A tavola con Giuseppe Mazzini

Il padre della patria italiana ha lasciato traccia dei suoi gusti in fatto di cibo in tante lettere alla madre, inclusa la ricetta della "torta di Mazzini"

A tavola con Giuseppe Mazzini

Giuseppe Mazzini è stato una delle figure più significative del Risorgimento Italiano, “padre della patria” e indomabile sostenitore dell’unità d’Italia .Da giovane fu un attivista della Carboneria, e con il fallimento dei moti del 1830 subì la carcerazione nella fortezza di Savona. Dopo il processo e l’assoluzione, gli fu chiesto di scegliere tra il confino in un piccolo paese italiano oppure l’esilio. Lui preferì l’esilio e questo lo portò a spostarsi in Francia, in Svizzera e a Londra.

Fu promotore della Giovine Italia e la Giovine Europa; anche da lontano manteneva continui contatti con le organizzazioni rivoluzionarie in Italia e i maggiori esponenti della politica e della società contemporanea. La sua vita da fuggiasco e sorvegliato speciale (con due condanne a morte nel 1833 e nel 1857) non fu priva di stenti e momenti di sconforto.

Grazie al ricco epistolario che ci ha lasciato è possibile  inquadrare meglio la figura di Mazzini patriota e uomo. Il forte legame con la sua patria e in particolare con Genova, sua città natale, si riconosce attraverso le tante lettere che scriveva alla madre Maria Drago a cui era affezionatissimo e che da lontano gli offriva conforto .Queste e numerosissime altre lettere inviate ai protagonisti del Risorgimento tra cui Garibaldi e Cavour nonché agli esponenti della vita economica e sociale della amata patria, sono scritte su carta velina che a quei tempi era adatta alla corrispondenza cospirazionista.

E in questi scritti Mazzini parla non solo di politica ma anche di letteratura, critica musicale, filosofia, religione e affari di cuore. Era un uomo dall’aspetto austero, vestiva di nero in segno di lutto per la sua Italia ancora divisa e assoggettata dallo straniero. Sobrio anche nel consumo del cibo, non sapeva rinunciare al caffè accompagnato da un sigaro, detestava il pollo e gli piacevano soprattutto i dolci.

Non amava il vino, apprezzando piuttosto la birra, e a Londra scoprì di gradire il punch. A sua madre l’esule patriota parlava spesso di cibo, sia di quello che apprezzava che di quello ben lontano dalla cucina tipica genovese che tanto gli mancava. Durante la sua permanenza a Londra nel giorno di Natale del 1838 (come riporta una lettera alla madre datata 27 dicembre), assieme ai suoi amici esiliati aveva mangiato maccheroni asciutti di Napoli, non quelli in brodo che invece odiava; poi il pesce, il fagiano e lo stufato .

E come dessert aveva fatto una scorpacciata di plum pudding. Sempre da Londra scriveva alla madre di fargli pervenire - assieme a spartiti di musica per poter suonare la chitarra - le rotelle da ravioli e le forme da corzetti per fare la pasta in casa; e poi del vero formaggio, quello ligure, per condire le zuppe. La mattina a colazione pane tostato e burro col caffè gli facevano rimpiangere la focaccia genovese alla salvia; per la Pasqua del 1841 chiedeva ancora alla madre di trascrivergli la ricetta della torta pasqualina che avrebbe provato a portare in tavola, aggiungendo che però avrebbe dovuto usare scarola e lattuga invece della bietola, introvabile a Londra.

Da Genova la madre gli inviava amorosamente anche scatole di dolcetti, fichi e prugne secche, confetti, uva, datteri e il pandolce natalizio tipico di Genova. Prima del suo soggiorno a Londra il nostro patriota aveva vissuto l’esilio in diverse città della Svizzera - Ginevra, Bienne, Grenchen, Lugano e Kiisnacht per citarne alcune .Qui nel periodo in cui fu ospite della famiglia Girard a Greshen, scrisse alla madre di aver gradito il pesce di lago e un piatto a base di patate mentre trovava le minestre svizzere molto lontane nel gusto dal minestrone genovese.

A Greshen cercò perfino di far preparare i biscotti del Lagaccio alle ragazze di casa Girard . A Ginevra, invece, con la sua amata compagna Giuditta ebbe modo di assaggiare una torta che trovò talmente squisita da riportarne la ricetta in una lettera alla madre, in cui le suggeriva di provare a riprodurla. La lettera è datata 28 dicembre 1835 e descrive il dolce oggi noto come “la torta di Mazzini“, così come l’aveva tradotta dal francese : 

 “Voglio attenere la mia promessa e soddisfare un mio capriccio. Eccovi la ricetta di quel dolce che vorrei faceste e provaste, perché a me piace assai. Traduco alla meglio, perché di cose di cucina non m’intendo, ciò che mi dice una delle ragazze in cattivo francese: Pelate e pestate fine fine tre once di mandorle con tre once di zucchero, fregato prima ad un limone, pestato finissimo. Prendete il succo del limone, poi due gialli d’uovo, mescolate il tutto per alcuni minuti, poi sbattete i due bianchi d’uovo quanto potete – en neige, dice essa, come la neve – cacciate anche questi nel gran miscuglio, tornate a muovere. Ungete una tourtière, cioè un testo da torte, con butirro fresco, coprite il fondo della tourtière con pasta sfoglia, ponete il miscuglio sul testo, su questo strato di pasta sfogliata spargete sopra dello zucchero fino, e cuocete il tutto al forno. Avete inteso? Dio lo sa. Mi direte poi i risultati: intanto ridete." (Grenchen, 28-XII-1835).

E’ insomma un dolce semplice e casalingo a base di pasta sfoglia, mandorle, uova, succo di limone, zucchero e burro; la presenza delle mandorle ai tempi di Mazzini in Svizzera è giustificata dai commerci che le portavano dal Sud Italia al Nord e Oltralpe. Passeggiando tra piazzette e carruggi, le vetrine di alcune pasticcerie genovesi, soprattutto quelle vicine al Museo del Risorgimento che oggi occupa la sede della prima abitazione di Mazzini  espongono ancora oggi la torta di Mazzini, in bella mostra in particolare in occasione dell’anniversario dell’Unità d’Italia, che viene confezionata con un nastrino tricolore adeguato ad una torta storica come questa e all’illustre personaggio.

Photo via Wikimedia Commons / Canva
 

Scritto da Elena Stante

Laureata in Matematica nel 1981 presso l’Università degli Studi di Bari, dal 1987 al 2023 ha insegnato Matematica e Fisica presso il Liceo Ginnasio Aristosseno di Taranto .Ha partecipato ai progetti ESPB, LabTec, IMoFi con il CIRD di Udine e a vari concorsi nazionali ed ha collaborato con la nomina di Vice Direttore per la regione Puglia alla rivista online Euclide, giornale di matematica per i giovani. Le piace correlare la scienza al cibo, nonché indagare su storie e leggende, e con Prodigus inizia il suo percorso di redazione di contenuti golosi per gli utenti del web.

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