali home made. Le origini di questa varietà di agrume non sono certe, benché le prime testimonianze scritte accreditate siano del XVIII secolo, si ipotizza che il frutto risalga all’epoca medievale, ad un ibrido naturale tra limone, pompelmo e cedro. L’aspetto della pompia ricorda molto quella del cedro, l’albero sembra quello di un arancio mentre i rami sono spinosi come quelli del limone e le foglie grandi e ovali. 

Dopo decenni in cui questo agrume era praticamente sconosciuto fuori dai confini sardi, la sua recente “ri-scoperta” risale agli anni Novanta del secolo scorso, quando è stato avviato un progetto agricolo per la coltivazione estensiva della pompia con finalità sociali, proprio nell’area di Sinicola. E’ solo nel 2004 che cinque produttori di pompia hanno chiesto e istituito il presidio Slow Food della pompia con l’obiettivo concreto di tutelare e promuovere questo agrume, espressione della biodiversità del territorio sardo. Il suo strettissimo legame con il territorio gli è valsa inoltre la denominazione PAT (Prodotto Agroalimentare Tradizionale).
 

Photo via Wikimedia Commons

Scritto da Viviana Di Salvo

Laureata in lettere con indirizzo storico geografico, affina la sua passione per il territorio e la cultura attraverso l’esperienza come autrice televisiva (Rai e TV2000). Successivamente “prestata” anche al settore della tutela e promozione della salute (collabora con il Ministero della Salute dal 2013), coltiva la passione per la cultura gastronomica, le tradizioni e il buon cibo con un occhio sempre attento al territorio e alle sue specificità antropologiche e ambientali.

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