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Una storia millenaria e una tradizione contemporanea da scoprire: ecco perchè vale la pena viaggiare in Cina alla scoperta del suo vino
Per millenni, la Cina è stata la culla di civiltà e innovazione, eppure il suo ruolo nel mondo del vino è stato a lungo sottovalutato. Oggi, però, l'antico Celeste Impero sta vivendo una spettacolare rinascita enologica, trasformando regioni aride e inospitali in "terroir" di fama internazionale. Dalle dune del Ningxia alle remote valli dello Yunnan, questo è un viaggio che parte dalle radici e arriva al futuro del vino cinese, dove la storia millenaria si sposa con l'audacia moderna.
Una storia millenaria: da Confucio alla prima cantina moderna
La cultura del vino in Cina affonda le sue radici non solo in millenni di storia, ma nel cuore stesso dell'ospitalità confuciana. Come recitavano i versi del poeta Bai Juyi (772-846 d.C.): "Non rifiutare il mio primo brindisi con il vino; non dubitare del mio secondo brindisi; al terzo, comincerai a conoscere il mio cuore". Un gesto che ancora oggi, nel mondo degli affari e non solo, testimonia il desiderio di stabilire sincerità e fiducia.
Fu l'epoca Han a segnare la svolta, quando l'inviato Zhang Qian, di ritorno dalle sue missioni lungo quella che sarebbe diventata la Via della Seta nel I secolo a.C., portò in patria le prime viti coltivate dalle Regioni Occidentali. L'imperatore Han Wudi ne incoraggiò subito la coltivazione, e l'uva, prima quasi sconosciuta, si diffuse rapidamente. L'età d'oro arrivò con la dinastia Tang (618-907 d.C.), un periodo di grande apertura culturale e commerciale in cui il vino d'uva divenne una bevanda ampiamente diffusa e celebrata dai letterati, dai poeti e dalla corte. Nonostante un successivo declino, dettato da difficoltà logistiche e politiche, l'industria moderna nacque nel 1892 con la fondazione di Changyu a Yantai, nella provincia dello Shandong, della prima cantina commerciale a produrre vini in stile europeo, un'iniziativa pionieristica che importò oltre 100 varietà di uva dal Vecchio Continente.
L’era moderna del vino cinese: zone di produzione, metodi e vitigni
La vera svolta, tuttavia, è avvenuta con l'epoca della Riforma e Apertura, quando gli investimenti e il know-how internazionale hanno trasformato vaste aree della Cina in regioni vitivinicole d'élite. La regione che più di ogni altra incarna questa "nuova frontiera" è il Ningxia, ai piedi dei monti Helan Shan. Qui, il clima continentale offre un'escursione termica giornaliera elevatissima e un irraggiamento solare ottimale, condizioni perfette per la maturazione delle uve, soprattutto il Cabernet Sauvignon, che qui trova un'espressione audace e strutturata, spesso proposto in blend stile bordolese. Tuttavia, l'ambiente è estremo: le temperature invernali scendono regolarmente sotto lo zero, obbligando i viticoltori a intraprendere la faticosa pratica dell'interramento delle viti per proteggerle dal gelo.
Non meno importante è la regione costiera dello Shandong, che ospita la culla del vino moderno, Yantai, e il Golfo di Bohai, con un clima caldo-umido in estate. Altre zone di eccellenza emergono dal profondo dell'Asia: lo Xinjiang, con il suo clima caldo e arido nel bacino di Turpan, e il remoto Yunnan che, grazie alle altitudini prossime al Tibet, consente la coltivazione in un ambiente unico. Accanto ai grandi internazionali come Cabernet Sauvignon, Merlot e Chardonnay, i viticoltori cinesi si stanno concentrando anche su varietà autoctone o ibridi sviluppati localmente per resistere al rigore climatico, come il Gong Niang No. 1 o l'ormai adottato Marselan, un incrocio tra Cabernet Sauvignon e Grenache Noir, che sta riscuotendo un successo crescente.
L'ispirazione e il modello da emulare non sono stati un mistero: è stata la Francia, e in particolare Bordeaux, a fornire la bussola. I produttori cinesi non si sono limitati a importare barbatelle, ma hanno investito massicciamente nella formazione di enologi e nell'adozione di tecniche d'avanguardia, spesso inviando i propri talenti a studiare nelle più prestigiose scuole europee. Questa aspirazione al vertice ha portato a una fedele emulazione del modello bordolese, che in casi estremi si traduce nella costruzione di sontuosi châteaux in stile europeo, replicando l'estetica e la filosofia produttiva dei Grand Cru francesi anche in mezzo a paesaggi altrimenti desertici. Il risultato è la rapida acquisizione di concetti complessi come terroir e blend, con una velocità d'apprendimento che ha stupito il mondo intero.
Tappe imperdibili: le cantine da scoprire
Una visita nella regione del Ningxia dovrebbe includere una sosta alla Silver Heights Vineyard. Fondata dalla produttrice Emma Gao e dal marito, questa è stata una delle prime aziende a conduzione familiare a guadagnare un riconoscimento internazionale, dimostrando il potenziale qualitativo della regione. Nelle vicinanze, anche la Kanaan Winery si distingue per la sua capacità di attrarre professionisti di alto livello e produrre rossi solidi e convincenti.
Per assaggiare un pezzo di storia, la Changyu a Yantai offre un'immersione nell'origine industriale del vino cinese, con prodotti di punta come lo Château Changyu Afip e il Château Moser XV. Infine, per un'esperienza davvero esotica e remota, il progetto di lusso Ao Yun (letteralmente "nuvola volante"), sostenuto dal gruppo LVMH e situato nelle valli di alta quota dello Yunnan vicino al Tibet, offre un vino in stile bordolese che sfida ogni convenzione geografica, dimostrando l'inesauribile audacia della nuova enologia cinese. Queste cantine, tra storia e innovazione, non offrono solo vini di alta qualità, ma raccontano la storia di una nazione che sta ridefinendo i suoi confini culturali e commerciali nel mondo.
Photo by Veronica Falcone + su gentile concessione delle cantine Silver Heights Vineyard e Changyu Wine

Mappa del vino in CIna by Decanter
Scritto da Veronica Falcone
Laureata in Scienze della Comunicazione e dell'Informazione presso l'Università Roma Tre, Il cibo e la convivialità dei riti ad esso connessi rappresentano il fil rouge che lega i suoi ricordi e le sue esperienze. Con un master in "Global marketing, Comunicazione e Made in Italy" e le specializzazioni WSET (Wine and Spirits Education Trust) e Italian Wine Scolar (dispensata dalla Wine Scolar Guild) conseguite, oggi si dedica con passione a food & wine writing e alla cura della comunicazione e dell'organizzazione eventi per il mondo del food & beverage, Ama particolarmente il mondo del vino, lo studio di esso e la ricerca delle varietà autoctone più rare allevate nei territori meno conosciuti: questa passione l'ha spinta anche oltre confine, alla scoperta di nuovi e lontani mondi vitivinicoli tutti da scoprire e raccontare.

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