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Nel Regno Unito non si attende che la Befana riempia le calze, ma si attende in tavola la torta della dodicesima notte: ecco la sua storia
Niente befana nel regno anglosassione: le feste natalizie nel Regno Unito si identificano con The Twelve Days of Christmas, ovvero i dodici giorni compresi tra la notte di Natale e il 6 gennaio. La più significativa delle feste di questo periodo è la Dodicesima notte, che in effetti non cade sempre esattamente il 6 gennaio - perché si fa coincidere con la domenica compresa tra il 2 e l’8 gennaio.
Il nome di questa festa è legato alla commedia teatrale “Twelfth Night, or what you will“, scritta tra il 1599 e il 1601 da William Shakespeare che proprio da questa festa trasse la sua ispirazione. Già, perché fin dal Medioevo in Europa esistevano feste pagane derivate dai Saturnali romani che molti pittori fiamminghi hanno rappresentato. A quei tempi la vigilia dell’Epifania era molto più importante del Natale, che per i cristiani era preceduto da 40 giorni di digiuno, e nei dodici giorni festeggiavano con pani celebrativi arricchiti di frutta e spezie e poi con canti, balli e recite che a volte si protraevano fino al 2 febbraio.
Dopo la Riforma, la Dodicesima notte divenne una festa puramente laica, la festa dei folli, in cui servi e padroni si scambiavano i ruoli e si eleggevano falsi papi, vescovi e re a cui la folla obbediva. Ancora oggi a Bankside, il quartiere a sud del Tamigi di Londra, questa festa vede l’arrivo in barca sul fiume di Holly Man, l’uomo tutto coperto di fogliame di agrifoglio e fiori che insieme ad altri personaggi è parte del folklore anglosassone. Un gruppo di cantori e musicanti professionisti in maschera accompagna l’Holly Man e altri si esibiscono nel gioco d’armi che ricalca le imprese di San Giorgio, patrono dell’Inghilterra.
Tra le antiche tradizioni gastronomiche legate alla Dodicesima notte c’è la Twelfth Cake, la torta della dodicesima notte, farcita con mandorle e canditi, ricoperta da uno strato di pasta di mandorle e decorata artisticamente con figurine e decorazioni in glassa di zucchero, un tempo (e in alcuni casi ancora oggi) molto elaborate. La sua ricetta compare per la prima volta nel 1803 all’interno del ricettario The Art of Cookery, scritto da John Mollard, anche se pare esistesse già da tempo. All’interno della torta, sulle tavole degli aristocratici a partire dal XVII secolo, c’erano un fagiolo crudo in una metà destinata agli uomini e un pisello crudo nell’altra destinata alle donne; trovare l’uno e l’altro portava a eleggere rispettivamente il re e la regina della festa.
Nelle case dei poveri, invece, chi trovava il fagiolo era destinato al ruolo di angelo custode protettore della famiglia per tutto l’anno. Ai tempi dei Tudor non c’era la regina della festa ma solo Il Re Fagiolo o Lord of Misrule, il signore del malgoverno, che rappresentava la trasgressione; tutti gli obbedivano e al suo bere tutti facevano lo stesso. Fu nell’epoca Regency che la Twelfth Cake raggiunse gli apici della fama; era in bella mostra nelle vetrine delle migliori pasticcerie con le sue rose di zucchero, le ghirlande e le corone ( facoltative), ma anche figurine fatte di cera, di pasta di zucchero o di gomma. La pasta si otteneva mescolando gomma adragante, un gelificante naturale allo zucchero a velo così che risultava simile alla porcellana e, con stampi di legno o cartone appositamente intagliati spesso dagli stessi pasticcieri, si realizzavano artistici ornamenti che venivano incollati alla torta con glassa reale, pasta di gomma o colla di pesce. Gli stampi servivano anche per le decorazioni da tavola fatte in pasta di zucchero.
In Irlanda ancora oggi la Twelfth Cake è la torta nuziale tradizionale. Moltissime sue illustrazioni si ritrovano sui libri, nei giornali e sulle cartoline delle pasticcerie. Nel 1870, per volere della regina Vittoria, la festa della Dodicesima notte fu eliminata dal calendario, perché la sovrana riteneva che fosse poco cristiana e che gli eccessi che comportava potessero minare l’ordine pubblico. La regina fece rinascere piuttosto le tradizioni natalizie supportate dalla pubblicazione nel 1843 del Canto di Natale scritto da Charles Dickens.
L’Illustrated London News nel 1849 riportò notizia della celebrazione della Dodicesima notte della regina Vittoria e la famiglia reale con una serata a teatro e una fastosa torta. La Twelfth Cake preparata per questa occasione dal pasticciere di corte Mawditt pesava 90 libbre, aveva il diametro di 75 centimetri ed era molto alta: sui lati decorazioni in carta dorata la circondavano innalzandosi verso l’alto, dove 16 figurine rappresentavano un gruppo di giovani uomini e donne in un pasto all’aperto sotto gli alberi, con adulti e bambini danzanti al ritmo delle melodie di un violinista e di un arpista. Perfino i bicchieri, le caraffe e gli accessori da mensa che i servi porgevano ai commensali erano riprodotti con mirabile abilità. (immagine a seguire tratta dal sito https://queenvictoriaroses.co.uk/)
Con la regina Vittoria il Christmas Pudding prese comunque il sopravvento sulla Twelfth Cake; essa oggi è stata riscoperta per il giorno dell’Epifania, così come la parata londinese e l’usanza che spetta all’Holly Man di brindare col Wassail, una bevanda calda a base di birra o sidro di mele arricchiti con spezie che ha qualche somiglianza col nostrano vin brulè. Il termine “wassail" deriva dall’anglosassone “waes hal” che significa “sii integro” o “sii sano”; a questo augurio si risponde con “drinkhail”, cioè “alla tua salute”. Questa bevanda un tempo era destinata al brindisi di benedizione degli alberi e degli animali di fattoria, ma anche all’usanza che vedeva le ragazze andare in giro per le case offrendo coppe augurali di wassail.
Photo via Canva




















































































































































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