L'inganno della sgrammatura

In inglese si chiama "shrinkflation", ed indica lo studiato calo di peso - ma non di prezzo - dei prodotti alimentari (e non solo)

L'inganno della sgrammatura

La parola shrinkflation deriva dall'unione del verbo inglese "to shrink", ovvero restringere, con il sostantivo "inflation”, inflazione, e identifica la tendenza dilagante di ridurre il contenuto delle confezioni di un prodotto mantenendo il prezzo invariato. A noi più noto sotto il nome di sgrammatura,  si tratta di un fenomeno in auge negli ultimi tempi (letteralmente esploso dopo la pandemia mondiale del 2020), che si riversa  sui consumatori, i quali pagano lo stesso prezzo per una quantità di prodotto decisamente inferiore.

Seppur indicata in confezione, la sgrammatura è spesso quasi impercettibile: non supera generalmente i 50 g, a tal punto da passare in secondo piano agli occhi di chi acquista. Questo fenomeno è stato osservato in diversi settori, tra cui cibi e bevande e prodotti per la cura della persona e la cosmesi. E si ha il sentore che stia intaccando pesantemente anche il settore dei servizi

Si tratta di un modo per aumentare i prezzi senza che il consumatore se ne accorga immediatamente e forse chiaramente. Su questo fenomeno sta indagando l’Antitrust: L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha infatti recentemente avviato un'istruttoria per assicurarsi che le strategie che vengono adottate dai produttori non costituiscano una pratica commerciale scorretta, qualcosa che possa violare il Codice del Consumo. 

L'Antitrust infatti dovrà fare luce sulla trasparenza di tali modifiche alle dimensioni delle confezioni e, come si apprende sul sito ufficiale di Altroconsumo, se queste variazioni non sono corredate da un'etichetta che ne spieghi i motivi, saranno oggetto di un approfondimento. Benché l’Antitrust stia tutt'ora indagando - e dunque per adesso non si possa giungere a una conclusione legittima - è da sottolineare il fatto che questa tendenza sia in voga ormai da anni e che il rimpicciolimento di una confezione mantenendo il medesimo prezzo (o addirittura aumentandolo, perché accade anche questo) viene considerato da molti come un evidente stratagemma per aumentare i prezzi in maniera poco trasparente per ingannare il consumatore.

A giudicarla una pratica commerciale scorretta, senza tanti giri di parole sono molti economisti. Molti la considerano tale, in una forma d'inflazione occulta e un modo per creare un inganno percettivo al consumatore, che nei suoi acquisti si sente tranquillizzato da un prezzo costante ma che di fatto sta acquistando una quantità di prodotto inferiore. Non si tratta soltanto di una pratica commerciale, ma di marketing e di sistema economico: cioè, molto più pericolosa, perché impatta subdolamente sulla cultura e sulle distorsioni cognitive dei consumatori/cittadini.

Il sovrapprezzo nascosto sta nel fatto che spesso non ci si accorge che un prodotto a cui siamo abituati in una confezione da un certo peso netto improvvisamente venga riproposto con un pack leggermente rimpicciolito. E proprio l’avverbio “leggermente” sembra essere la chiave di volta della shrinkflation: la variazione deve essere impercettibile, in maniera tale che il consumatore non se ne renda conto. Ecco perché si parla a tutti gli effetti di un inganno.

La shrinkflation o sgrammatura dei prodotti alimentari si sta diffondendo a macchia d’olio in questo periodo storico segnato dalla crisi. L’economia ha abbandonato il suo essere sociale e ha cominciato a parlare come una scienza esatta, neanche fosse fisica. E il consumatore ha cominciato ad assorbire il concetto di scienza esatta, comportandosi di conseguenza. La realtà è che il sistema capitalistico non ha come fine ultimo la massimizzazione del benessere sociale. E le distorsioni del sistema si riflettono con una correlazione forte e diretta sulle distorsioni cognitive e comportamentali di ciascuno di noi. Lo stesso fenomeno si sta ripercuotendo in maniera speculare sui servizi e sulla rappresentazione del lavoro. Le aziende chiedono sempre di più a fronte dello stesso organico e stesse retribuzioni. Anche questa, è un’altra faccia della shrinkflation.

Ma esiste un modo per difendersi dalla shrinkflation? Sì, ed è più semplice di quanto si possa pensare. Ci si difende riprendendo in mano il vero senso esistenziale ed economico di cittadino, più che consumatore. Bisogna guardarsi attorno e guardarsi dentro, contemporaneamente, cercando di valutare i propri reali bisogni e collegandoli con bisogni reali di mercato. È la miglior strategia di difesa/attacco. Il consumatore/cittadino non dovrebbe difendersi, ma attaccare il mercato. Perché ne ha il potere e ne ha soprattutto gli strumenti. 

Photo made in AI

Dopo la laurea in Lettere Antiche segue la passione per la cucina non smettendo mai di approfondirne l'essenza sia nella pratica che nell'approfondimento degli aspetti storici. Oggi cura varie attività che cura in qualità di chef e libero professionista, supportando diverse tipologie di aziende.

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