Il bello dei prodotti sfusi

Accade sempre più spesso non solo di vedere nei supermercati una corsia dotata di una parete piena di dispenser di cibo sfuso, ma anche di veder aprire nuovi piccoli esercizi per le vie delle città dedicate a questo tipo di vendita, dagli alimenti ai detersivi. Una moda (ri)nata nell’ultimo decennio, che ricorda un’usanza che è stata viva fino ad un ventennio dopo la Seconda Guerra Mondiale, quella di comprare alimenti senza confezione.

Non poteva esserci momento storico migliore per recuperare questo modo di fare la spesa che è anzitutto una buona abitudine nei confronti dell’ambiente: meno packaging significa meno rifiuti, meno impatto ambientale, meno inquinamento, soprattutto dal momento che nella maggior parte dei casi gli imballaggi sono fatti di plastica.

Ma non solo: scegliere prodotti sfusi riscuote sempre maggior successo tra i consumatori anche per altri vantaggi. Anzitutto il risparmio economico, dal momento che la confezione ha un impatto sul prezzo del prodotto che in moltissimi casi corrisponde a circa il 30% del costo finale. E non per ultimi, il vantaggio di poter scegliere una precisa quantità desiderata (evitando dunque anche gli sprechi) e quello di poter facilmente stipare in casa i prodotti sfusi in comodi barattoli lavabili. Soprattutto scegliendoli a sezione quadrata, vi garantirete una dispensa ordinatissima e molto meglio organizzata rispetto agli stessi alimenti confezionati, tutti con pacchetti di forme diverse, che spesso rendono gli stipi della cucina un vero caos.

DI certo c’è però un aspetto in cui il settore della vendita del cibo sfuso dovrebbe migliorare: soprattutto nei grandi supermercati, nei dispenser si trovano quasi esclusivamente prodotti di qualità cosiddetta “di primo prezzo”, generalmente piuttosto bassa e, non a caso, a buon mercato.

Sarebbe bello riuscire invece a diffondere anche la cultura dello sfuso di qualità: forse potrebbe rappresentare una strada per commercializzare meglio soprattutto i prodotti del mercato interno, inclusi vino e olio d’oliva.


Fonte: Innaturale

Scritto da Redazione ProDiGus

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