Perché anche la Puglia produce gustosi fiori all’occhiello della salumeria!
Per utilizzare in piena serenità le scorze di arance e limoni in cucina, meglio assicurarsi di leggere sempre bene la loro etichetta
Quando compriamo dal fruttivendolo, al mercato o al supermercato arance e limoni freschi, diamo spesso per scontato che siano alimenti completamente “naturali”. In realtà, soprattutto se intendiamo utilizzare anche la scorza in cucina – ad esempio per realizzare canditi, marmellate, dolci o liquori – è fondamentale leggere con attenzione anche la loro etichetta. Proprio sulla buccia, infatti, possono essere presenti sostanze autorizzate dalla normativa europea ma non destinate al consumo diretto.
Tra le più citate troviamo E230 – bifenile ed E233 – tiabendazolo. Non si tratta di additivi alimentari aggiunti alla polpa, bensì di trattamenti post-raccolta utilizzati per prevenire muffe e deterioramento durante il trasporto e la conservazione degli agrumi. Il bifenile è un conservante antifungino oggi meno diffuso rispetto al passato, mentre il tiabendazolo è un fungicida sistemico ancora ammesso, entro limiti ben definiti. Entrambi agiscono prevalentemente sulla superficie del frutto.
Un’altra indicazione che può comparire è E90, riferita a cere o polimeri per la lucidatura, impiegati per rendere la buccia più brillante e ridurre la perdita di umidità. Anche queste sostanze sono autorizzate, ma restano sulla scorza. Per questo sulle cassette o sulle etichette, a ben guardare, si leggono spesso frasi come “trattato con conservanti” oppure “buccia non edibile”. Non è un avvertimento allarmistico: significa semplicemente che la scorza non è idonea all’uso alimentare, pur restando sicura la polpa.
Il discorso vale in modo identico per arance e limoni. La legislazione europea non fa distinzioni tra i diversi agrumi: stesse sostanze ammesse, stessi obblighi di etichettatura. Anzi, nel caso dei limoni l’attenzione dovrebbe essere ancora maggiore, perché la scorza viene utilizzata molto più spesso in cucina, dal limoncello ai dolci, fino a piatti salati. Lavare il frutto non basta: molti trattamenti sono progettati per aderire alla buccia e non vengono eliminati completamente.
La scelta consapevole è semplice: se si vuole usare la scorza, meglio orientarsi su agrumi biologici certificati, su prodotti con indicazione esplicita di “scorza edibile” in etichetta o su filiere corte che garantiscano l’assenza di trattamenti post-raccolta. In tutti gli altri casi, la regola resta una: godersi la polpa e tenere d’occhio la scorza, perché l’informazione, anche qui, fa la differenza.
Photo via Canva
Scritto da Sara Albano
Laureata in Scienze Gastronomiche , raggiunta la maggiore età sceglie di seguire il cuore trasferendosi a Parma (dopo aver frequentato il liceo linguistico internazionale), conseguendo in seguito alla laurea magistrale un master in Marketing e Management per l’Enogastronomia a Roma e frequentando infine il percorso per pasticceri professionisti presso la Boscolo Etoile Academy a Tuscania. Dopo questa esperienza ha subito inizio il suo lavoro all’interno della variegata realtà di Campoli Azioni Gastronomiche Srl, , dove riesce ad esprimere la propria passione per il mondo dell'enogastronomia e della cultura alimentare in diversi modi, occupandosi di project management in ambito di marketing e comunicazione e consulenza per il food service a 360°, oltre ad essere il braccio destro di Fabio Campoli e parte del team editoriale della scuola di cucina online Club Academy e della rivista mensile Facile Con Gusto.



















































































































































0 Commenti