Spumanti & Champagne

A dicembre è tempo di brindare! Quali le differenze tra spumante e champagne, ovvero le bollicine più amate del mondo intero?

Spumanti & Champagne

Deliziose, frizzanti, ora dalle note secche, ora più dolci, gli spumanti sono un vero must per ogni festa che si rispetti, ancor più se si pensa ai brindisi in compagnia sotto l’albero e la notte di Capodanno, che contraddistinguono piacevolmente l’ultimo mese dell’anno. Tutti i vini spumanti sono caratterizzati da una certa quantità di anidride carbonica, il gas che dà origine le bollicine, che sono evidenti fin nel bicchiere e si avvertono inconfondibilmente al palato. 

I vini spumanti vengono definiti dalla legislazione enologica come “prodotti ottenuti dalla prima o dalla seconda fermentazione alcolica di uve fresche, di mosto, di vino da tavola o vino di qualità” e devono possedere una gradazione minima effettiva al consumo di 9,5°e una sovrapressione (cioè quantità di anidride carbonica responsabile delle sue caratteristiche impareggiabili e del famigerato “botto” alla stappatura) non inferiore a 3 atmosfere

Bastano queste poche ma fondamentali caratteristiche elencate a distinguere il prodotto “spumante” come frutto di un processo produttivo unico, non artificiale, che deriva dal processo di rifermentazione del vino, nella propria bottiglia o in grandi recipienti prima del travaso. Semplificando le cose, diremo che un vino spumante può essere prodotto fondamentalmente con due metodi differenti: il metodo classico (o champenoise– che prevede la rifermentazione del vino in bottiglia) e il metodo italiano (o charmat– che prevede la rifermentazione del vino in grandi autoclavi). 

Ma siete curiosi di sapere quando nacque il primo spumante italiano? Sembra nel 1865, dal frutto del lavoro sinergico dei fratelli Gancia ed il conte Augusto di Vistarino, che importò dalla Francia le piante della varietà Pinot nero. Ed è appunto dall’origine dell’importazione delle varietà di piante di vite più idonee alla produzione di questa tipologia di vino che, inizialmente ed erroneamente, il prodotto ottenuto poco dopo la metà dell’Ottocento fu chiamato “champagne italiano”. 

Lo Champagne è infatti sì un vino spumante in tutto e per tutto, ma prende questo nome esclusivamente se viene prodotto in Francia nelle regioni di Marne, Aube e Ain utilizzando il metodo champenoise; mentre, se la rifermentazione del vino avviene fuori da tali regioni, lo spumante francese si definisce Cremant.  

Lo champagne è un prodotto che ha visto i propri natali in un convento di Reimsgrazie alle intuizioni del monaco Dom Pierre Pérignon nel corso del XVII secolo.Inizialmente la sua idea fu infatti quella di mescolare vini di annate diverse per migliorarne le caratteristiche e il pregio complessivi: si deve a lui stesso l’invenzione del metodo classico di spumantizzazione. 

Il metodo classico è sicuramente il sistema di spumantizzazione più importante e consiste in una lentissima rifermentazione in bottiglia, seguita da una prolungata maturazione dello spumante a contatto con i lieviti nelle singole bottiglie ben tappate. Si ottengono così ottimi spumanti particolarmente fruttati e molto freschi in bocca. Il metodo “italiano”, a differenza del classico, è caratterizzato da una maggiore rapidità produttiva, ma sia ben chiaro che uno spumante è sempre il risultato di innumerevoli attenzioni: le sue fasi di produzione sono numerose quanto meticolose.

E il vero segreto di ogni casa vinicola produttrice di spumante (in Italia), champagne o cremant (in Francia) risiede, oltre che nei tipi di lieviti utilizzati e nel microclima caratteristico di ogni territorio, anche in tutti quelli che sono i veri e propri segreti produttivi che ogni famiglia tramanda di generazione in generazione. 

Per gustare a pieno sia lo champagne che ogni altro vino spumante, sarà necessario tenere conto delle caratteristiche sia dei cibi che delle bollicine stesse.Tradizionalmente, champagne e altri spumanti vengono serviti soprattutto come aperitivi,  per le loro caratteristiche di profumo, colore e freschezza al palato che stimolano l’appetito. Se non si servono stuzzichini d’accompagnamento ma solo il calice da bere, bisognerà orientarsi verso tipologie non troppo acidule, per non aggredire eccessivamente lo stomaco a digiuno. 

vini spumanti secchi (extra brut, brut, extra dry) possono accompagnare tranquillamente l’intero pasto , anche se sono ideali particolarmente per piatti a base di pesce, frutti di mare crudi, sushi e piatti esotici. Anche il pesce affumicato può richiedere del vino spumante per “pulire” il palato dai sapori più intensi, mentre per piatti più sapidi sono indicati spumanti dalla nota acidula marcata. Quelli dolci sono preferibili da abbinare a dessert particolarmente grassi lievitati.

E’ bene tenere presente, inoltre, che con dolci leggeri, a base di frutta e non troppo zuccherati, è bene abbinare spumanti semi-secchi.

Photo via Canva

Scritto da Sara Albano

Laureata in Scienze Gastronomiche , raggiunta la maggiore età sceglie di seguire il cuore trasferendosi a Parma (dopo aver frequentato il liceo linguistico internazionale), conseguendo in seguito alla laurea magistrale un master in Marketing e Management per l’Enogastronomia a Roma e frequentando infine il percorso per pasticceri professionisti presso la Boscolo Etoile Academy a Tuscania. Dopo questa esperienza ha subito inizio il suo lavoro all’interno della variegata realtà di Campoli Azioni Gastronomiche Srl, , dove riesce ad esprimere la propria passione per il mondo dell'enogastronomia e della cultura alimentare in diversi modi, occupandosi di project management in ambito di promozione, eventi e consulenza per la ristorazione a 360°, oltre ad essere referente della comunicazione on e offline di Fabio Campoli e parte del team editoriale della scuola di cucina online Club Academy e della rivista mensile Facile Con Gusto.

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