Un primo piatto raffinato in cui le note profumate dello zafferano sposano quelle dei frutti di mare e dei fiori di zucca
Un calendario differente per tante tradizioni altrettanto diverse
La Russia è certamente un paese molto affascinante per diversi aspetti, ma trovandoci in dicembre abbiamo voluto soffermare l’attenzione sui festeggiamenti del Natale in questo paese ricco di tradizioni particolari.
Una premessa importante da fare è legata all’aspetto che per decenni ha visto questo paese non festeggiare questa ricorrenza.
Infatti, dopo la rivoluzione bolscevica del 1917, venne bandita la celebrazione del Natale ortodosso, in seguito alla politica di laicizzazione dalla quale la Russia venne investita. Fu dunque solo posteriormente al crollo dell’Unione Sovietica, dunque dal 1991, che le chiese ebbero il nuovo diritto di tornare a esercitare pubblicamente le loro funzioni.
Ma veniamo ad alcune differenze sulle date della celebrazione dei festeggiamenti: in Russia il 25 dicembre è infatti considerato come un “giorno ufficiale di riposo”, poiché il vero Natale per la chiesa ortodossa si celebra invece il 7 gennaio, come sancito dal vecchio calendario giuliano (dunque non quello gregoriano adottato classicamente dalla chiesa cattolica, ndr).
Il motivo di questa differenza sta nel fatto che gli ortodossi non riconoscono l’autorità papale, e per questo la storia li ha portati a non uniformarsi con gli altri nell’istituzione del calendario gregoriano (che, non a caso, fu promosso nel 1582 proprio da un papa che portava questo nome, ovvero Gregorio XIII).
In Russia il Natale è caratterizzato da un periodo di digiuno pari a 40 giorni, che deve precedere il giorno del festeggiamento. Un digiuno specifico, rigoroso e pressoché irrinunciabile per chi professa la fede ortodossa. Quello prenatalizio viene definito come Digiuno della Natività, inizia precisamente il 27 novembre di ogni anno e non è di certo assoluto: prevede però che non si consumi alcun tipo di prodotto di origine animale (inclusi i derivati come latte, formaggi e uova).
Sono il mercoledì e il venerdì i giorni in cui si rende fondamentale mangiare di magro: il terzo giorno della settimana ricorda infatti il tradimento di Cristo da parte di Giuda Iscariota, mentre nel quinto viene commemorata la Crocifissione. Durante il digiuno della natività sono banditi anche gli alcolici, ad esclusione del più leggero vino e della birra, il cui consumo viene consentito nelle giornate del martedì e del giovedì. L’ultimo giorno di digiuno cade il 6 di gennaio, dunque in occasione della vigilia del Natale ortodosso. Qualche giorno prima, si verifica la tradizione familiare di partecipare tutti insieme alle grandi pulizie della casa, inclusi i bambini, intrepidi di dare anche il proprio piccolo aiuto per rendere la casa pulita e accogliente prima dei festeggiamenti.
Il 6 gennaio è un giorno particolare di digiuno, che prende il nome di Sočelnik: non è previsto né fare colazione né pranzare, e solo appunto ai bimbi è consentito mangiare qualcosa per non sentire troppo i morsi della fame. Il nome russo conferito a questo giorno proviene dalla parola “sočivo”, che ancora oggi ma soprattutto un tempo dava il nome a quell’unico cibo il cui consumo era previsto nella giornata.
Dopo il tramonto, la famiglia è finalmente pronta per preparare la tavola natalizia. Un rito molto speciale, che prevede che sul tavolo perfettamente pulito venga sistemato uno strato di paglia o fieno. Poi, il capofamiglia vi spargerà sopra dei chicchi di grano, e solo infine si ricoprirà il tutto con la più grande e bella tovaglia della casa. Ad ogni angolo del tavolo è tradizione inoltre sistemare uno spicchio d’aglio, secondo una credenza che lo assurge a simbolo di protezione da malattie e forze malefiche. Una volta che nel cielo sarà comparsa la prima stella del giorno (che simboleggia la cometa di Betlemme), e dopo aver intonato l’inno del Natale sovietico, si sarà pronti all’apertura dei festeggiamenti, in un clima pur sempre non eccessivamente opulento.
Durante la cena della Vigilia si consumano infatti pietanze semplici a base di carne e di latte (di cui ci si è privati per la maggior parte dei giorni precedenti), insieme al cutià (preparato con grano o riso cotti e conditi con miele e frutta secca) e al vzvar (bevanda a base di frutta essiccata bollita e dolcificata con il miele). Giunto il giorno del 7 gennaio, finalmente ogni cittadino russo ha modo di godere di un meritato pasto, particolarmente lauto. Secondo la credenza popolare locale, tanto più sarà ricco il pranzo natalizio, tanto più il nuovo anno sarà fortunato. Mentre la Vigilia viene vissuta generalmente solo in famiglia, la giornata del Natale si arricchisce di ospiti intrepidi di degustare ben 12 portate, in ricordo del numero degli apostoli.
Ma qali sono i piatti simbolo del Natale in Russia?
Anzitutto i classici blinis, morbidi e fragranti basi multiuso per il servizio di antipasti caldi e freddi, guarniti con le migliori prelibatezze, dal salmone affumicato al caviale, dalla lingua salmistrata alle uova farcite con insalata russa e sottaceti. Immancabile lo storione bollito, servito con una golosa salsa di accompagnamento a base di cipolle fritte, funghi e carote; così come l’anguilla cotta nel vino rosso.
Il primo piatto spesso consiste in un brodo o una vellutata di vegetali (spesso arricchita con funghi e un tocco di panna acida). La portata principale più diffusa è il maialino da latte servito con una polenta di grano saraceno. Si conclude in bellezza con vari dessert: torta di ricotta, rotolo di papavero e l’irrinunciabile prianiki, dolce a base di miele e spezie.
L’immagine del Natale in Russia non risulta però completa se non si parla della figura di Babuchka, anziana donna che nell’immaginario sovietico era solita ospitare nella sua casa vagabondi e bisognosi. La leggenda locale racconta che un giorno alla sua porta bussarono tre uomini vestiti di tutto punto che, guidati da una cometa, erano alla ricerca della grotta di Gesù. Fu così che la donna si offrì di seguirli portando con sé l’unica cosa che possedeva, ovvero un tozzo di pane nero. Smarritasi lungo la strada, si narra che sia ancora in viaggio per il mondo alla ricerca del suo obiettivo.
Per questo la mattina di Natale, i bambini russi ritrovano nella propria calza proprio un pezzo di quel pane nero. Non si esclude che da questa figura possa aver tratto origine anche la leggenda italiana della Befana.
Scritto da Sara Albano
Laureata in Scienze Gastronomiche , raggiunta la maggiore età sceglie di seguire il cuore trasferendosi a Parma (dopo aver frequentato il liceo linguistico internazionale), conseguendo in seguito alla laurea magistrale un master in Marketing e Management per l’Enogastronomia a Roma e frequentando infine il percorso per pasticceri professionisti presso la Boscolo Etoile Academy a Tuscania. Dopo questa esperienza ha subito inizio il suo lavoro all’interno della variegata realtà di Campoli Azioni Gastronomiche Srl, , dove riesce ad esprimere la propria passione per il mondo dell'enogastronomia e della cultura alimentare in diversi modi, occupandosi di project management in ambito di marketing e comunicazione e consulenza per il food service a 360°, oltre ad essere il braccio destro di Fabio Campoli e parte del team editoriale della scuola di cucina online Club Academy e della rivista mensile Facile Con Gusto.



















































































































































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