La vite e il cavolo

Dal glauco e pingue cavolo si toglie
e fugge all’olmo la pampinea vite,
ed a sè, tra le branche inaridite,
4tira il puniceo strascico di foglie.

Pace, o pampinea vite! Aureo s’accoglie
il sol nel lungo tuo grappolo mite;
aurea la gioia, e dentro le brunite
8coppe ogni cura in razzi d’oro scioglie.

Ma, nobil vite, alcuna gloria è spesso
pur di quel gramo, se per lui l’oscuro
paiol borbotta con suo lieve scrollo;

e il core allegra al pio villan, che d’esso
trova odorato il tiepido abituro,
mentre a’ fumanti buoi libera il collo.

Giovanni Pascoli
Tratto da “Myricae”, Giovanni Pascoli, Ed. Raffaello Giusti 1905.

Scritto da Elena Stante

Laureata in Matematica nel 1981 presso l’Università degli Studi di Bari, dal 1987 insegna Matematica e Fisica presso il Liceo Ginnasio Aristosseno di Taranto .

Ha partecipato ai progetti ESPB, LabTec, IMoFi con il CIRD di Udine e a vari concorsi nazionali e collabora, con la nomina di Vice Direttore, alla rivista online Euclide, giornale di matematica per i giovani.

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