Mangiare ascoltando musica

Mangiare ascoltando musica è una condizione che si verifica molto spesso quando andiamo scegliamo di nutrirci fuori casa, ma non mancano anche gli amanti del farlo tra le mura domestiche, preferendo accompagnare il pasto con canzoni o versioni strumentali dei propri generi musicali prediletti piuttosto che accendere la tv. 

L’atto di mangiare mentre si ascolta musica è in grado di influenzare la nostra mente e il modo di comportarci a tavola a tal punto da essere stato oggetto di studi ed esperimenti sociali. Tra i più recenti, c’è quello degli scienziati dell’Università di Aarhus (Danimarca), che hanno pubblicato la loro ricerca sulla rivista Appetite. La loro analisi, condotta su 200 volontari, si è basata sulla stima del tempo impiegato dagli individui per ingurgitare cinque pezzi di cioccolato. 

Nella situazione di nutrirsi in pieno silenzio, i volontari hanno impiegato una media di 24 secondi a consumare il cioccolato; quando invece nell’ambiente è stata “aggiunta” una melodia ritmata e allegra da 180 battiti al minuto, ci hanno messo 10 secondi in più. E ancora, quando la musica scelta è stata più lenta (da 45 battiti al minuto) la velocità di consumo è andata ancora diminuendo, per una media di 40 secondi per terminare la porzione. 

Ancora una volta, questo dimostra quanto il ritmo della musica ha diverse influenze sulla fisiologia umana, collegandosi ai livelli di eccitazione: era noto già da tempo che una base musicale più veloce aumenta la frequenza cardiaca e un ritmo più lento induce invece un maggior rilassamento. L’ascolto di musica lenta potrebbe dunque rivelarsi uno spunto utile per contribuire a comportamenti alimentari più sani, come appunto il nutrirsi più lentamente?

Forse si, ma non bisogna dimenticare gli esiti di un secondo studio che fu condotto nel 2006 da Nanette Stroebel e John M. de Castro: i loro esperimenti su 78 studenti universitari hanno misurato la loro assunzione di cibo accostata a fattori ambientali come la durata del pasto, la musica (valutandone velocità e volume), posizione, numero di persone presenti e ora del giorno. I risultati emersi dall’analisi dei loro diari alimentari dettagliati hanno rivelato che ascoltare musica allunga sì la durata dei pasti, ma ha dimostrato anche di avere un’alta potenzialità sull’ aumento della quantità del cibo e delle bevande assunte. 

Velocità e volume della musica in questo caso non hanno mostrato differenze comportamentali significative, mentre più influenti sono state l’ora del giorno al quale il pasto veniva consumato, ma soprattutto le persone presenti al contempo. Mangiare da soli o in compagnia, come sempre, si dimostra un’altra importante variabile che fa la differenza. 

 

Fonti sitografiche:

Scritto da Redazione ProDiGus

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