Massaia: un termine superato?

Viaggio nell'etimologia e nell'evoluzione del significato del termine "massaia", dalle sue origini tardo medievali ai nostri giorni

Massaia: un termine superato?

Ricordate “il problema della massaia” con il quale si confronta faticosamente Alberto Sordi nel film Il maestro di Vigevano? Per lui e i suoi alunni la soluzione al quesito è un'impresa ardua, ma certamente non lo sarebbe stato per la massaia, che lo avrebbe risolto con perizia e maestria! La massaia è infatti la donna che per antonomasia ben sa amministrare la casa e gestisce l’economia domestica; è lei, in senso strettamente letterale, la padrona della casa di campagna e, in senso più lato, la brava donna di famiglia, la "casalinga". 

È nell’etimologia della parola che ritroviamo le sue origini più antiche, che risalgono addirittura al 1200-1300. Derivata dal basso latino mansa, da cui l’italiano massa, ormai completamente in disuso, che voleva dire propriamente casa rurale (insieme di fondi), la massaia o massara era la padrona di casa di campagna, la moglie del massaio, colei che curava il focolare e gestiva le attività casalinghe programmandole e amministrandole come quella che oggi chiameremmo senza alcun dubbio una vera manager.

In senso figurato e simbolico, la massaia è persona avveduta, che sa fare economia, così la parola diventa termine di paragone e metafora di prudenza, avvedutezza e, nel corso dei decenni, emancipandosi dal mero ambito rurale e dal legame con la terra, diventa anche sinonimo di amministratrice in senso lato, gestore della casa, delle attività che vi si svolgono e dei figli, un'autentica amministratrice domestica e familiare dotata di particolari doti come l’operosità, la parsimonia, l’attenzione per il dettaglio, la memoria e la custodia delle tradizioni. 

Non è una caso se nel secondo dopoguerra, nel pieno del boom economico e dell’industrializzazione del nostro Paese, Giuliano Tomei e Filippo Paolone, due documentaristi, producono la Grammatica della Massaia, cinque episodi realizzati nel 1961 per pubblicizzare i nuovi elettrodomestici della CGE (Compagnia Generale di Elettricità), frigorifero, forno elettrico, aspirapolvere, frullatore, che iniziavano a sconvolgere e modificare le tradizionali abitudini domestiche, cambiando radicalmente l’impiego del tempo e la fatica delle donne, avviando un processo di trasformazione della massaia intesa in senso stretto quale casalinga verso un modello nuovo di “donna moderna” (che i film americani già proponevano da tempo).

La massaia non è più solo la brava donna di casa, la casalinga dedita al focolare, ma diventa essa stessa lavoratrice, consumatrice e deve essere in grado di orientarsi in un mondo nuovo. Le massaie si evolvono e divengono provveditrici e amministratrici, si occupano di economia domestica come scienza della casa che richiede il possesso di vere e proprie tecniche amministrative, la capacità di gestione familiare su più fronti, l’adozione di buone norme per amministrare e gestire la vita quotidiana della famiglia in una realtà tutta nuova e più dinamica. Alla saggia amministrazione domestica si accompagna anche la capacità di divenire centro e fulcro educativo per i figli, prospettiva e progettualità per il futuro.  

Oggi, nell’immaginario collettivo, l’idea della massaia così come presentata dall’iconografia televisiva e pubblicitaria dei decenni passati, appare del tutto superata e sembra riecheggiare solo immagini di donne lontane dalla contemporaneità, con i loro grembiuli e le sporte della spesa, intente a scegliere un detersivo piuttosto che un altro. In realtà non si tratta propriamente dell’epilogo di una parola, della fine di un’epoca e di una immagine iconica che ha accompagnato la storia moderna del nostro Paese dal dopoguerra, piuttosto di un cambio di prospettiva, di una ridefinizione degli equilibri di genere e della visione della realtà come entità complessa e in continua trasformazione, in cui la donna rappresenta ancora il fulcro della società ma solamente in una dimensione diversa e con un carattere più determinato.

Oltre ogni luogo comune e ogni tipo di stereotipo, dunque, la nostra tradizione culturale e popolare ci ripropone immagini e icone di donne come la massaia salentina, simbolo di un territorio e del suo artigianato locale. Più di un souvenir da viaggio, la “massaia salentina” è l’espressione della donna dedita al lavoro nei campi e al focolare domestico, rappresenta il punto fermo della famiglia salentina di stampo matriarcale, abile nel conciliare con la stessa tenacia e passione lavoro e vita familiare. 

Ogni viaggio nel nostro territorio, da nord a sud, passando per i più aspri territori interni, può regalarci numerose immagini della tradizione antropologica che rimandano all’idea della donna fulcro della casa e fondamento della famiglia, capaci di risvegliare ricordi di un tempo passato ma non del tutto superato. 

Scritto da Viviana Di Salvo

Laureata in lettere con indirizzo storico geografico, affina la sua passione per il territorio e la cultura attraverso l’esperienza come autrice televisiva (Rai e TV2000). Successivamente “prestata” anche al settore della tutela e promozione della salute (collabora con il Ministero della Salute dal 2013), coltiva la passione per la cultura gastronomica, le tradizioni e il buon cibo con un occhio sempre attento al territorio e alle sue specificità antropologiche e ambientali.

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