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Due prodotti da forno dolci tradizionali di Castel San Pietro Romano, dalla storia e dalla simbologia tutte da raccontare
Avete mai sentito parlare del comune di Castel San Pietro Romano? Probabilmente la maggior parte dei nostri lettori sarà propensa a rispondere di no (a meno che non sia nativo di Roma o del Lazio più in generale): eppure siamo certi del contrario.
Distante appena una mezz’ora di strada dalla capitale e recentemente entrato a far parte dei Borghi più Belli d’Italia, Castel San Pietro Romano è in realtà un luogo che vi si rivelerà più familiare di quanto immaginiate. A chi non sarà mai capitato infatti, almeno una volta nella vita, di guardare i film Pane, Amore e Fantasia (1953) e Pane, Amore e Gelosia (1954) diretti da Luigi Comencini? È proprio in questa piccola cittadina che sono state girate le due celebri e amatissime pellicole passate alla storia del cinema italiano.
Restano ancor’oggi indimenticabili non solo le magistrali interpretazioni di Vittorio De Sica e Gina Lollobrigida (che impersonano rispettivamente il Maresciallo Antonio Carotenuto e “Pizzicarella La Bersagliera”) e di altri personaggi che ruotano intorno alla loro vicenda (a partire dalla simpaticissima domestica del Maresciallo, Caramella), ma anche il borgo e l’atmosfera che fanno da fondamentale sfondo nell’ambientazione delle scene dei film. Come non ricordare quella stradina sulla quale nelle prime scene del film s’incontrano gli sguardi dei protagonisti, con la Bersagliera che compare fiera in groppa ad un asinello che l’aiuta a trasportare legna?
Castel San Pietro Romano non ha smesso di ispirare in seguito altri registi italiani (qui sono stati girati anche film quali I due Marescialli e Tuppe Tuppe Marescià), ma se abbiamo scelto di soffermarci a parlarvi di questo piccolo, umile ma decisamente unico e pittoresco borgo che sorge fra le propaggini naturali più occidentali dei monti Prenestini, è perché la sua visita è pronta a riservarvi deliziose scoperte gastronomiche, a partire da due prodotti da forno, ovvero i Giglietti e le Ciambelle degli Sposi.
Il “Giglietto Prenestino” è un biscotto antico, fatto di soli farina, zucchero e uova, che le mani artigiane (e purtroppo sono davvero poche quelle rimaste) hanno imparato a forgiare in una bellissima forma di giglio. Ma perché proprio questo fiore? La famiglia nobiliare Barberini, raggiunta una grande influenza ed accumulate grandi fortune in epoca seicentesca in seguito all’elezione di Papa Urbano VIII (ovvero Maffeo Barberini, membro di sangue della casata), alla sua morte (avvenuta nel 1644) dovettero fare i conti con l’aver mal amministrato i capitali monetari di proprietà della Camera Apostolica.
Per questo i Principi (si ricordi che i Barberini ottennero, tra gli altri, anche il titolo di "Principe di Palestrina" – comune vicino a Castel San Pietro Romano - nel 1627) lasciarono in fretta Roma per rifugiarsi a Parigi, poiché lo stato francese acconsentì alla loro protezione: naturalmente non mancarono di portar con sé i servitori prediletti, dai segretari a paggi, cappellani, e non per ultimi i cuochi e i pasticceri, che iniziarono presto a conoscere colleghi francesi e ad essere stimolati dalle loro tipicità. Fra questi c’era appunto un biscotto a forma di giglio, fiore simbolo della dinastia francese dei Borbone, che conquistarono subito, con la loro semplicissima eleganza, la vista e il palato dei Barberini.
Quando poterono rientrare a Palestrina, i pasticceri di corte tentarono di radicare la tradizione anche nella loro zona d’origine, forgiando dei biscotti dagli ingredienti identici ma a forma di ape (simbolo dei Barberini): quest’idea tuttavia non ebbe successo tra la popolazione (dopotutto, ricordiamo che della famiglia nobiliare ancora oggi a Roma e dintorni si usa dire «quello che non fecero i barbari, lo fecero i Barberini»), mentre proponendoli nuovamente in forma di giglio suscitarono l’interesse che ancora oggi li rende un prodotto ben ricercato in zona.
Accanto a loro, c’è la Ciambella degli Sposi: ancora un prodotto da forno, che oggi si fregia della De.Co (Denominazione Comunale) per il trattarsi di una preparazione che si tramanda sin dal Settecento ed è ancor oggi parte integrante della cultura del territorio e della comunità che lo abita. Il suo nome esprime più che chiaramente il legame con il festeggiamento delle occasioni matrimoniali. La Ciambella Degli Sposi veniva infatti servita a fine pasto nuziale oppure regalata agli invitati come vera e propria bomboniera commestibile, spesso anche affiancata dagli stessi Giglietti.
Le Ciambelle degli Sposi seguono una ricetta piuttosto elaborata, che comporta due giorni di lavorazioni e riposi prima di procedere con la formatura e la cottura in forno. Dal caratteristico sapore dolce che riserva una nota salata, i suoi sentori sono gradevolissimi, con tante sfumature di tostatura nella parte esterna che ben si sposano alla morbidezza dell’interno. Una specialità da continuare a tramandare, magari perché no, lasciandovi ispirare anche da quest’idea per celebrare con un tocco diverso il vostro matrimonio o per fare un dono originale a degli sposi, rispettando il buon nome della tradizione.
Fonte: Panificio Biscottificio Fiasco
Scritto da Redazione ProDiGus
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