Natale in Africa

Nelle terre di persecuzione cristiana come l’Africa, la vita è tutt’altro che semplice: ma nonostante ciò, a Natale è grande festa

Natale in Africa

Natale è sempre sinonimo di condivisione. Lo è anche nei paesi africani che hanno abbracciato, decine di anni fa, la religione cristiana. In alcune aree del continente, per lo più quelle centrali, il periodo natalizio coincide con la fine della raccolta del cacao: un momento dell’anno particolare, per coloro che lavorano nelle piantagioni. È proprio a dicembre, dopo il raccolto, che i braccianti tornano a casa dalle loro famiglie.

L’atmosfera natalizia si respira nei villaggi principali dell’Africa centrale: sciami di persone si spostano da un luogo all’altro dei centri abitati per seguire le processioni e le tipiche celebrazioni del periodo. Nei mercati è frequente ascoltare i brani natalizi intonati dai giovani e i doni per le famiglie più bisognose vengono lasciati in parrocchia.

La musica anima i villaggi grazie a canti e danze e agli immancabili strumenti a percussione. Anche qui si allestiscono gli alberi di Natale, naturalmente in una versione diversa da quella cui l’Occidente è abituato. Le decorazioni sono fatte generalmente a mano: non ce n’è una che sia uguale all’altra e questo le rende particolarmente preziose.

In alcuni casi, sugli alberi di Natale africani è possibile ammirare delle pregevolissime opere di artigianato. L’addobbo più diffuso, nei paesi centrafricani, è una treccia di foglie di palma che disegna un arco, naturale sostegno per fiori bianchi che sbocciano proprio nei giorni delle feste.

Anche in Sudafrica il Natale è una festa molto sentita, tra le etnie di fede cristiana. Ma dobbiamo abbandonare l’idea occidentale della Natività ed immaginare un 25 dicembre completamente diverso: celebrato in spiaggia perché, in Sudafrica in questo periodo, è estate e i fiori sono le decorazioni più comuni. La notte della vigilia, subito dopo la messa in chiesa, i fedeli attraversano le vie cittadine o quelle dei piccoli villaggi, dando vita a fiaccolate molto scenografiche. Qui a Natale si usa lasciare le case aperte; non esistono porte chiuse, il messaggio è piuttosto esplicito: tutti sono i benvenuti.

Anche in Africa c’è spazio per i regali: alimenti come il riso, la zuppa d’okra e uno speciale stufato piccante di pollo sono veri e propri doni che le famiglie si scambiano. La Natività, che per i copti (cristiani indigeni dell’Egitto) cade il 7 gennaio, diviene un’occasione per celebrare i frutti che la terra regala.

L’invito è esplicito: occorre riflettere, non solo in questo momento dell’anno, su quali e quante ingiustizie il continente africano sia costretto a sopportare, ancora oggi, sotto gli occhi di un mondo che sembra impotente. Per quel che riguarda la religione, le persecuzioni contro i cristiani non si fermano: mentre scriviamo, sono in atto in Nigeria, Camerun, Burkina Faso ed Eritrea (solo per citare alcuni paesi), come anche in diverse aree dell’Asia sud-orientale. I dati diffusi da ACS (Fondazione Pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre), sono drammatici: sono 300 milioni i cristiani perseguitati in tutto il mondo. Esattamente uno ogni sette. A loro, attraverso questo articolo, abbiamo voluto dedicare un pensiero di speranza che profuma di tutta la libertà che ogni essere umano merita.


Fonte: Latitudes Travel Magazine

Scritto da Redazione ProDiGus

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