Il riso nella Grande Muraglia

1500 anni di vita fondati su materiali biologici, inorganici e... "malta di riso". Ecco come i cinesi hanno escogitato la resistenza delle costruzioni

Il riso nella Grande Muraglia

Di sicuro è una delle opere più affascinanti e maestose costruite dall’uomo: parliamo della Grande Muraglia cinese, lunga 8850 km ma con uno sviluppo totale di ben 21197 km, se si considerano le diramazioni e le sinuosità che la fanno assomigliare a un enorme dragone. Fu costruita su volere di Qin Shi Huang, colui che si ritiene sia stato il primo imperatore della Cina, vissuto nel III secolo a.C. 

La costruzione della Grande Muraglia cinese - ritenuta una delle sette meraviglie del mondo - cominciò all’incirca nel 214 a.C. a scopo difensivo; è infatti localizzata nel Nord della Cina, che era più esposto alle invasioni barbariche. Nella sua struttura sono presenti torrette, torri-faro, fortezze di comando e camminamenti interni, tutti elementi atti alla difesa del territorio. Nel corso dei successivi 200 anni (circa), la Muraglia fu ampliata per tracciare il percorso della Via della Seta e con la sua “Testa del Vecchio Drago” raggiunge il passo Shanhai e il mare del golfo di Bohai, sul mar Giallo, a 300 km da Pechino.

I materiali utilizzati per innalzare l’imponente fortificazione furono inizialmente terra battuta, sassi e legno. Durante la dinastia Ming però si preferirono i mattoni più facili da lavorare rispetto alla pietra; le pietre furono usate essenzialmente per la fondazione e i passaggi pedonali interni ed esterni .Ma cosa c’entra il riso con la Grande Muraglia? Lo scoprirono alcuni scienziati cinesi che, analizzando la malta adoperata per riempire gli spazi tra i mattoni e le pietre, accertarono che questa era fatta mescolando riso glutinoso (di sua natura più "colloso") alla calce spenta.

Questo fa della Grande Muraglia tra i primi esempi architettonici ad avere ben 1500 anni di età contando su materiali da costruzione composti da materie prime sia biologiche che inorganiche. Probabilmente è anche grazie a questo particolare materiale super-resistente la Grande Muraglia sfida senza timore il passare del tempo; la speciale "malta di riso" ha infatti limitato la formazione di cristalli di carbonato di calcio dalla calce, ed ha anche impedito il crescere delle erbacce tra un mattone e l’altro; del resto, i cinesi facevano già uso della zuppa di riso glutinoso per costruire tombe, pagode e mura delle proprie città. 

Il riso contiene l’80% di amido, formato dai due polisaccaridi (amilosio e amilopectina) in percentuali diverse La quantità di amilosio influenza la cottura del riso: se ce n’è poco, essendo idrosolubile, durante la cottura il riso lo disperde in acqua (il chicco di riso resta morbido), e diventa quindi adatto per la preparazione di dolci e minestre..Quando invece l’amilosio è in percentuale maggiore, i chicchi di riso dopo la cottura restano ben separati tra loro e in questo caso un giusto uso del riso è quello delle insalate. Se invece prevale la quantità di amilopectina, essendo questa insolubile, il riso in cottura gelatinizza e quindi resta colloso: è la caratteristica tipica del riso glutinoso orientale. 

La colla di riso glutinoso - dal nome anglosassone di sticky rice glue - è oggi un adesivo naturale ecologico per carta da parati molto diffuso in Giappone .Qui l’istituto di ricerca chimica in associazione con l’istituto nazionale di ricerca high-tech hanno approntato un procedimento per ottenere un adesivo di riso glutinoso naturale al quale basta aggiungere acqua e mescolare per ottenere una buona colla per carta da parati. L’istituto di ricerca chimica ha anche prodotto una colla fatta con amido modificato chimicamente; in questo caso il riso passa attraverso 12 trattamenti e il colloide che si ottiene è una pseudogomma (o gomma di amido vegetale) meno ecologica dei quella ottenuta dal riso colloso. 

Il riso quindi non è stato coltivato in Cina solo a scopo alimentare ma anche per le costruzioni, e questo ci insegna che dal passato potremo sempre trarre ispirazioni buone ed utili per il futuro, perchè no per ideare i nuovi materiali utili e rispettosi dell’ambiente di cui oggi il pianeta ha sempre più bisogno..

Photo made in AI

Scritto da Elena Stante

Laureata in Matematica nel 1981 presso l’Università degli Studi di Bari, dal 1987 al 2023 ha insegnato Matematica e Fisica presso il Liceo Ginnasio Aristosseno di Taranto .Ha partecipato ai progetti ESPB, LabTec, IMoFi con il CIRD di Udine e a vari concorsi nazionali ed ha collaborato con la nomina di Vice Direttore per la regione Puglia alla rivista online Euclide, giornale di matematica per i giovani. Le piace correlare la scienza al cibo, nonché indagare su storie e leggende, e con Prodigus inizia il suo percorso di redazione di contenuti golosi per gli utenti del web.

0 Commenti

Lasciaci un Commento

Per scrivere un commento è necessario autenticarsi.

 Accedi

Altri articoli