Cos'è il chai?

Prima le spezie, poi il latte, infine lo zucchero: ecco cos'è la bevanda chiamata "chai" e le sue varianti a spasso per il mondo

Cos'è il chai?

“Chai” è una parola che deriva dal cinese “cha” e che significa letteralmente “tè”; in lingua hindi sarebbe meglio riferito ad un mix di spezie che è alla base di una bevanda come il tè. Originario dell’India - dove nacque migliaia di anni fa - il chai ha subìto nei secoli tante interpretazioni diverse diffondendosi dal Sud Est dell’Asia al Sud Africa per arrivare anche in Occidente.

La prima versione del chai è il Masala Chai indiano, che in origine non conteneva le foglie di tè e neppure il latte, ma esclusivamente erbe selvatiche; si adoperava a scopo medico nella medicina ayurvedica. Con l’arrivo in India dei coloni britannici nel XIX secolo, le piantagioni di tè crebbero enormemente, soprattutto nella regione di Assam (oggi stato dell’India), ed insieme alle spezie, l’indaco e le erbe aromatiche il tè fu esportato all’estero.

Agli inizi del secolo scorso, dato che il tè non era particolarmente gradito al popolo indiano, gli Inglesi ne ridussero il costo e promossero la consumazione della bevanda presso le fabbriche e le miniere durante le pause di lavoro. I venditori di tè pensarono di arricchire il suo sapore aggiungendovi le spezie, il latte e lo zucchero. È così che nacque il Masala Chai che permea la vita sociale e rappresenta una corroborante pausa quotidiana in India e in Medio Oriente, come spesso e in altri Paesi accade per il caffè.

Per il classico Masala Chai occorre il tè nero di Assam o Darjeerling e un misto di spezie che si chiama karha, alla base del quale ci sono lo zenzero e il cardamomo verdi insieme a diverse altre spezie tra cui la cannella, i chiodi di garofano, l’anice stellato. Sono tante le combinazioni diverse delle spezie nel Masala chai: variano da una regione all’altra dell’India e dei paesi vicini a seconda del clima e delle tradizioni culturali. in alcune si trova ancora il chai senza le foglie di tè, o anche col tè verde. Il latte che si aggiunge al tè in India è quello di bufala, altrove diventa vaccino o vegetale.

Negli Emirati Arabi e in Qatar la variante del Masala chai è il Karak chai, dove “karak” significa “forte” in lingua hindi. Esso ha un minor numero di spezie: cardamomo, cannella, zenzero e zafferano; l’infuso si ottiene con le foglie del tè nero, è addolcito con lo zucchero e spesso è coperto da latte schiumato. Il Cha Thai o Thai tea, originario della Thailandia, è molto popolare in tutto il Sud Est asiatico, dove si consuma caldo la mattina insieme al pathongko, un impasto lievitato che viene tagliato a fette e fritto oppure con lo jok, un porridge di riso con palline di carne di maiale o di pollo a cui si aggiungono in tavola a piacimento aromi e spezie.

Il Thai tea si prepara con il tè nero di Ceylon o di Assam, le spezie aromatiche più comuni sono l’anice stellato, il tamarindo, la cannella e la vaniglia. Si può consumare con o senza il latte e addolcirlo solo se gradito con dello zucchero. Se si vuole invece una bevanda estiva ghiacciata (il Cha dam yen), all’infuso di tè nero si aggiunge solo zucchero, oppure, come nel Cha manau, si aggiungono il succo di lime e a volte la menta. C’è ancora un particolare tipo di chai dal colore rosa, il Kashmir Chai, che come fa intuire il nome è tipico della regione del Kashmir nel nord dell’India. Immancabile accompagnamento per lo street food di zona, anche questo tè ha una storia millenaria, e oltre al colore rosa si distingue per il suo sapore salato.

A rendere il colore rosa è un insolito ingrediente, il bicarbonato di sodio, che va incorporato nella giusta dose perché la bevanda non diventi amara. Le foglie del tè verde che è alla base del Kashmir chai (più precisamente si tratta di gunpowder, ovvero di palline di foglie di tè arrotolate) durante la bollitura assumono un colore rosso scuro a causa della reazione chimica tra i polifenoli e il bicarbonato di sodio, che aumenta il valore del pH. Occorrono almeno venti minuti per preparare questo tè, in quanto va rimescolato più volte per inglobare aria, prelevandone una parte dal bollitore e versandolo nuovamente all'interno di esso. Si aggiunge lo zucchero e un pizzico di sale e poi il latte che rende il colore rosa tenue. Si possono aggiungere spezie come il cardamomo, l’anice stellato, lo zafferano e decorazioni con frutta secca tritata.

Il Kashmir chai è anche chiamato Noon chai, cioè tè salato, perché in origine era una bevanda salata; i pastori dell’Himalaya che si spostavano nei pascoli lo preparavano abitualmente e lo consumavano insieme al tipico pane kulcha a base di farina maida. Col tempo, a seconda del luogo si può aggiungere il sale o lo zucchero. Il chai non è solo una bevanda, ma un’esperienza che unisce storia, cultura e gusto. Dalla tradizione indiana alle reinterpretazioni moderne, questa miscela speziata continua a conquistare palati in tutto il mondo. Che sia un momento di relax o un’occasione di condivisione, una tazza di chai è sempre un viaggio sensoriale da gustare con tutto il buono della consapevolezza della sua storia.

Photo via Canva

Scritto da Elena Stante

Laureata in Matematica nel 1981 presso l’Università degli Studi di Bari, dal 1987 al 2023 ha insegnato Matematica e Fisica presso il Liceo Ginnasio Aristosseno di Taranto .Ha partecipato ai progetti ESPB, LabTec, IMoFi con il CIRD di Udine e a vari concorsi nazionali ed ha collaborato con la nomina di Vice Direttore per la regione Puglia alla rivista online Euclide, giornale di matematica per i giovani. Le piace correlare la scienza al cibo, nonché indagare su storie e leggende, e con Prodigus inizia il suo percorso di redazione di contenuti golosi per gli utenti del web.

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