Strambi piatti inglesi

Alla scoperta delle ricette anglosassoni che portano nomi alquanto particolari, ma ciascuno con un proprio specifico significato

Strambi piatti inglesi

Devo ammettere di essere una grande appassionata di programmi e serie tv legate al mondo della cucina. Ancor più di quelli nazionali, non riesco davvero a fare a meno di guardare contenuti che guidano alla scoperta di usanze, tradizioni gastronomiche e ricette di tutto il mondo. E ultimamente, riflettevo su quanto la cucina anglosassone sia ricca di preparazioni dai nomi particolarmente strambi e simpatici, dall’etimologia vera e propria fino al suono che in alcuni casi emette la bocca pronunciandoli in lingua. Ricette che al solo udirne la curiosa denominazione mi hanno fatto venir voglia di indagare su di loro e soprattutto sul perché posseggano definizioni alquanto particolari. 

Bangers and mash 

In Italia lo definiremmo un secondo piatto, mentre in Gran Bretagna e nella vicina Irlanda si tratta indiscutibilmente di ciò che viene chiamato main course, ovvero “piatto principale”: non avendo gli abitanti l’usanza di consumare un primo piatto a base di cereali, come pasta o riso, il loro pasto consiste spesso di un ricco piatto unico. Il nome è curioso, ma in realtà cela in sé una ricetta dall’essenza molto semplice, ovvero semplici salsicce servite con purè di patate. Un piatto dagli ingredienti e dai sapori tipici delle regioni del Nord Europa, dove carne e patate troneggiano spesso in tavola, non solo nei giorni di festa come è invece più d’abitudine nelle nostre regioni, naturalmente più mediterranee e per questo maggiormente ricche di diverse tipologie di prodotti agroalimentari che si avvicendano armoniosamente nel corso delle stagioni. 

Al contempo, però, la bontà e la qualità di questo piatto non va sottovalutata: la salsiccia utilizzata può essere a base di carne suina, di agnello oppure bovina, aromatizzate in vario modo, ma generalmente con molte spezie, tanto amate dagli inglesi dai tempi delle proprie dominazioni coloniali in India. Di certo, però, la salsiccia fresca locale più autentica da cuocere e adagiare sul morbido e caldo puré di patate è quella del Cumberland: si tratta di un prodotto a marchio IGP riconosciuto dalla Comunità Europea, nato nell’antica contea si Cumberland sita nella regione dell’Inghilterra. Tradizionalmente a base di carne di maiale tritata (non macinata, per questo al palato è di consistenza particolare), questa salsiccia inglese si presenta molto lunga (anche 50cm) e per questo viene spesso venduta arrotolata in forma circolare. 

Il piatto bangers and mash può essere rifinito anche con la salsa gravy (una sorta di fondo bruno di carne), semplice o arricchita con cipolle, ma anche con cipolle fritte e piselli.  Un’indagine condotta dal canale televisivo anglosassone Good Food nel 2009 ha inserito questo piatto tra i più amati, preparati e consumati dal popolo inglese. Ma terminiamo focalizzando l’etimologia: il purè viene chiamato “mash” in quanto si tratta del verbo che indica l’atto di “schiacciare” (le patate, appunto); le salsicce, invece, in alternativa all’appellativo inglese di sausages, qui vengono chiamate bangers. Un nome alternative che prese origine ai tempi delle grandi guerre mondiali, quando a causa della carenza di prodotti carnei, le salsicce venivano confezionate nel Regno Unito aggiungendovi un contenuto d’acqua talmente elevato da portarle a scoppiettare durante la cottura a fuoco alto in padella o sulla griglia. Infatti, la parola “banger” riprende il suono dello sfrigolio nel “bang”, e con l’aggiunta della particella “-er”, come lingua inglese comanda, trasforma la sua traduzione in “scoppiettante”. 

Toad in a hole 

Cameriere! Mi porti un rospo nel buco!”: suonerebbe proprio così il nome di questo piatto inglese tradotto alla lettera nella nostra lingua! Ma in realtà la sua essenza è ben diversa, e soprattutto non ha mai previsto, sin dalle sue origini pare, di cucinare i rospi per servirli in tavola in crosta. Tornano piuttosto imperterrite protagoniste le salsicce, che in questo caso vengono cotte e poi immerse nel composto del tipico Yorkshire Pudding locale e messe in forno finché il tutto non si gonfia diventando soffice e dorato. L’aspetto finale, che potete appurare voi stessi dall’immagine e che vede le salsicce “far capolino” sulla superficie dell’impasto, ricorda proprio quello dei rospi che con le loro teste spuntano dagli stagni in attesa delle proprie prede: l’etimologia di questa ricetta allude infatti proprio a ciò. 

Preparare lo Yorkshire pudding in casa è facilissimo e divertente: ce lo ha insegnato Fabio Campoli nel corso di una sua puntata televisiva, e ne approfittiamo per ricordarvi la sua ricetta. Ingredienti: 2 uova, 175ml di latte, 130g di farina 00, sale e olio extravergine d’oliva quanto basta. In una ciotola sbattete le uova con un po’ di sale e la metà del latte, incorporate la farina e mescolate con la frusta fino a far diventare il composto fluido e privo di grumi. A questo punto, aggiungete il restante latte mescolando ancora. Passate il composto allo chinois prima di utilizzarlo. Preriscaldate in seguito il forno a 220°C, e nel frattempo riempite degli stampi monoporzione da muffin con l’olio extravergine d’oliva (circa un paio di dita, l’olio deve essere abbondante). Infornateli e fateli scaldare bene. Una volta che l’olio sarà diventato bollente, estraete dal forno gli stampini e riempiteli con un mestolino di composto, reinfornando subito e procedendo con la cottura: vedrete infatti il composto gonfiarsi in forno. I pudding sono pronti quando diventano voluminosi e ben dorati. NB Naturalmente, se vorrete preparare il “toad in the hole” con le salsicce, questo composto andrà versato all’interno di un’unica teglia rettangolare (la dose è idonea per una teglia rettangolare da circa 20x30 cm), posizionando le salsicce in superficie prima di infornare. 

Bubble and squeak 

Ancora uno “strambo piatto inglese” di cui vogliamo parlarvi è il bubble and squeak… letteralmente quasi intraducibile (“bolla e stridore”?!). Si tratta di una sorta di rösti/frittata (senza uova) a base di patate e cavoli, mescolati insieme e fritti in padella in uno strato uniforme e compatto. Una ricetta molto amata sin dal XVIII secolo, la cui versione in origine prevedeva in realtà l’impiego di carni cotte (probabilmente avanzi da riutilizzare); dal XX secolo, invece, le verdure sono diventate indiscusse protagonista, da sole o insieme alle uova al tegamino o affogate che vengono spesso servite in accompagnamento al piatto. Secondo l’ Oxford English Dictionary, il nome di bubble and squeak allude, come in un’onomatopea, ai suoni che emettono gli ingredienti mentre friggono, e risalirebbe a diversi secoli fa (se n’è trovata una citazione all’interno di uno scritto risalente al 1762) 

Spotted Dick

E’ un dolce britannico molto amato, dal momento che consiste in un tipico pudding, morbido e cotto al forno (dalla consistenza finale simile a quella di un soffice pan di Spagna), insaporito con ribes e/o uvetta essiccati, servito spesso accompagnato dalla tipica custard inglese (ovvero la crema pasticcera). Lo spotted dick è largamente citato nei libri di cucina britannica ottocenteschi: si parla anche di attività commerciali che facevano una fortuna servendo lo spotted dick accompagnato con la crema. Il termine spotted sta a significare “macchiato, maculato”, e si riferisce proprio all’aspetto conferito dai piccoli frutti secchi e scuri inseriti nell’impasto. La parola dick, invece, benché sia spesso erroneamente frutto di doppi sensi tra gli inglesi, è invece un termine dialettale arcaico ampiamente utilizzato come sinonimo di pudding, poiché condivide la stessa etimologia di dough (che indica un qualsiasi “impasto”). 

Jam Roly-Poly 

Concludiamo con un’ultima dolcezza anglosassone che prende il nome giocoso di… jam roly-poly! Ma non solo: viene chiamato anche con altri strani appellativi come shirt-sleeve pudding (ovvero “budino con la manica”) o dead man's arm o leg (braccio o gamba di uomo morto). A sentirne parlare sembrerebbe inquietante, ma in realtà si tratta di un composto per pudding (arricchito con sugna) steso sottilmente, cotto e poi arrotolato spalmandolo all’interno con marmellata (la più amata è quella di fragole), quindi tagliato a fette circolari e servito in tavola. Il composto per pudding (che viene praticamente utilizzato come una sorta di biscuit) può essere cotto al forno o sfruttando l’acqua, dalla bollitura alla cottura al vapore: non a caso, il nome di “budino con la manica” si riferisce al fatto che in passato il rotolo veniva farcito e inserito in vecchie maniche di camicia che venivano riutilizzate in cucina per avvolgere preparazioni delicate da cuocere in acqua bollente.

Scritto da Sara Albano

Diplomata al liceo linguistico internazionale di Taranto, sua città di nascita, raggiunta la maggiore età sceglie di seguire il cuore trasferendosi nella food valley d’Italia, conseguendo la laurea magistrale in scienze gastronomiche presso l’Università di Parma, per poi intraprendere un master in Marketing e Management per l’Enogastronomia a Roma e il percorso per pasticceri professionisti presso la Boscolo Etoile Academy a Tuscania, dopo il quale ha subito inizio il suo lavoro all’interno della variegata realtà di Campoli Azioni Gastronomiche Srl,  dove si occupa oggi di back office, redazione e project management a 360°, sia in ambito di ristorazione ed eventi, che in ambito di attività che coniugano la gastronomia ai settori dell’editoria, del marketing e della comunicazione. 

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