Dame un’ombra de vin!

Facciamo luce… sull’ombra veneta: perché si dice “andemo a bever un’ombra de vin”?

Dame un’ombra de vin!

In Veneto è facile imbattersi in qualcuno che dica ciò, andémo a béver un’ombra de vin!

Si tratta di uno dei modi di dire più comuni del dialetto veneto, sopravvissuto ai secoli e sempre di moda, tramandato da generazioni, in cui il significato più stretto, quello letterale (ovvero “andiamo a bere un bicchiere di vino”) ha ormai assunto il senso allargato di uscire con gli amici per andare a bere qualcosa insieme, come un vero e proprio rito sociale.

Le ipotesi sull’origine di questo modo di dire sono varie: tuttavia, la più accreditata risale addirittura al XIV secolo quando, nella Serenissima Repubblica di Venezia, in Piazza San Marco, attorno al campanile si montavano bancarelle di varia attività commerciali: c’erano rigattieri, panettieri, speziali e anche gli immancabili osti, che servivano nelle trattorie chiamate bàcari” o “bàcareti, da “far bàcara” cioè festeggiare).

Con il passare degli anni, rimasero prevalentemente le osterie che servivano il vino all’aperto, su tavoli di legno che durante il giorno venivano spostati attorno al campanile seguendo il movimento della sua ombra per scampare alla calura del sole e per conservare fresco il vino per la mescita. Ecco, perciò, che si diceva “andemo a bever all’ombra” che nel tempo è diventato “andemo a bever un’ombra”.

Alla consuetudine delgiro de ombre” (tipica passeggiata serale in cui sorseggiare vari bicchieri di vino) si è aggiunta l’abitudine di accompagnarli con alcuni prodotti tipici del bàcaro, i "cichéti" (dal latino “ciccus”, piccola quantità). Con l’obiettivo di non far ubriacare i clienti, gli osti hanno inventato la formula ante litteram dello street food, accompagnando al vino i “folpeti” (moscardini lessi), le “castraure” (spettacolari primizie del carciofo violetto dell’isola di Sant’Erasmo), i crostini di “bacalà mantecato”, le “sarde in saor”, le verdure fritte, i salumi, i formaggi, tutte le parti del quinto quarto dal “rumegal” (bocconcini di rumine bovino), alla “spienza” (milza di vitello), dalla “trippa rissa” (bollita con aromi) ai “nerveti” (rigorosamente con cipolla cruda).

Nel dialetto veneto, con il tempo, la parola ombra ha assunto una connotazione ben definita, significando non solo la zona di assenza di luce ma anche e soprattutto - per traslazione - un bicchiere di vino. Così, ormai, in qualsiasi locale, un’ombra de vin o un’ombretta è sinonimo del bicchierino che viene servito agli avventori.

Secondo un’altra ipotesi, alla fine dell’Ottocento, nel sestiere di San Polo, nell’antica osteria “Alla speranza”, la misura di vino corrispondente a un decimo di litro veniva chiamata “ombra” dandole così la veste di unità di misura. Questa ipotesi rimanda ad un’altra, avanzata già nel 1973 dal giornalista Gianfranco Folena in un articolo del “Giorno” (ripubblicato nel 2005nel suo libro “lingua nostra, Carocci Editore), secondo cui il termine deriverebbe dal significato italiano di ombra, intesa come una quantità minima: “(…) usato come tante altre parole soprattutto in espressioni negative per designare una quantità minima di solito astratta (neppure l’ombra del dubbio, senza ombra di malizia, e così nel dialetto veneto “gnanca l’ombra” (…) infatti la misura canonica dell’ombra doveva essere in origine minima, un decilitro di vino o poco più…” In definitiva un’“ombra” di vino significa un po’ di vino, sufficiente appena a “sporcare il bicchiere”.

Photo via Pexels


Fonte: Vinipedia

Scritto da Viviana Di Salvo

Laureata in lettere con indirizzo storico geografico, affina la sua passione per il territorio e la cultura attraverso l’esperienza come autrice televisiva (Rai e TV2000). Successivamente “prestata” anche al settore della tutela e promozione della salute (collabora con il Ministero della Salute dal 2013), coltiva la passione per la cultura gastronomica, le tradizioni e il buon cibo con un occhio sempre attento al territorio e alle sue specificità antropologiche e ambientali.

0 Commenti

Lasciaci un Commento

Per scrivere un commento è necessario autenticarsi.

 Accedi


Altri articoli