Il Morellino di Scansano

Un vino che fa rima con il territorio della Maremma, dando vita ad un’equazione perfetta il cui risultato non delude mai: scopriamolo insieme

Il Morellino di Scansano

Il Morellino di Scansano è un poderoso vino rosso che nasce sulle colline alle spalle di Grosseto, intorno al paese di Scansano. Insieme a Brunello di Montalcino, Montepulciano e Chianti, è il portabandiera nel mondo della vitivinicoltura toscana. A sua tutela esiste un Consorzio, a cui aderiscono 25 aziende produttrici, e una Cooperativa del Morellino fondata nel 1972, esattamente sei anni prima che questo rosso ottenesse il riconoscimento DOC, nel 1978. Morellino è il nome con cui in Maremma viene chiamato il vitigno Sangiovese - padre di tanti altri famosi rossi toscani - termine che a sua volta deriverebbe dal colore morello del mantello dei cavalli maremmani, che un tempo venivano impiegati per trainare le carrozze. 

La bontà di questo vino era già nota agli Etruschi, i quali furono praticamente i primi viticoltori della zona. Agli Etruschi seguirono i conquistatori Romani i quali, con accorta saggezza, suddivisero le stupende vigne in centurie cioè parcelle regolari da attribuire ai diversi proprietari e praticamente sottoponibili al sistema di tassazione dell’Impero Romano. Del buon nome di questo vino sono testimoni anche grosse anfore da vino ritrovate presso la cittadina di Cosa; sono stati trovati anche relitti di navi sul fondo del mare nei pressi di Marsiglia, navi piene di anfore da vino con il marchi indicativi di produttori di vino della zona etrusca in questione. Anfore firmate sono state trovate non solo a Marsiglia ma anche in aree interne della Francia del sud, sempre con i marchi dei medesimi produttori del vino di Scansano, come lo era la famiglia dei Sestii

Nel tempo, il territorio giunse nelle mani dei Medici prima e dei Lorena poi. Anche queste due grandi famiglie curarono il territorio, producendo però sempre un vino da tutto pasto, facile da commercializzare e capace di consentire agli operatori di incassare guadagni utili per vivere e continuare a coltivare. In quel periodo, le strade per la consegna del vino non erano proprio delle migliori, sia per struttura della rete stradale stessa che per pendenze da superare e discese sulle quali non prendere velocità con i carri. Un trasporto difficile che fu però agevolato dalla forza e dalla resistenza dei forti e muscolosi cavalli maremmani dal mantello morello. 

Alla fine del 1800, il produttore Vannuccini propose ai produttori di vino di non produrre solo la tipologia da tutto pasto, ma anche una versione riservata al consumo nel corso di eventi più importanti. Si cominciò allora a operare in modo particolare sia nella vigna che nella cantina, con regole rigide che puntavano ad una minore quantità sia di uva che di vino, ma di qualità superiore. La selezione operata ha riguardato anche la Cooperativa nata nel 1972, visto che all’inizio i soci erano circa 300, mentre oggi si sono ridotti a circa la metà: non tutti sono disposti a seguire le rigide regole produttive. 

La particolarità della zona di produzione del Morellino di Scansano è quella di consentire un controllo naturale dei parassiti della vite con pochi interventi antiparassitari. Infatti, sole e altitudine, montagne alle spalle e mare di fronte fanno in modo che gli insetti nocivi alla vite non si sviluppino in modo significativo o, addirittura, non si presentino proprio in zona. Lo stesso dicasi per la scarsa diffusione delle malattie crittogamiche, con la conseguente riduzione della distribuzione di anticrittogamici. Nel disciplinare di produzione la zona di coltivazione è quella dei comuni di Scansano e parte di Campagnatico, Grosseto, Magliano, Manciano, Roccalbegna, Semproniano, tutti in provincia di Grosseto, territorio compreso tra il fiume Ombrone a nord e Albegna a sud. 

La resa massima dei vitigni deve essere di 120 Q/ha, il vitigno utilizzato deve essere il Sangiovese almeno per l’85%, con eventuale aggiunta di altre uve rosse locali come ciliegiolo, colorino e alicante, o internazionali come merlot, cabernet ed altri; in genere però si cerca di usare per il 100% il Sangiovese, visto anche che il mercato apprezza molto questa scelta; il titolo alcolico minimo è di 11,5 gradi, l’epoca migliore per il consumo è dopo 3-5 anni dalla vendemmia, la temperatura di servizio giusta è di 18 – 20°C. Del Morellino di Scansano esiste anche la tipologia Riserva che prevede un titolo alcolico minimo di 12 gradi e un periodo di affinamento di 26 mesi. Il Morellino di Scansano per il 90% del consumo è assorbito dal mercato nazionale.

Il Morellino di Scansano è scampato felicemente alle ipotesi che alcuni avevano avanzato circa la miscelazione del Sangiovese con altre uve come Merlot, Cabernet e Shiraz: è stato un bene perché certamente sarebbe venuto fuori un buon vino, ma altrettanto certamente non sarebbe stato il Morellino di Scansano che conosciamo oggi, e che con tanto amore e sacrifici è stato ottenuto da tanti vignaioli ed enologi toscani.

Il vitigno come detto è il Sangiovese, che ci dona un vino ben strutturato e piuttosto ricco in tannini, di un bel rosso rubino (un vino che “tinge”), con profumi intensi di frutti a bacca rossa (marasca e altre ciliegia) e nera (mora selvatica), che evolvono verso quelli floreali di viola mammola e speziati con l’affinamento, per sconfinare secondo alcuni verso il cuoio e i minerali. La freschezza è buona, così come la sapidità. Quando giovane, il Morellino di Scansano è un ottimo vino a tutto pasto, mentre il tipo Riserva ha le caratteristiche ottimali per esaltare i piatti a base di carne, come il maiale oltre che la lepre in salmì, l’anatra alle ciliegie, l’oca selvatica arrosto e la scottiglia di cinghiale locali, ma anche tanti altri ricchi secondi piatti della tradizione italiana. 
 

Note bibliografiche

  • AA.VV., Il Vino Italiano, Ed. AIS
  • L. Veronelli, Bere giusto, Ed. BUR
  • Rivista il Mio Vino, Ed. Il Mio Castello
  • A. Calò – A. Scienza – A. Costacurta, Vitigni d’Italia, Edagricole
  • A. Dominé, Vino, Ed. Gribaudo

Scritto da Luciano Albano

Laureato con lode in Scienze Agrarie presso l’Università degli Studi di Bari nel 1978, ha svolto servizio come dirigente del servizio miglioramenti fondiari della Regione Puglia presso l’Ispettorato Agrario della città di Taranto. Appassionato di oli e vini, ha conseguito il diploma di sommelier A.I.S. e quello di assaggiatore ufficiale di olio per la sua regione

Già specializzato in Irrigazione e Drenaggio dei terreni agricoli presso il C.I.H.E.A.M. di Bari (Centre International de Hautes Etudes Agronomiques Mediterraneennes), nonché iscritto all'Ordine dei Dottori Agronomi della Provincia di Taranto e nell'Albo dei C.T.U. del Tribunale Civile di Taranto

, da sempre ama approfondire il food e il beverage per metterne in rilievo ogni sfaccettatura.

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