La Commissione Europea registra la necessità dei cittadini d’informazioni più immediate sui prodotti alimentari
E’ molto facile confonderli, anche perché appartengono entrambi alla famiglia dei cefalopodi. Ma ci sono differenze precise che vi aiutiamo a conoscere
Gamberi, moscardini, triglie, totani e calamari appena fritti, messi nel piatto e serviti: con le loro sfumature dorate, tipiche della pastella fragrante, e un profumo inconfondibile, allietano il pasto e stuzzicano il gusto. Ma, per qualcuno, distinguere i totani dai calamari è una vera e propria impresa.
Tagliati nella classica (per la frittura) forma ad anello potrebbero sembrare la stessa cosa. Ma non lo sono, anche se appartengono alla medesima famiglia: quella dei molluschi cefalopodi. Tuttavia, occorrono solo un po’ d’attenzione e un minimo di competenza in ambito gastronomico, per riconoscere l’identità degli uni e degli altri, per non confonderli insomma, come si fa con i fratelli gemelli.
Appaiono simili alla vista, per la presenza in entrambi di un mantello che avvolge tutto il corpo. Sia i calamari, sia i totani (questi ultimi si chiamano anche todari), hanno una forma affusolata, gli occhi posti lateralmente sulla testa, una bocca, altrimenti detta becco e dieci tentacoli, otto più corti e due più lunghi. I tentacoli rappresentano per questi cefalopodi l’attrezzatura indispensabile per andare a caccia di cibo.
Eppure le differenze che ne determinano l’appartenenza all’una o all’altra categoria non sono poi così poche. Il mantello dei calamari è rosa violaceo, tendente allo scuro, mentre il colore dei totani è più chiaro, un marroncino che vira verso l’arancio.
Anche le pinne laterali sono degli indicatori, forniscono cioè informazioni utili per distinguerli: nei calamari sono romboidali e nei totani hanno forma a triangolo. Generalmente i cefalopodi in questione prediligono entrambi i fondali sabbiosi, ma i calamari raggiungono anche zone coralline e ricche di alghe; non di rado inoltre, risalgono verso la superficie del mare, nelle stagioni fredde.
L’inchiostro blu scuro cui siamo abituati a pensare, quando pronunciamo il nome di queste creature, protagoniste anche di tante avventure animate (al cinema o nei fumetti), appartiene sia ai totani che ai calamari. Il liquido ricco di melanina è invece nero nei polpi e marrone nelle seppie. I cefalopodi lo spruzzano nelle situazioni in cui avvertono una minaccia per la loro sopravvivenza. Il predatore viene così disorientato e i molluschi possono fuggire.
Come è noto, si è soliti utilizzare l’inchiostro in cucina, soprattutto nei piatti a base di pasta. Famoso e apprezzato in tutta Italia, anche se tipico delle cucine veneziana e toscana, è il risotto al nero di seppia. L’ingrediente principe di questa preparazione è un grande protagonista anche della tradizione culinaria siciliana e croata.
Ora sarà più facile distinguere un totano da un calamaro!
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Fonte: Agrodolce
Scritto da Redazione ProDiGus
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