Maria Luigia, la duchessa golosa

Personalità ancor oggi indimenticata nel territorio di Parma e Piacenza, riscopriamo i suoi gusti ed eredità gastronomica

Maria Luigia, la duchessa golosa

Il suo nome completo era Maria Luisa Leopoldina Francesca Teresa Giuseppa Lucia d'Asburgo-Lorena: non certo facile da ricordare per intero, ma di sicuro di lei avrete già sentito parlare sotto gli appellativi più brevi di Maria Luisa d’Austria o Maria Luigia di Parma

Passata alla storia anzitutto per essere stata seconda moglie di Napoleone Bonaparte (cui diede l’unico figlio legittimo, Napoleone Francesco, prendendo i nomi sia del padre che del nonno materno Francesco II, sovrano dell’impero d’Austria), il suo ruolo di imperatrice consorte per la nazione francese durò tuttavia solo quattro anni (dal 1810 al 1814) a causa dell’esilio napoleonico.

Maria Luigia scelse di non seguire Napoleone sull’isola d’Elba, ma di rientrare insieme al figlio a Vienna, restando fedele alla sua famiglia asburgica. Fu probabilmente proprio per via di questa scelta che il congresso di Vienna, dopo i celebri “cento giorni” di Napoleone e la sua sconfitta definitiva a Waterloo, decise di ricompensarla assegnandole in vitalizio il Ducato di Parma e Piacenza, dove fece ingresso il 19 aprile 1816 al braccio del conte Neipperg, che dal 1817 assumerà di fatto il governo del Ducato. 

E mentre da un lato i francesi la criticavano duramente per aver abbandonato Napoleone nel momento più difficile della sua vita, dall’altro lei trovò una nuova, meravigliosa terra d’adozione, a tal punto da decidere in prima persona di italianizzare il suo nome. Ancora oggi, nelle terre emiliane, il ricordo di Maria Luigia nella sua gentilezza, buongusto e originalità rivive in tantissimi particolari, dalle sue dimore ai musei dedicati (come il Glauco Lombardi a Colorno), fino ai piatti più tradizionali o più contemporanei serviti in trattorie e ristoranti della zona, dove il legame delle ricette con la storia e i gusti di Maria Luigia, tutta da raccontare ai commensali, sembra ancora essere un must intramontabile. 

Ma entriamo subito nel vivo degli esempi “da mangiare”, per farvi rivivere attraverso ingredienti, ricette ed aneddoti tutto l’amore che Maria Luigia di Parma provava in modo genuino verso il cibo e la cucina, restando indimenticata anche in questi ambiti. Partiamo dalla profumata erba aromatica che prende il suo nome, ovvero l’erba Luigia (o erba Maria Luigia), l’Aloysia citriodora che corrisponde alla verbena odorosa (da non confondersi con la verbena comune, Verbena officinalis). 

Lo stesso nome del genere botanico “Aloysia” è dedicato alla duchessa “Luisa” (o “Luigia”). Il secondo appellativo “citriodora”, nella chiara radice etimologica latina, racconta da sé il caratteristico profumo di limone che si percepisce sfregandone le foglie. Lanceolate e di colore verde vivo, il loro odore ricorda la melissa ma si presenta un po' più intenso, rendendole ottime per infusi e tisane, e non di rado utilizzate per profumare primi piatti (soprattutto a base di pasta ripiena, tanto amata in territorio emiliano), secondi a base di pesce o carni bianche e altri piatti della stagione primaverile.

Ricca di oli essenziali, l’erba Luigia è piuttosto semplice da coltivare anche nel proprio orto o sul balcone di casa. Se ne ricavano anche ottimi liquori digestivi, e ai tempi di Maria Luigia di Parma era molto usato (e pare ovviamente anche da lei molto amato) per ottenere profumi per la persona e per gli ambienti (rappresentava anche un insetticida naturale).  Erano inoltre già note altre proprietà della pianta, come quelle antisettiche, anti-spasmodiche, febbrifughe, sedative, stomachiche e toniche. 

L’elegante stile francese che aveva influenzato la vita della già aristocratica Maria Luigia di Parma rivive inoltre ancora oggi nella tradizione delle violette di Parma. Fiori che adorava (li scelse persino per adornare il proprio abito nuziale), di una varietà locale dal fiore particolarmente “grande” nella sua piccolezza, dai petali di color malva chiaro, e odorosi a tal punto da rientrare non solo nell’uso in profumeria, ma anche in quello gastronomico. Nelle pasticcerie storiche di Parma è pressoché impossibile non trovare preziose e delicate violette candite che decorano torte e pasticcini di regale semplicità.

Prima di Maria Luigia, la violetta nostrana era conosciuta all’estero come “violetta portoghese” o “violetta di Napoli”: fu la duchessa a diffonderne, a partire dalla Francia, l’appellativo specifico di “violetta di Parma”. Pare si dedicò personalmente allo studio della botanica (aveva moltissimi interessi) e alla coltivazione della pianta; e la violetta divenne preso il suo segno distintivo, che, oltre ad essere il suo profumo preferito per il corpo, faceva dipingere su piatti e ceramiche, carte da lettera, ventagli. Amava inoltre indossare abiti e mantelli che richiamavano il colore viola del fiore. 

Se vi capiterà di passare da Parma e di trovare una pasticceria tradizionale che vende violette candite, non fatevene sfuggire l’assaggio: saranno ottime anche sul gelato fiordilatte, o da gustare sorprendentemente con il caffè. Il corpo di Maria Luigia è sepolto a Vienna, insieme ad altri componenti della dinastia Asburgo: la sua tomba è sempre ornata da mazzetti di violette donati da chi ancora vuole onorare la duchessa con il suo fiore prediletto. Colta e raffinata, Maria Luigia di Parma collezionava quadri e altri pezzi d’arte, sapeva suonare il pianoforte, cantare, ballare, ricamare e anche cucinare: si racconta fosse particolarmente ghiotta di dolci, tanto da avere l’abitudine di farsi inviare direttamente da Parigi la sua tipologia di cioccolatini preferita. 

Altre notizie gastronomiche su di lei sono giunte a noi attraverso i testi scritti al tempo da Vincenzo Agnoletti, cuoco che lavorò al servizio di Maria Luigia presso la corte parmense per un decennio. Dai natali romani, figura di grande esperienza, Agnoletti pubblica il suo primo ricettario nel 1803 (“La nuova cucina economica”), ma è nel suo secondo testo (“Il Manuale del Cuoco e del Pasticciere” del 1834) che si notano alcune particolari nuove attenzioni nella sua cucina in relazione ai gusti del suo “datore di lavoro”.

In questo ricettario, particolare attenzione viene riposta per l’appunto nella descrizione delle ricette dolci: Agnoletti cita e spiega tantissimi tipi diversi di biscotti, sorbetti e rosoli, dedicandosi persino a svelare i segreti per ottenere i coloranti naturali da utilizzare in pasticceria per renderla ancora più accattivante. Passato alla storia anche come strenuo sostenitore del servizio alla francese (tutte le pietanze di un pasto servite insieme in tavola) nel periodo storico in cui iniziava a presentarsi l’opportunità di applicare il servizio alla russa (pietanze servite in successione una per volta, proprio come siamo abituati oggi), Agnoletti era ben abituato a preparare fastosi banchetti di successo alla corte della duchessa di Parma, ritenendoli più consoni e dal maggior successo assicurato. 

Maria Luigia di Parma inoltre, parlando perfettamente sia il francese che l’italiano, contribuì con le sue attenzioni e attività intorno al buon cibo a sancire l’ingresso nella nostra lingua di diverse terminologie (italianizzate) d’origine francese (alcune svanite, altre ancora oggi in uso). Nei menu contenuti nel Manuale di Agnoletti, si trovano parole come antrè, antremè, gattò, le quali altro non sono che l’italianizzazione dei termini francesi entrée, entremets e gateau. Nel dialetto parmigiano, le patate ancora oggi si chiamano pomdatera (dal francese pomme de terre) e i pomodori tomaca (dal francese tomate)

Alla sua tavola la Duchessa mescolava cucina austriaca, francese ed italiana, il tutto naturalmente a seconda delle occasioni e dei gusti dei propri ospiti: quando si trovava in visita nella sua terra natìa era affezionata alle salsicce con i crauti, mentre quando ospitava alte cariche dava sfoggio delle influenze a tavola della cultura gastronomica francese ed italiana.

Maria Luigia di Parma fu inoltre tra le personalità del tempo che portarono anche in Italia l’arte della viennoiserie, ovvero di tutte quelle dolcezze pasticcere il cui processo produttivo si mescola con quello della panificazione, a partire da brioche e krapfen. Negli ultimi anni della sua vita, all’interno dei suoi scritti, Maria Luigia si descrive solitaria benché felice perché attorniata dall’amore familiare. Si spense a Parma il 17 dicembre 1847, e la sua tomba si può ammirare ancor oggi nella Cripta dei Cappuccini di Vienna.


Note bibliografiche e sitografiche
Carlo Vanni & Eliselle, Le delizie della duchessa – Maria Luigia a tavola, Edizioni del Loggione 2016
www.museodellacucina.com
www.parmaelasuastoria.it

Scritto da Sara Albano

Laureata in Scienze Gastronomiche , raggiunta la maggiore età sceglie di seguire il cuore trasferendosi a Parma (dopo aver frequentato il liceo linguistico internazionale), conseguendo in seguito alla laurea magistrale un master in Marketing e Management per l’Enogastronomia a Roma e frequentando infine il percorso per pasticceri professionisti presso la Boscolo Etoile Academy a Tuscania. Dopo questa esperienza ha subito inizio il suo lavoro all’interno della variegata realtà di Campoli Azioni Gastronomiche Srl, , dove riesce ad esprimere la propria passione per il mondo dell'enogastronomia e della cultura alimentare in diversi modi, occupandosi di project management in ambito di promozione, eventi e consulenza per la ristorazione a 360°, oltre ad essere referente della comunicazione on e offline di Fabio Campoli e parte del team editoriale della rivista Facile Con Gusto.

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