Dove la cucina diventa magia
La storia (semi-romantica) del cioccolatino napoletano fra i più famosi d'Italia: ecco com'è nato e come arrivò a chiamarsi "ministeriale"
«Abat-jour mentre spandi la luce blu, anche tu cerchi forse chi non c’è più».
Per raccontare la storia del cioccolatino più famoso d’Italia occorre partire dalla musica. Da una canzone che nel 1920 fu imposta alla popolarità da una donna molto celebre di quel tempo.
Tra il finire dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, Napoli è un crogiuolo di incredibile vitalità culturale e artistica. Seguendo la sua antica vocazione cosmopolita, infatti, aveva saputo attraversare il trauma della perdita del suo antico status di capitale di un regno millenario, attingendo a quella inesauribile capacità di elaborazione della storia che sempre ha caratterizzato la vita di quella città.
In quel periodo a Napoli si parla francese, oltre il napoletano (ça va sans dire). L’italiano è destinato alla scuola dell’obbligo e alla burocrazia statale. I legami con Parigi sono profondi e del resto derivano dall’aver condiviso il ruolo, insieme a Londra, di capitali dell’Illuminismo europeo durante il XVIII secolo. E ancora negli anni Venti del Novecento, se aveste voluto cercare una salumeria, avreste certamente chiesto di una charcuterie.
La grande tradizione del teatro di Petito e Scarpetta, di Viviani, dell’apice aureo della grande tradizione musicale della canzone, della poesia di Bovio e Di Giacomo, della forte presenza di uno dei fondatori del liberalismo europeo, Croce. E ancora, lo sviluppo del teatro di rivista trova una forte rispondenza proprio in quelle classi borghesi ansiose di manifestare un raggiunto status economico in grado di compensare le antiche differenze sociali con l’aristocrazia. E dunque, proprio nella città più radicalmente legata alla ville lumière trova accoglienza il modello del cafè chantant, il "caffè concerto" come viene chiamato in Italia. Tuttavia ciò non basta a impedire prevalga il nome francese, dunque anche le sue protagoniste, le cantanti, passano alla storia con il nome che è un mélange di francese e napoletano: le sciantose.
Il Ministeriale di Scaturchio origina proprio dalla musica, per il tramite della passione. Oppure dalla passione, per mezzo della musica. In ogni caso è importante sapere che questo dolce, saldamente nel pantheon della grande tradizione pasticciera partenopea, è l’unico di cui si conosca un'origine certa. Sappiamo quando è nato e perché.
Siamo nel 1920, la grande guerra è terminata da due anni e profonde sono le ferite profonde che porteranno successivamente la società italiana a periodi e conseguenze ben peggiori. E malgrado questo, a Napoli si celebra in ogni caso la bellezza della vita, il piacere del convivio elegante e avventuroso, nel tentativo inconsapevole di esorcizzare l’orrore del conflitto mondiale da poco concluso.
Al Salone Margherita, il più famoso dei cafè chantant costruito al di sotto della Galleria Umberto I, in quel momento si impone al pubblico il rifacimento (più propriamente un plagio) della Salomé di Robert Stolz. La canzone si chiama Abat-jour e a cantarla è la già nota Anna Fougez. La tarantina Maria Annina Laganà Pappacena, cresciuta orfana, si è imposta fino a quel momento come uno degli emblemi del divismo della rivista italiana.
Francesco Scaturchio, che aveva il suo laboratorio e la fabbrica di cioccolato in Via Toledo, a pochi passi dal Salone Margherita, assiste a una di quelle leggendarie esibizioni. Stregato dal carisma e dalla bellezza della Fougez, in mezzo a un nugolo di corteggiatori della più varia provenienza, si fa avanti esponendo i segni della propria ammirazione. Ha modo di raccontarle certamente del suo mestiere, della sua arte, della sua passione.
E non è dato sapere se sia stata una sua idea oppure una richiesta della diva: il fatto è che, tornato nel suo laboratorio, Francesco crea di getto un dolce espressamente dedicato alla celebre sciantosa. E nasce uno scodellino di cioccolato fondente che rivela al suo interno una ganache di ingredienti quali ricotta, nocciola, cioccolato fondente, resi durevoli da una mescolanza segreta di liquori, base tuttora mai rivelata della ricetta che ne assicura la conservabilità. Un caso esemplare di prodotto di pasticceria a lunga conservazione, naturale e senza l’uso di alcuna elaborazione chimica.
L’invenzione di Francesco Scaturchio riscuote subito un riscontro popolare molto vasto. Al punto tale che si ambisce elevarlo alla dignità di dessert in uso nei menù dei sovrani. Inizia così un lungo processo che, attraverso una serie di necessarie valutazioni e certificazioni dei vari uffici ministeriali preposti, avrebbe finalmente portato la possibilità di fregiarsi del titolo di dolce reale e l’uso della feluca diplomatica sulla faccia superiore del dolce. Una lunga e sofferta trafila che sembra abbia portato lo stesso Francesco un giorno a sbottare seccato: «’Sto dolce è diventato ‘nu fatto ministeriale!», lamentando l’eccesso di burocrazia riguardo una creazione che di fatto aveva già incontrato un enorme successo popolare.
Nel 1917, Reginella era vestita con abiti scollati, portava un cappello con nastri e rose, era in compagnia di alcune sciantose e parlava francese. Ecco, noi non sapremo mai il nome che Scaturchio aveva pensato di dare al suo gesto d’amore in forma di sapore, non sapremo mai nemmeno se ne avesse in mente uno. Così come non sapremo mai se Anna Fougez abbia mai avuto modo di provare la preziosa bontà del Ministeriale. Certo è uno dei paradossi di questa storia da feuilleton gourmet: un dolce che nasce dall'attrazione fatale per una donna giunge ad avere un nome così palesemente dissonante dalla emozione cui aveva avuto origine.
Ma è andata così. Anna Fougez ha continuato la sua carriera, calcando le scene e la fantasia dell’immaginario collettivo del tempo. Francesco Scaturchio ha continuato la sua brillante carriera di pasticcere, segnando la vita quotidiana del palato di generazioni. Non si sono più visti. Ma quello che resta di questa storia è il Ministeriale. E in questa storia di gusti sopraffini sono narrati amori, passioni, sapori, emozioni e disillusioni come pietanze servite alla stessa tavola. Una tavola che è ancora lì sebbene lontana, forse un po’ dimenticata, ma che resta assolutamente unica.
E ancora oggi, mentre il Ministeriale di Scaturchio continua ad essere tra le attrazioni gastronomiche più importanti, discretamente richiama la nostra attenzione con quel garbo, con quella melliflua eleganza di una diva resa decadente e per sempre effigiata nella forma di un dolce. Un ritratto di cioccolato, una passione edibile, una grande storia charmant raccontata in un diametro indimenticabile di dieci centimetri.
Photo by Redazione Prodigus
Scritto da Redazione ProDiGus
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