In edicola sul numero di novembre di Alice Cucina
Nella notte del 5 gennaio fate silenzio per “I cos’vucc” e i 9 bocconi di Montescaglioso (in Basilicata): ecco il racconto della tradizione
Montescaglioso è un paese della Murgia Materana noto anche come la “città dei monasteri” perchè vi si trovano ben quattro complessi monastici, il principale dei quali è l’Abbazia di san Michele Arcangelo. Ogni anno, la notte del 5 gennaio, è questo luogo il fulcro della Notte dei Cucibocca, chiamati “cos’vucc” nel dialetto locale.
Dalle ore 20 prende il via la Notte dei Cucibocca, evento che mescola sacro e profano, probabilmente una rivisitazione dei riti Saturnali romani che mettono fine alle feste natalizie per lasciare il posto al periodo più sobrio della Quaresima dando quindi inizio al Carnevale. I protagonisti assoluti di questa tradizione sono dei personaggi strani e misteriosi, i Cucibocca appunto, che sfilano nelle vie del paese con in mano un lungo ago per intimare il silenzio, minacciando soprattutto i bambini di cucire loro la bocca.
Niente paura però: questo è solo un rito che ha origini molto lontane e i Cucibocca serbano il segreto dell’andamento dell’anno che verrà. Il travestimento di questi loschi figuri è molto particolare: hanno il viso nascosto da una lunga barba di canapa e occhiali fatti con le bucce di arancia, indossano lunghi pastrani scuri e in testa hanno un grande cappello di paglia ottenuto da un “fiscolo”, un disco di canapa che si usava nella frangitura delle olive.
Un Cucibocca ha l’aspetto assimilabile a quello di un pastore errante ma anche di un pellegrino o di un eremita: porta un lungo bastone a volte sormontato da due feticci, un cesto di vimini, una lanterna e delle catene ai piedi per segnalare col rumore il suo arrivo. Vari sono i significati attribuiti al rito dei Cucibocca in cui si mescolano il sacro e il profano; una leggenda ritiene che essi siano anime del Purgatorio che tornano sulla Terra per visitare le proprie case e chiedere cibo e in questa interpretazione vediamo una somiglianza con la festa di Halloween.
Altre interpretazioni ritengono che la tradizione sia legata alla strage degli Innocenti voluta da Erode dato che le minacce sono rivolte principalmente ai bambini; questi, spaventati, si mettono a letto così che la Befana possa portare i doni. Secondo altri ancora i Cucibocca sarebbero frutto della fantasia dei pastori e dei contadini lucani i quali con il travestimento potevano entrare almeno una notte nelle case dei padroni e mangiare gratis.
Tra le varie interpretazioni di questa usanza la più attendibile vede la figura del Cucibocca legata ad Arpocrate, il dio egizio del silenzio, figlio di Iside e di Osiride che è raffigurato all’interno dell’Abbazia di San Michele con la sua lunga barba bianca nell’atto di imporre il silenzio con il dito sulla bocca. In questo affresco tutto intorno compare la scritta ”Silentium sit vobis charum ut vivent non sit amarum” che vuol dire “il silenzio vi sia caro affinchè il vivere non sia amaro”; un invito al silenzio e a non divulgare i segreti magici e religiosi, ma anche ad interiorizzare la parola per concentrarsi su ciò che è divino e può rendere l’uomo felice.
La Notte dei Cucibocca attrae ogni anno turisti e visitatori anche perché è l’occasione per gustare prelibatezze locali tipiche, tra cui anche gli ultimi dolci natalizi quali struffoli e cartellate; la tradizione vuole infatti che sulla tavola del 5 gennaio a Montescaglioso ci siano i “nove bocconi del Cucibocca“, uno diverso dall’altro: pettole, strascinati (pasta fresca lucana), baccalà a ciauredda, fucazz (focaccia), fichi secchi, frutta secca, olive, peperoni cruschi e cauzunciedd (ravioli di ricotta e cannella).
Recentemente si è pensato di realizzare un unico “calzone del Cucibocca” che contiene nove bocconi, ossia un filone lungo circa un metro e mezzo che viene riempito con olive, melanzane, funghi, pomodori secchi, salame dolce, pepe nero, paprika, grana e cime di rapa (anche se l'idea farà storcere il naso ai più tradizionalisti). I nove bocconi servirebbero al Cucibocca, secondo il costume locale, ad attraversare il confine tra l’anno che è finito e l’altro che inizia, ai partecipanti alla festa serve ad usare la bocca per mangiare in compagnia piuttosto che tacere e a scambiarsi ancora gli auguri per un buon anno .
Photo via Wikimedia Commons



















































































































































0 Commenti