Il vestito di Arlecchino

Una poesia per concludere il Carnevale di Gianni Rodari, per scoprire tra varie maschere... la ricetta di Balanzone!

Il vestito di Arlecchino

Il vestito di Arlecchino

Per fare un vestito ad Arlecchino
ci mise una toppa Meneghino,
ne mise un’altra Pulcinella,
una Gianduja, una Brighella.
Pantalone, vecchio pidocchio,
ci mise uno strappo sul ginocchio,
e Stenterello, largo di mano
qualche macchia di vino toscano.
Colombina che lo cucì
fece un vestito stretto così.
Arlecchino lo mise lo stesso
ma ci stava un tantino perplesso.
Disse allora Balanzone,
bolognese dottorone:
“Ti assicuro e te lo giuro
che ti andrà bene li mese venturo
se osserverai la mia ricetta:
un giorno digiuno e l’altro bolletta!”

Gianni Rodari

Photo via Canva

Scritto da Anna Maria Stante

Diplomata in canto lirico – timbro soprano presso il Conservatorio di Lecce, e docente di musica presso l’istituto comprensivo Madonna della Camera di Monteparano (Taranto).

Appassionata anche di lettura e di cucina, adora cimentarsi sempre in nuovi esperimenti ai fornelli. 

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