La pera nashi

Al mondo esiste una pera...a forma di mela: è la nashi, varietà asiatica tutta da scoprire

La pera nashi

Il nashi, il cui nome scientifico è Pyrus piryfolia, è una specie asiatica di pero originaria della Cina centrale e dell’Indocina settentrionale. Il nome del frutto in Cina è “li”: qui si coltiva sin dal I secolo a.C.; in Giappone e in Corea, dove presto si diffuse, è conosciuto come nashi, mentre in Occidente è anche chiamato pera giapponese o pera-mela.

La Cina è ancora oggi il principale produttore al mondo di nashi, seguita da Giappone, Corea del Sud, Nuova Zelanda e Stati Uniti. Lo sbarco del nashi negli USA avvenne alla fine dell’800, attraverso minatori cinesi emigrati in Sierra Nevada per la febbre dell’oro. Alla fine del secolo, il nashi raggiunse l’Europa, dove al suo successo nel secondo dopoguerra seguì un progressivo disinteresse; oggi qui le coltivazioni sono diffuse per lo più in Francia e nel Nord Italia.

La pera "nashi" cresce preferibilmente nelle regioni a clima subtropicale e temperato; la pianta può raggiungere un’altezza di 4-5 metri e sopporta bene le basse temperature. Abbastanza resistente alla siccità, teme le gelate primaverili specie quando è in fiore. Il terreno ottimale deve essere poco acido e non argilloso o calcareo. Le foglie ovali hanno il margine seghettato - più marcato di quello delle foglie del pero comune - e i delicati fiori bianchi sono più grandi di quelli del pero comune. Esistono diverse cultivar del nashi, soprattutto di origine cinese e giapponese, i cui frutti hanno differente colore, forma, dimensioni e periodi di maturazione.

Le pere giapponesi e coreane sono più ricche di acqua e più granulose nella consistenza rispetto a quelle europee, e sono anche più tonde e simili alle mele. Il nashi assomiglia ad una mela, è tondeggiante e leggermente schiacciato, ha la buccia leggermente ruvida di colore bronzeo-dorato o verde-giallo punteggiata di “lentiggini” chiare (che sono gruppi di cellule sclerotizzate). La raccolta avviene solitamente da agosto a settembre, e la vendita in Italia da settembre a dicembre.

Il frutto si raccoglie quando ha raggiunto il giusto grado di maturazione, perché una volta colto non matura ulteriormente; la sua buccia sottile e la polpa ricca di acqua lo rendono più esposto agli urti e le abrasioni, e perciò va protetto nel trasporto ed è meno facile la lavorazione meccanizzata. La polpa è compatta e croccante come quella della mela, ma il sapore è più quello di una pera, per questo il nashi è chiamato pera-mela.

Ricco di fibre e sali minerali, tra cui il magnesio e il potassio, e vitamine del gruppo B e C, questo frutto rafforza i muscoli e il sistema immunitario, mantiene sane le ossa ed è dietetico e ipocalorico. Il nashi si può perciò ritenere un superfood. In Cina si fa dono dei nashi in confezioni come da noi si regalano cioccolatini, e i candidi fiori sono spesso impiegati come ornamento nelle cerimonie religiose. In Nepal gli alberi di nashi sono piantati in prossimità delle abitazioni, perché si ritiene che abbiano potere protettivo contro le divinità ostili.

Il nashi si consuma prevalentemente fresco: il suo gusto delicato dà un tocco esotico a macedonie, insalate e antipasti. E’ ottimo affiancato a prosciutto crudo e formaggi a pasta dura o per farne salse di accompagnamento per stufati di carne o carni alla griglia. Come per le pere e le mele, il suo uso in cucina è idoneo anche nei dolci, nelle torte o per le confetture, e diverse aziende producono il succo di nashi. Di recente un gruppo di scienziati australiani del CSIRO (Commonwealth Scientific Industrial Research Organization) ha scoperto che il consumo del frutto fresco o del succo di nashi aiuterebbe finanche a superare meglio gli effetti del consumo eccessivo di alcolici.

Photo via Canva

Scritto da Redazione ProDiGus

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