Le cicoriare

Una poesia di Alberto Maria Felicetti dedicata alle donne che un tempo si dedicavano alla ricerca e alla raccolta della cicoria nei campi

Le cicoriare

Le cicoriare

 

‘Na vorta le donnette de campagna

annaveno abbonora a fà cicoria

perché a quer tempo c’era ‘na migragna

ch’ormai se n’è pèrza la memoria.

Oggi ner mercato sò assai rare

le cicoriare e questo è ‘n gran peccato

perché in cucina quell’erbette amare

sò proprio ‘na delizia der palato.

La cicoria è ‘na pianta dilicata,

con un po' d’ajo cotta ar modo giusto

a Roma te la fanno “strascinata”:

prova a magnalla e sentirai che gusto.

Si tu invece voi magnà de magro

falla allessà e spremece un limone

così te godi la cicoria all’agro

che nun se nega manco a colazzione.

E queste sò l’usanze de ‘na vorta:

nun sortanto magnavi bene e sano,

te gustavi li cibbi d’ognisorta,

e nun te s’ingrossava er deretano.

 

Alberto Maria Felicetti

Brano tratto da AA.VV., L’Apollo Buongustaio, almanacco gastronomico per l’anno 2013, Pagine Editore Roma

 

Scritto da Luciano Albano

Laureato con lode in Scienze Agrarie presso l’Università degli Studi di Bari nel 1978, ha svolto servizio come dirigente del servizio miglioramenti fondiari della Regione Puglia presso l’Ispettorato Agrario della città di Taranto. Appassionato di oli e vini, ha conseguito il diploma di sommelier A.I.S. e quello di assaggiatore ufficiale di olio per la sua regione

Già specializzato in Irrigazione e Drenaggio dei terreni agricoli presso il C.I.H.E.A.M. di Bari (Centre International de Hautes Etudes Agronomiques Mediterraneennes), nonché iscritto all'Ordine dei Dottori Agronomi della Provincia di Taranto e nell'Albo dei C.T.U. del Tribunale Civile di Taranto

, da sempre ama approfondire il food e il beverage per metterne in rilievo ogni sfaccettatura.

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