Tutta la verità su cosa c’è di davvero italiano nel nostro ingrediente più amato
Una recente indagine denuncia la proposta di menu poco sostenibili, non adatti ai gusti dei ragazzi e sbilanciati a livello nutrizionale
L’attenzione sul cibo è cresciuta notevolmente negli ultimi anni: l’Italia è forse uno dei paesi nei quali i cooking show occupano molto spazio nei palinsesti televisivi. Accanto a trasmissioni di puro intrattenimento, esistono programmi nati allo scopo di informare sulla qualità degli alimenti. E se le famiglie fanno più attenzione a quel che mettono nel carrello della spesa, le scuole restano indietro.
Non solo è facile trovare nei corridoi degli edifici scolastici, i distributori di merende e bevande iper-zuccherate, ma è ancora più frequente riscontrare, un po' in tutte le città italiane, che le mense scolastiche sono rimaste ferme agli anni Ottanta.
Secondo un’analisi di Foodinsider.it, i menu proposti agli studenti sono poco equilibrati: troppe proteine nello stesso pasto, abbinamenti sbagliati nel piatto, quantità eccessive di carni e salumi e portate servite in un ordine che penalizza la salute degli studenti, favorendo gli sprechi alimentari.
L’Osservatorio sul cibo nelle scuole stila persino una classifica, assegnando a Roma solo la 27esima posizione e ad Asti l’ultima. Cremona risulta al top nell’elenco, con Trento e Fano in seconda e terza posizione.
Cosa non va nei menu esaminati, lo spiegano bene i responsabili dell’indagine: legumi e carne nella stessa portata forniscono proteine in eccesso. Tra i carboidrati, non compaiono quasi mai farine integrali, preferibili a quelle raffinate. La frutta continua ad occupare, nei pasti delle mense scolastiche, un ruolo marginale; spesso è servita come ultima portata, quando i ragazzi sono già sazi e non hanno voglia di ingerire altro cibo.
A proposito di questo, fa discutere una recente iniziativa nata nell’ambito del Programma Ministeriale “Frutta e Verdura nelle scuole”, con lo scopo di sensibilizzare gli studenti sulla necessità di incrementare il consumo di alimenti sani. A gennaio sono state distribuite ai bambini di una scuola romana, bustine di plastica contenenti, ciascuna, nove pomodorini ciliegini. Una buona intenzione trasformatasi in uno scivolone: perché distribuire pomodori fuori stagione e, per giunta, confezionati nella plastica?
L’incongruenza è stata segnalata da Greenpeace al Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali. Quanto agli altri generi alimentari presenti nelle mense scolastiche, il pesce impanato e fritto, soprattutto quello di tipo industriale, è assolutamente sconsigliabile, anche perché si tratta, nella maggior parte dei casi, di parti di pesce lavorate e ricomposte, non di filetti integri.
Quasi nessuna delle mense esaminate segue la stagionalità dei prodotti o acquista frutta e verdura biologiche e, "dulcis in fundo",gli zuccheri sono i grandi protagonisti del pranzo.
Naturalmente ci sono dolci e dolci e il problema sorge quando tra i banchi di scuola compaiono creme, budini e merende il cui ingrediente principale è lo zucchero. Il dessert genuino non è messo in discussione, ovviamente, anche perché nelle mense scolastiche semplicemente non esiste. A questo punto, suggeriscono gli esperti di Foodinsider, sarebbe meglio sostituire le brioche industriali con un bel piatto di frutta fresca. L’ideale per arrivare alla cena con il giusto appetito, evitando gli sprechi alimentari. In mensa scolastica, 120 grammi a pasto finiscono nella spazzatura. Una cattiva abitudine che richiede impegno per modificarsi quanto prima.
Fonte: ANSA - Greenpeace
Scritto da Redazione ProDiGus
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