Con radicchio tardivo e scampi, per un primo piatto raffinato ed elegante firmato Fabio Campoli
Scopriamo le pietanze tipiche del Carnevale a Verona tra gnocchi al venerdì, minestrone al lunedì (grasso) e tradizioni curiose da leggere
Il Carnevale di Verona vanta oggi 619 anni di storia (618 nel 2024), ed è stato certificato dal Ministero della Cultura come il terzo carnevale storico insieme alle città di Fano (MC) e di Putignano (BA). Esso affonda le radici nel tardo Medioevo, quando Erzellino da Romano, rientrato a Verona dopo la vittoria dei Ghibellini sui Guelfi nel 1208, ricevette onori e festeggiamenti nella prima domenica di Quaresima .
Da quel momento in poi furono autorizzate le corse del Palio, poi sancite dallo statuto Albertino, con giostre e tornei che richiamavano a Verona cavalieri e dame anche da altre località. Il Carnevale a Verona si chiama “e’ Bacanal de Gnoco”, nome legato alla carestia che colpì gli abitanti della città nel 1500 .Le inondazioni del fiume Adige che attraversa la città e le lotte delle truppe di Carlo V contro Francesco I in Lombardia avevano allora costretto i fornai veronesi, i “pistori”, a bloccare la produzione del pane e la sua vendita .
Fu così che il popolo si rivoltò contro i fornai per procacciarsi pane e grano, ma alcuni cittadini sedarono la rivolta offrendo a proprie spese il cibo ai poveri. Tra questi cittadini c’era Francesco Da Vico, un generoso medico che si occupò di distribuire pane, farina, burro, formaggio e vino ai dodici più poveri, e indicò nel suo testamento di voler essere sepolto vicino alla chiesa di san Zeno.
In Piazza San Zeno esiste tuttora un tavolo in pietra chiamato “tavolo del Gnocco” dove i poveri mangiavano il giorno del venerdì grasso. Da questi fatti è nata la tradizione del “venerdì gnoccolàr” in cui si servono gnocchi per tutti. In uno scritto risalente al ‘700, si descrive l’animazione carnevalesca di cavalieri, maschere, nobili e notabili ed una lunga processione di centinaia di persone con cibo e vino che si snoda come una spirale a tre giri - il “bogòn” (lumaca) - per raggiungere Piazza San Zeno, dove si preparavano, cuocevano e servivano gli gnocchi. A memoria di questi lunghi cortei, ogni anno il carro allegorico più bello della sfilata viene premiato con il “bogòn d’oro” (la lumaca d’oro).
Ma non è tutto, perchè la città di Verona non ha una sola maschera, ma addirittura ventisei, ciascuna a rappresentare il proprio quartiere .Uno dei più importanti personaggi del Carnevale è qui il Duca della Pignata, che sfila insieme alla Duchessa su un carro dedicato, affollato di bambini che lanciano caramelle agli astanti. Ma chi è questo personaggio? Non interpreta la figura di un nobile come suggerirebbe il nome, ma quella di Siro Zulani, figura eccentrica e magnanima, nato a Verona verso la metà dell’’800, che si era meritato il soprannome di “Duca”.
Mentre si svolgevano i lavori di ristrutturazione della sua casa, il Duca trovò una pignatta piena di monete d’oro, i marenghi dell’epoca. Zulani usò le monete per dar da mangiare ai bisognosi, e per questo dal 1884 si festeggia il “Luni Pignatar”; il giorno del lunedì grasso in Piazza Santo Stefano si distribuiscono piatti di minestrone. Il Duca della Pignata ogni anno incontra il Papà de Gnoco (Papà Gnocco), la maschera principale del Carnevale veronese dal 1531; questo incontro simboleggia l’unione tra le due sponde dell’Adige.
Papà Gnocco ha le sembianze di un simpatico Babbo Natale: è anziano, ha una lunga barba bianca e indossa una livrea color panna ed un ricco mantello rosso, ha una grossa tuba in testa, nonché guanti e scarpe bianchi. Il suo scettro è un grosso forchettone dorato con uno gnocco infilzato. Ogni anno Papà Gnocco viene eletto dagli stessi abitanti di Verona tra i tanti candidati; cavalca un asino e i suoi servitori, chiamati “gobeti”, distribuiscono caramelle ai bimbi e gnocchi ai grandi. Gli gnocchi che in tempi remoti erano fatti con farina e acqua, nei secoli hanno visto prima l’aggiunta delle uova e poi, con l’arrivo delle patate dal Nuovo Mondo, anche queste ultime ridotte in purea.
Il condimento tipico del Carnevale veronese è la pastissada de caval, ovvero lo stracotto di cavallo. Anche questo condimento è legato ad un evento, la battaglia tra Odoacre e Teodorico, che causò molte vittime e provocò la morte di molti cavalli. Il popolo veronese ridotto alla fame chiese allora al vincitore Teodorico di poter consumare la carne dei cavalli uccisi nello scontro, e poiché la carne era tanta si pensò di immergerla in vino e spezie - affinché durasse di più - per poi cuocerla.
Tra minestrone, gnocchi e buon vino veneto, come per tutti i carnevali non mancano neanche qui i dolci rigorosamente fritti: le frittelle veronesi sono palline fatte con farina, uova, latte, zucchero, pinoli e uvetta, che dopo la frittura si cospargono di zucchero a velo, mentre le chiacchiere qui si chiamano galani.
Photo via Canva



















































































































































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