La scapece di pesce

“La scapece di pesce”, liberamente tratto da “La minestra è maritata – Ritratto storico della gastronomia meridionale” di G. Avano, Effepi Libri Editore 2016

Abbiamo tratto questo ritaglio da un bel libro di Gennaro Avano che racconta la storia della cucina del Sud Italia. A sua volta, l’autore ha tratto i contenuti illustrati da “Scalco alla moderna”, pubblicazione del marchigiano Antonio Latini, edita a Napoli nel 1692, che dimostra quanto la famigerata preparazione “alla scapece” sia radicata nella cucina nazionale da secoli. Una tecnica per insaporire i cibi ottima non solo per le verdure (le più conosciute sono certamente le zucchine alla scapece), ma anche per il pesce, che una volta fritto si presta perfettamente ad accogliere il gusto agrodolce degli ingredienti delle preparazioni, che hanno come base sempre comune l’aceto. Per la scapece di pesce si prestano perfettamente le sarde e i lattarini, come insegnano le tradizioni gastronomiche venete e laziali, per citarne solo un paio tra le più conosciute. Ma come ricorda l’autore, saranno adatte “qualsivoglia sorte di pesce”, persino l’ombrina.

Scritto da Sara Albano

Diplomata al liceo linguistico internazionale di Taranto, sua città di nascita, raggiunta la maggiore età sceglie di seguire il cuore trasferendosi nella food valley d’Italia, conseguendo la laurea magistrale in scienze gastronomiche presso l’Università di Parma, per poi intraprendere un master in Marketing e Management per l’Enogastronomia a Roma e il percorso per pasticceri professionisti presso la Boscolo Etoile Academy a Tuscania, dopo il quale ha subito inizio il suo lavoro all’interno della variegata realtà di Campoli Azioni Gastronomiche Srl,  dove si occupa oggi di back office, redazione e project management a 360°, sia in ambito di ristorazione ed eventi, che in ambito di attività che coniugano la gastronomia ai settori dell’editoria, del marketing e della comunicazione. 

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