Ci fa dolce compagnia non solo in estate: ecco come assicurarsi di scegliere un gelato di qualità dall'essenza genuina
Per festeggiare con gusto il 2 giugno - la nostra Festa della Repubblica Italiana - abbiamo scovato per voi dei biscotti e dei vermicelli dedicati all'"eroe dei due mondi"
Oggi è il 2 giugno, e per celebrare la Festa della Repubblica italiana vi portiamo alla scoperta di due ricette dedicate a Giuseppe Garibaldi!
“Garibaldi biscuits” a Londra
Il tè delle cinque inglese è sempre accompagnato da torte e biscotti, molti dei quali a base di frutta disidratata o frutta secca. Un esempio è la Eccles cake che prende il nome dalla città della contea Greater Manchester; più che una “cake”, cioè una torta, la Eccles cake è un biscotto rotondo da street food che in origine racchiudeva tra due sfoglie un ripieno di ribes e uvetta in seguito sostituito da mirtilli rossi essiccati e uva passa. La Eccles cake è simile al “flies’ graveyard”, che si traduce come “cimitero di mosche”, un biscotto il cui nome si riferisce proprio al ribes, i mirtilli o l’uvetta, che sono schiacciati dentro il biscotto e richiamano in modo scherzoso i piccoli insetti.
Un altro esempio di questi ultimi sono i “Garibaldi biscuits”, ovvero i biscotti Garibaldi, che nonostante siano stati dedicati all’Eroe dei due Mondi non si trovano in Italia, mentre in Inghilterra - così come in Australia e negli Stati Uniti - sono entrati nella grande distribuzione sin dal primo Novecento. L’invenzione del biscotto Garibaldi si deve a John Carr, figlio del titolare dell’azienda Carr’s, che ai tempi di Garibaldi era sia un mulino che una panetteria in cui si sfornavano pane di notte e biscotti al mattino.
Quando nel 1864 Giuseppe Garibaldi sbarcò per la quarta volta in Inghilterra, la sua popolarità aveva raggiunto l'apice. La gente comune lo sentiva vicino perché incarnava l’uomo comune, era un idealista ma anche l’uomo d’azione e il generale combattente che con la spedizione dei Mille aveva portato l’Italia verso l’unificazione. L’accoglienza che il popolo inglese riservò a Garibaldi superò le sue stesse previsioni; in Inghilterra i biscotti Garibaldi e le bluse rosse chiamate Garibaldies erano già di gran moda prima ancora del suo arrivo. Molto meno entusiasta della sua visita fu la regina Vittoria che non volle incontrarlo; questa visita dallo scopo ignoto mise in azione i servizi segreti di mezza Europa, e gli esuli che si trovavano in Inghilterra - come Giuseppe Mazzini che si trovava a Londra - in quei giorni furono soggetti ad una più stretta sorveglianza.
I movimenti operai e i progressisti inglesi vedevano in Garibaldi un alleato nella propria lotta per i diritti civili e politici, e la simpatia per questo difensore degli oppressi proseguì anche dopo il suo ritorno a Caprera. L’11 aprile Garibaldi si spostò a Londra a bordo di un treno speciale interamente coperto di bandiere tricolore italiane, dove lo attendevano più di mezzo milione di entusiastici fan tra cui molte donne che ne subivano fortemente il fascino. Fu allora che il panettiere John Carr pensò giustamente di accrescere i suoi guadagni confezionando i biscotti in onore di Garibaldi.
La "pasta frolla" (in questo caso priva di uova) di cui sono fatti si ottiene impastando la farina col burro, lo zucchero, un po' di lievito e latte quanto basta ad ottenere un composto omogeneo. La pasta va fatta riposare per mezz’ora e poi si stende sottilmente in un rettangolo, quindi si farcisce una sua metà con uvetta tritata grossolanamente. Si richiude la sfoglia sul ripieno e si stende fino ad ottenere un rettangolo delle stesse dimensioni iniziali. Prima di infornare, si spennella in superficie con uovo sbattuto e latte e si fanno dei forellini. Una volta cotta la sfoglia, si taglia in rettangoli, e,se si vuole seguire la tradizione antica fino in fondo, i biscotti si mettono in scatole di latta in cui si conservano diversi giorni. Del resto, tutti I biscotti con frutta secca o disidratata furono ideati soprattutto per migranti e marinai perché potevano affrontare lunghi viaggi conservandosi freschi e croccanti.
“Vermicelli tre garibarde” a Napoli
Ma esiste in Italia una ricetta dedicata a Garibaldi? Ebbene, il piatto italiano legato al nostro eroe nazionale è ben diversa dal dolcetto del tè del pomeriggio inglese. Napoli, la patria dei mangia-maccheroni, non poteva che dedicargli un piatto di spaghetti. Alla fine dell’Ottocento per le strade della città si vendevano i cosiddetti ”vermicelli tre garibarde”, cioè i “vermicelli tre Garibaldi”. Il numero tre si riferisce ai tre soldi, il costo di un piatto di spaghetti condito con pepe, formaggio e una “cucchiara” (cioè un mestolo) di salsa al pomodoro. Di questo piatto c’era anche la versione acquistabile con soli due soldi che era condita con pepe e formaggio, ma senza la salsa. Un piatto povero per la gente poco abbiente, la gente semplice, quella i cui ideali di giustizia e di coraggio si specchiavano nell’audace condottiero.
Photo by Elena Stante



















































































































































0 Commenti