Cos’è il silfio?

Conosciamo quali erano gli usi della spezia (oggi estinta) che prendeva il nome di silfio e fece la fortuna della Cirenaica

Cos’è il silfio?

Si narra che l’antica città di Cirene fu fondata da un gruppo di coloni che partirono dall’isola di Santorini su consiglio dell’Oracolo di Delfi. In seguito, dall’insediamento sulla costa africana riuscirono a colonizzare una zona più vasta che divenne poi conosciuta come Cirenaica, termine che identifica quel lembo di terra storicamente compreso tra l’Egitto e la Numidia, che sconfina nel mitico deserto del Sahara

Fu proprio questa la culla di una civiltà che prosperò con i commerci in tutto il Mediterraneo e che divenne molto famosa per un motivo specifico: la cultura ed il commercio del silfio, il bene più prodotto ed esportato in assoluto, grazie al quale la Cirenaica godette di benefici notevoli. 

Raramente nel corso della storia una pianta ha avuto un così largo successo, dovuto al suo uso molteplice in tanti campi, che le fece acquisire una fama e soprattutto un valore inestimabile. Se pensate che addirittura questa pianta fu riportata sul verso di alcune monete dell’epoca coniate a Cirene (siamo intorno al VI secolo), questo vi dovrebbe dare un segno evidente di successo inusuale per una “semplice” pianta. 

Già, ma molto semplice poi non era. Infatti, alcuni storici antichi tra cui Erodoto riportano che il silfio nascesse e crescesse solo nella zona della Cirenaica, e si discute ancora oggi su come e da quando si possa effettivamente riscontrare la presenza della pianta in quella zona. 

Fatto sta però che la pianta era comunque conosciuta in tutta la zona del Mediterraneo già dagli egizi e dai minoici, perché si possono riscontrare delle attestazioni grafiche che ricordano pressappoco le caratteristiche del silfio, ma sembra chiaro che il suo massimo sviluppo, forse anche per idoneità climatica e ambientale, l’abbia avuta sulle coste della Cirenaica. 

La pianta era usata come foraggio per il bestiame, in medicina, in cucina, e addirittura i Romani pare la utilizzassero come contraccettivo naturale. E proprio da attestazioni romane abbiamo il riscontro che il silfio venisse pagato in denari d’argento in base al peso, così da avere un riscontro reale in termini economici. L’uso in cucina era vario e la pianta poteva essere cotta come mangiata cruda, oppure veniva usata come spezia o erba officinale. 

Anche la linfa del silfio veniva impiegata come profumo naturale, perché una volta estratta dalle fibre si seccava molto velocemente e dalle sue bacche si estraeva un’essenza. Purtroppo, come spesso succede con prodotti elitari che hanno una grandissima richiesta, ad un certo punto il silfio scomparve dal mercato. 

I romani cercarono di coltivarlo, ma con risultati molto scarsi. Altre fonti antiche riportano che si sviluppò anche un fiorente mercato nero del silfio che portò il commercio a dei prezzi stellari per la continua richiesta. Quindi, si ipotizza che proprio questa continua richiesta possa aver distrutto un piccolo ecosistema dove la pianta aveva trovato condizioni ideali, oppure che mutuate condizioni climatiche del nord dell’Africa abbiano condizionato negativamente l’ambiente così vantaggioso per la pianta. 

Qualche studioso ipotizza che questa pianta possa ancora esistere in qualche zona dell’odierna Libia, ma diventa difficile poterla riconoscere oggi, senza aver mai avuto dei riscontri iconografici reali, se non quelli legati ai reperti della numismatica che ce lo rappresenta come una specie di grande finocchio

È molto probabile che il desiderio continuo e senza limiti dei Romani per questa pianta prodigiosa, l’abbia portata alla scomparsa prematura già ai tempi dell’Imperatore Nerone, e purtroppo questo è un esempio di estinzione che nel corso della storia abbiamo già visto ben più di una volta, ma da cui possiamo imparare anche oggi per modulare adeguatamente i nostri consumi, ricordando sempre che le mode alimentari, soprattutto quando perdurano a lungo, comportano inevitabilmente conseguenze negative per l’ecosistema.

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Dopo la laurea in Lettere Antiche segue la passione per la cucina non smettendo mai di approfondirne l'essenza sia nella pratica che nell'approfondimento degli aspetti storici. Oggi cura varie attività che cura in qualità di chef e libero professionista, supportando diverse tipologie di aziende.

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