La cera sulla frutta

Perché alcune pere hanno il picciolo ricoperto di ceralacca rossa? Ed è vero che le mele vengono ricoperte di cera per apparire più belle?

La cera sulla frutta

Ricordate la mela di Biancaneve? Dal colore rosso intenso, perfettamente rotonda e lucida… così bella da sembrare finta! Ecco, al supermercato cerchiamo e scegliamo la frutta più bella, quella perfetta, dal colore omogeneo e priva di imperfezioni, dalla buccia lucida e pulita…. Molto diversa da quella che erano soliti mangiare i nostri nonni, in campagna, o da quella che magari compriamo dal contadino a chilometro zero. Cosa distingue allora questi frutti? Il sapore, la qualità o solo l’aspetto? 

Andando a fare la spesa, infatti, da una parte cerchiamo il prodotto più bello e non ammaccato e dall’altra temiamo le sofisticazioni e le alterazioni che lo rendono meno naturale anche se più allettante ai nostri occhi… come orientarci allora?

In tema di frutta non dobbiamo correre il rischio di cadere nella trappola delle fake news, quelle notizie virali che ci mettono in guardia niente meno che dalla frutta cerata… Da tempo, infatti, si è diffusa la notizia che sulle mele i produttori stendano un velo di cera ingannando così il consumatore e rendendo dannoso il frutto. La verità, tuttavia, è diversa: è importante sapere che la cera non sempre è un elemento artificiale e dannoso per la nostra salute. Nel caso delle mele, infatti, sono gli stessi frutti a produrre naturalmente un sottile strato ceroso per proteggersi dall’ambiente esterno e da possibili attacchi funginei o di parassiti, da tagli, graffi e contusioni. 

Ci sono varietà di mele che lo dimostrano già nei nomi, come “cerina” e “oleata”. Non è pertanto una sostanza tossica ma un composto che viene prodotto da alcune varietà sia nelle colture tradizionali che in quelle biologiche. La quantità di cera cambia da varietà a varietà, anche a seconda degli ecotipi, della selezione e del microclima: di norma è superiore nelle aree a forte escursione termica, come in quelle di montagna. 

La legislazione europea, inoltre, permette agli agricoltori di aggiungere un sottile film di cera d’api o gommalacca, sostanze entrambe innocue per l’organismo umano. Lavare il frutto con acqua corrente o acqua e bicarbonato ci permette di poterlo consumare tranquillamente anche con la buccia che, come noto, oltre ad essere saporita contiene una buona quantità di nutrienti e vitamine che altrimenti andrebbero perdute.

Diverso è invece il caso della cera di copertura usata per gli agrumi cosiddetti trattati. Per questi frutti, le norme stabiliscono in modo rigoroso che venga riportato in etichetta se il frutto è stato trattato in superficie con la relativa specifica del prodotto usato. Così si trovano indicazioni come 'trattato con...' o 'buccia non edibile' o ancora ‘agenti di rivestimento’ seguiti da una lettera e un numero che ne indicano la tipologia. Questo perché si utilizza la buccia degli agrumi nelle preparazioni alimentari e soprattutto dolciarie. Gli agrumi, infatti, prima di arrivare sulle nostre tavole sono lavati, spazzolati e asciugati e poi spesso sottoposti a ceratura per creare un sottilissimo strato protettivo che ne garantisca la conservazione durante i periodi di stoccaggio e trasporto.

E ancora, se vi chiedete perché alcune pere abbiano della ceralacca rossa che ne ricopre il picciolo, la risposta è semplice. Si tratta di una usanza antica, ora poco presente nella grande distribuzione di supermercati e ipermercati, ma adottata ancora dai consorzi di tutela principalmente per motivi estetici e di valorizzazione della prima qualità. La ceralacca un tempo era usata per prevenire l’avvizzimento del frutto proprio nella parte peduncolare: le pere così trattate duravano più a lungo ed erano sinonimo di prodotto di pregio perché potevano essere consumate anche molto tempo dopo la raccolta. Oggi, con i frigoriferi, le pere possono essere conservate a lungo, tuttavia l’uso della ceralacca rimane un vezzo di pregio per alcune qualità e alcuni produttori.

Photo via Pexels

Scritto da Viviana Di Salvo

Laureata in lettere con indirizzo storico geografico, affina la sua passione per il territorio e la cultura attraverso l’esperienza come autrice televisiva (Rai e TV2000). Successivamente “prestata” anche al settore della tutela e promozione della salute (collabora con il Ministero della Salute dal 2013), coltiva la passione per la cultura gastronomica, le tradizioni e il buon cibo con un occhio sempre attento al territorio e alle sue specificità antropologiche e ambientali.

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