Metà della popolazione italiana parla di cibo tutti i giorni: lo svela una ricerca
Da cura per i disturbi gastrici e renali a bevanda militare e sociale
Alla base della storia dell’origine del gin ci sono i disturbi dello stomaco e dei reni, ai quali il farmacista olandese Sylvius Franciscus cercava con caparbietà di porre rimedio, senza però mai ottenere un buon risultato. Sylvius era un accreditato professore universitario a Leida, e tanto cercò che, alla fine, trovò in una bevanda chiamata Jenever la soluzione per stomaco e reni.
Lo Jenever era una bevanda a base di alcol ottenuto da grano e bacche di ginepro, che in breve tempo conquistò sia gli ammalati di stomaco e reni che tanti altri estimatori. La tecnica di produzione olandese, che prevedeva l’uso di olio di bacche di ginepro in infusione in alcol, fu modificata in Inghilterra in quanto gli inglesi posero direttamente in alcol le bacche intere insieme a tanti altri aromi naturali (coriandolo, scorze d’arancia e altri aromi e spezie), in modo da ottenere una bevanda molto più aromatica e complessa anche nel gusto.
Secondo alcuni storici, le truppe inglesi impegnate in Olanda traevano coraggio per le battaglie attraverso laute bevute proprio di gin. Nel corso del XVII secolo il consumo di gin raggiunse in Inghilterra livelli preoccupanti a livello sociale, tanto che fu necessario emanare una legge detta Gin Act che nel 1736 ne limitò l’uso solo per medicamento e quindi con vendita solo nelle farmacie; crebbero però a dismisura le distillerie clandestine, oltre alle importazioni illegali dall’Olanda e dalla Francia.
Con l’avvento dell’età vittoriana il gin divenne una bevanda sociale - specialmente il London Dry, consumato anche dalle classi nobili e raffinate – ma anche militare, in quanto ogni ufficiale che si rispettasse doveva saper preparare misture in cui si usava il gin. Fu proprio tra i militari che nacque il gin tonic, grazie al quale i malati di malaria potevano assumere meglio e gradevolmente l’amarissimo chinino. Sulle dosi del gin da impiegare in questa bevanda esistono più scuole di pensiero: si va dal rapporto 1:1 ad un più morigerato 1/3 di gin e 2/3 di acqua tonica. Ma in verità ciò dipende molto non solo dai gusti, ma anche dall’orario di consumo e dunque dalla funzionalità della bevanda stessa.
Oggi il gin è un distillato prodotto ormai in tutto il mondo, ottenuto secondo due tipi di produzione: una è quella olandese, ottenuta dalla distillazione (in alambicchi discontinui detti pot still) di alcol etilico di origine agricola (da grano, orzo, mais, segale) mescolato a bacche di ginepro (da cui deriva il nome del prodotto) e altre piante aromatiche; l’altra è quella inglese, che procede da un alcol di cereali neutro in seguito aromatizzato con bacche di ginepro, coriandolo e altre erbe tra cui semi di anice e finocchio, scorza di limone e arancia, radice di liquirizia, angelica, giaggiolo, cardamomo, cumino, mandorle, prugne selvatiche e ginestra (si ottiene il famoso London Dry Gin), distillato in continuo con alambicchi a colonna (coffey still).
Il gin più diffuso è quello di tipo inglese, incolore, secco e con gradazione alcolica di 43-45°, ma anche quello olandese ha un suo mercato grazie a una maggiore ricchezza di corpo e di gusto.
La pratica più comune è quella di distillare nuovamente l’alcol di base con gli aromi lasciati a macerare per tre giorni nello stesso alambicco a 40-50°C, dopodiché inizia la distillazione. Per estrarre il massimo delle sostanze aromatiche, la macerazione può durare anche fino a due settimane.
Per i tipi più aromatizzati si ricorre alla percolazione, e non alla macerazione: le erbe e le bacche vengono poste in un contenitore simile a una grande caffettiera moka, che viene riempito in basso con la soluzione idroalcolica da distillare e al centro in un cestello con le erbe e bacche; il vapore del distillato a T di 50-60°C attraverserà gli aromi e farà percolare in basso le sostanze profumate estratte, mescolandole con l’alcol recuperato (il processo di percolazione dura due giorni).
Solitamente il prodotto finale viene imbottigliato e posto in commercio senza preventivi invecchiamenti, ma comunque dopo alcune settimane di stabilizzazione in contenitori neutri di acciaio inox. Il tipo olandese subisce invece un invecchiamento da uno a tre anni in botti di rovere, acquisendo una leggera sfumatura dorata e il nome di Golden Gin.
Il gin si produce anche in Francia e viene chiamato Genievre, in Germania sotto il nome di Steinhaeger, in Olanda col nome Genever o Jenever o Geneva, in Austria con l’appellativo Kranemitter e in diversi Paesi dell’Est Europa col nome Boroviczka.
Il tipo di gin comunque più usato al mondo è il London Dry, incolore, secco e profumato, prodotto dapprima nel Paese d’origine (Inghilterra) e più tardi esportando i metodi di produzione nel resto del mondo. L’indicazione “dry” serviva per distinguere il prodotto da altri tipi di gin prodotti nel Regno Unito, come il meno secco Plymouth Gin, nato nel 1793, con gusto rotondo e aromatico grazie ad aromi di coriandolo, arancia e limone; o il più dolce Old Tom, dolcificato con zucchero o sciroppo di zucchero; ed ancora quei tipi di gin particolarmente aromatizzati, come il Lemon Gin con un’aggiunta superiore di essenza di limone o l’Orange Gin con l’aggiunta di essenza di arancia.
Lo Sloe Gin, di colore viola, aromatizzato con prugne selvatiche, filtrato e leggermente dolcificato, è molto apprezzato e ricercato, ma difficilmente reperibile sui mercati internazionali. Per la degustazione ottimo è il bicchiere da vodka, in mancanza vanno bene i bicchieri da cognac, bicchierini da brandy e classici tulipani da vino.
Note bibliografiche e sitografiche
- AA.VV. I distillati vol. 1-2 Ed. Gribaudo
- E. Falconi Gli alcolici nel mondo Ed. San Marco
- www.saperebere.com
- www.vinoway.com



















































































































































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