La cassata di Oplontis

Nella villa di Torre Annunziata attribuita a Poppea Sabina (seconda moglie dell'imperatore romano Nerone) c'è l'affresco di un'antica torta...

La cassata di Oplontis

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Al centro del comune di Torre Annunziata che, stretta tra il Vesuvio e il mare, si affaccia sul golfo di Napoli, accurati scavi archeologici hanno portato alla luce e resi in parte visitabili i resti di Oplontis, una zona residenziale sede di sontuose ville che anticamente dovevano appartenere a famiglie patrizie e a Romani facoltosi. Gli scavi di Oplontis sono riconosciuti patrimonio dell’umanità da parte dell’UNESCO; il nome Oplontis è documentato da una antica mappa medioevale, la Tabula Peutingeriana, recante la topografia delle strade e delle contrade dell’epoca dell’impero Romano.

La prima scoperta del sito avvenne nel XVIII secolo durante la costruzione dell’acquedotto del Sarno. Gli scavi ripresero sistematicamente nel 1964, e fino ad oggi sono state portate alla luce strutture termali e due ville, una delle quali, la villa di Poppea Sabina o villa Oplontis, è aperta ai visitatori. La seconda villa che in parte è stata riportata alla luce (non visitabile), è meno sontuosa ed è attribuita a Lucius Crassus Terzius, suo ultimo proprietario. Al suo interno sono state trovate tante monete d’oro e argento, gioielli di finissima oreficeria, e i resti di 54 vittime dell’eruzione del Vesuvio del 79 a.C. che probabilmente vi si erano rifugiate. Dalle anfore e altri materiali qui ritrovati si è dedotto che questa villa fosse sede di un'azienda che produceva vino, olio e beni agricoli; il suo primo piano era adibito ad abitazione del padrone e presenta affreschi molto pregiati.

Tornando alla villa di Poppea - amante e poi moglie dell'imperatore romano Nerone - oggi si trova a 10 metri sotto il livello del suolo, ma in origine doveva trovarsi invece ad appena 14 metri sul livello del mare e godere di una splendida vista sul golfo di Napoli. La costruzione risale all’incirca alla prima metà del I secolo a.C. e subì ampliamenti e ristrutturazioni durante il regno dell’imperatore romano Claudio. Al momento dell’eruzione la villa di Poppea era disabitata e in fase di ristrutturazione per i tanti terremoti a cui era soggetta la zona. Alcune parti della villa sono inesplorate perché si trovano sotto la moderna Torre Annunziata e l’acquedotto del Sarno.

Una piscina enorme, di 61x17 metri era attorniata da pregiate sculture, copie di originali greci, intervallate da platani, oleandri e piante di limoni. La sontuosità della villa appartenuta a famiglie imperiali in cui dimorò Poppea Sabina (e si ipotizza che qui sia morta, anche se in questa villa non sono stati ritrovati resti umani) è testimoniata dai numerosi affreschi colorati in stile pompeiano che rivestono le pareti delle stanze pavimentate a mosaico. Questi affreschi ritraggono alberi, tralci, cesti di frutta, uccelli ma in particolare uno di questi affreschi, nel triclinio della villa, rappresenta un tavolino ovale sul quale, in un vassoio d’argento, è posto un dolce decorato con frutta molto simile ad una cassata siciliana di colore rosso, divenuto celebre come la cosiddetta “cassata di Oplontis” o “cassata di Poppea”.

Ai tempi di Nerone e Poppea la cucina romana non era tanto ricca di dolci - come testimonia l’opera De Re Coquinaria di Marco Gavio Apicio..Al suo interno si citano pochi dolci e molto semplici, come ad esempio i datteri al miele caramellato; la cassata di Oplontis è tuttavia la testimonianza del gusto dei Romani abbienti per le raffinatezze e la sperimentazione in cucina dei loro cuochi pasticceri, i Pistores Dulciarii, che adoperavano spezie e altri ingredienti esotici (provenienti da altre terre). Alcuni studiosi analizzando il dipinto hanno tentato di ricostruire la ricetta del dolce: i suoi ingredienti sarebbero ricotta, miele, albicocche, prugne secche, uva sultanina, noci, pinoli e farina di mandorle. Il colore rosso che riveste tutt'intorno la torta all’epoca era molto verosimilmente realizzabile con coloranti naturali o mediante l'impiego di frutti rossi.

Photo via web (Wikipedia)

Scritto da Elena Stante

Laureata in Matematica nel 1981 presso l’Università degli Studi di Bari, dal 1987 al 2023 ha insegnato Matematica e Fisica presso il Liceo Ginnasio Aristosseno di Taranto .Ha partecipato ai progetti ESPB, LabTec, IMoFi con il CIRD di Udine e a vari concorsi nazionali ed ha collaborato con la nomina di Vice Direttore per la regione Puglia alla rivista online Euclide, giornale di matematica per i giovani. Le piace correlare la scienza al cibo, nonché indagare su storie e leggende, e con Prodigus inizia il suo percorso di redazione di contenuti golosi per gli utenti del web.

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