A tavola con Balzac

Honoré de Balzac fu non solo il maestro del romanzo realista nel panorama francese, ma anche un vero buongustaio

A tavola con Balzac

Chi non ha mai sentito parlare di Honoré de Balzac? Passato alla storia per la sua opera monumentale intitolata La Comédie humaine (La commedia umana) in cui raccolse ben 137 dei suoi scritti, tra racconti, romanzi, saggi, novelle e studi analitici, fu senza dubbio la personalità tra le più note del panorama letterario realista della Francia nel XIX secolo. 

Scrittore, drammaturgo, saggista e critico letterario, fu anche giornalista e stampatore, e tutte le sue opere sono state raccolte sotto un unico titolo proprio perché la maggior parte della sua produzione per il grande pubblico mirava a descrivere minuziosamente le caratteristiche della società francese contemporanea dell’autore. 

Diversi suoi scritti sono diventati film e serie televisive in tempi moderni, e ai tempi furono da modello e fonte d’ispirazione anche per altre grandi personalità letterarie francesi ottocentesche, come Zola, Flaubert e Proust. Charles Baudelaire definì la prosa di Balzac «réalisme visionnaire», e sembra inoltre che il termine "surréalisme", coniato da Guillaume Apollinaire, sia stato ispirato proprio a quel particolare punto di vista che era proprio dello stile di Balzac. E per aggiungere un tocco di curiosità che ne conferma la popolarità, proprio a Balzac è stato intitolato un cratere individuato sulla superficie del pianeta Mercurio. 

La vita privata e le esperienze professionali portarono Balzac in un certo periodo della sua vita a frequentare il territorio italiano, in particolare Milano (dove era assiduo frequentatore del Salotto Maffei) e la regione sarda, dalla quale era particolarmente affascinato, che funsero altrettanto da fonti d’ispirazione per la sua opera. E fu proprio dopo il rientro dalla Sardegna che prese la decisione di organizzare ogni suo singolo lascito scritto in una specie di “gerarchia piramidale” che avrebbe rappresentato, infine, La Comédie humaine. Scelse di suddividerla in Studi di costume, Studi filosofici e Studi analitici (questi ultimi furono progettati ma mai realizzati): ed è soprattutto nella prima parte, dove si mescolano testimonianze, ricordi, favoleggiamenti e racconti di vita reale di città, provincia e campagna francese all'epoca della monarchia borghese di Luigi Filippo d'Orleans, che è possibile scoprire un’altra autentica passione di Balzac, ossia quella per il cibo. 

In verità, la vita di Honoré de Balzac fu solo in piccola parte agiata e ricca di golosi inviti: egli prendeva parte sì agli eventi di vita mondana (grazie al suo talento che si dimostrava spesso in grado di aprirgli le porte, nonché al suo vero e proprio amore per la vita sociale di livello ed il circondarsi di nobildonne), ma non era di certo fra i primi a godere in prima persona e offrire agli altri sontuosi banchetti. Il suo carattere e stile di vita venivano definiti come quelli di un eremita e di un vagabondo, e passò la maggior parte degli anni del suo successo ad essere perseguitato dai debiti e dai creditori, a causa di tanti investimenti e speculazioni sbagliate. 

Ad ogni modo, di lui si narra che fosse uno scrittore davvero instancabile (attivo soprattutto di notte, tra l’1.00 e le 8.00 del mattino), e, forse proprio per i suoi eccessi di lavoro senza orari, che fosse un grande amante e bevitore di caffè. Prima di dedicarsi alla scrittura, preferiva fare un pasto leggero intorno alle 17-18 del pomeriggio, per poi abbandonarsi al sonno fino a mezzanotte. Maneggiava la piuma e l’inchiostro in modo ossessivo, era maniacale nel rileggere e correggere le sue opere, poteva trascorrere anche 15 o 20 ore di seguito a dedicarsi alla sua vocazione. 

Nei periodi creativi lo scrittore, appartato e isolato, si nutriva solo di uova, frutta e caffè e tornava ad essere una buona forchetta solo quando riprendeva i contatti col mondo circostante. Qualcuno narrò ai tempi di averlo visto divorare in un unico pasto un centinaio di ostriche di Ostenda, 12 costolette di agnello, un anatroccolo cucinato alle rape, due perniciotti e una sogliola di Normandia. Balzac apprezzava però anche la cucina e i prodotti internazionali, come in particolare le "rillettes" dell'Angiò, la marmellata di pesche duracine e il marzapane di Issoudun.

Ciò fan ben comprendere che, nonostante il volersi “mantenere leggero” per rendere meglio nel suo lavoro, Balzac resta indimenticato anche per l’essere stato un autentico buongustaio, e di stazza non certo magra. Un aneddoto su di lui narra che, quando venne rinchiuso per pochi giorni in prigione all’età di 36 anni, chiese al suo editore di portagli 200 franchi, e appena li ottenne scelse di spenderli subito per ordinare un pranzo luculliano da condividere con lui, scegliendo uno dei più rinomati ristoranti parigini del tempo, il Véfour, che servì piatti di selvaggina rifiniti con tartufo, gli amatissimi pasticci di fegato locali, torte dolci e salate e tante altre specialità gastronomiche. Perché, come diceva Balzac, anche la gioia di gustare buon cibo alimenta la capacità di scrivere, e moltiplica ad una velocità incredibile anche il gradimento del testo da parte dell’editore!

Negli Studi di costume, Balzac non manca di rimarcare quanto, nei contesti familiari, la cucina sia spesso di livello scadente: è proprio attraverso queste affermazioni che racconta al contempo quanto per lui sia fondamentale vivere una vita “più gourmet” e frequentare anche per questo le case nobiliari e gli amici più abbienti, dove nutre grande stima verso gli chef e le brigate in grado di servirgli pasti di grande livello. 

 Nel 1976, il cronista parigino Robert Courtine ha pubblicato uno specifico libro intitolato “Balzac à table”, raccogliendo tutti gli stralci scritti che mettevano in luce la passione per il cibo di Balzac nella sua opera. E’ incredibile quanto, con l’abilità di intersecare le parole, ci si renda subito conto di quando Balzac voglia comunicare la “tristezza” o l’”allegria” generata da un pasto. 

“[…] questo pranzo, di una frugalità monastica, era composto di un piccolo rombo accompagnato da una salsa bianca, delle patate, un’insalata e quattro piattini di frutti, pesche, uva, fragole…”

(tratto da L’envers de l’histoire contemporaine)

 “[…] alla fine della cena furono serviti gelati detti “plombières”. Tutto il mondo sa che questo tipo di gelati contiene piccoli frutti canditi disposti sulla sua superfice e serviti in piccoli bicchieri […] Questi gelati furono ordinati dalla Signora di Val-Noble nella celebre gelateria posta all’angolo della via Taitbout […]”

(tratto da Splendeurs et misères des courtisanes)

Nell’intera Comédie humaine, inoltre, Balzac cita e fa riferimento anche a diversi locali, tra cui ben 40 ristoranti ma anche caffè e gelaterie, che consiglia e recensisce dunque in un modo ancor più creativo di quanto accada oggi! Così come non mancano i veri e propri personaggi gourmet citati nei suoi svariati scritti: c'è il padre Rouget che, ne La Rabouilleuse, è convinto del fatto che l'omelette risulti più buona quando i tuorli e gli albumi vengono sbattuti separatamente; in Le cabinet des antiques, il visdomino di Pamiers dimostra che una cena può riuscire bene quando non ci sono più di sei convitati. E infine, non tutti sono a conoscenza raccolta di testi culinari dal titolo "Il gastronomo francese o l'arte di vivere bene", scritta ed edita a proprie spese proprio da Balzac.

Scritto da Sara Albano

Diplomata al liceo linguistico internazionale di Taranto, sua città di nascita, raggiunta la maggiore età sceglie di seguire il cuore trasferendosi nella food valley d’Italia, conseguendo la laurea magistrale in scienze gastronomiche presso l’Università di Parma, per poi intraprendere un master in Marketing e Management per l’Enogastronomia a Roma e il percorso per pasticceri professionisti presso la Boscolo Etoile Academy a Tuscania, dopo il quale ha subito inizio il suo lavoro all’interno della variegata realtà di Campoli Azioni Gastronomiche Srl,  dove si occupa oggi di back office, redazione e project management a 360°, sia in ambito di ristorazione ed eventi, che in ambito di attività che coniugano la gastronomia ai settori dell’editoria, del marketing e della comunicazione. 

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