Ricordando Curnonsky

Dietro questo curioso pseudonimo si cela la figura di Maurice Edmond Sailland, il “gastronomade” passato alla storia della cultura gastronomica

Ricordando Curnonsky

“In cucina, come in tutte le arti, la semplicità è il segno della perfezione”

“La cucina è quando le cose hanno il sapore di se stesse”

“In grande quantità, signora. In grande quantità”

Queste tre citazioni riassumono al meglio l’indole, la filosofia di vita e d’approccio al cibo del personaggio che vogliamo ricordare attraverso questo articolo, pubblicandolo nel giorno in cui ricorreva la sua nascita (12 ottobre 1872, Angers, Francia). Si chiama Maurice Edmond Sailland, ma il mondo intero lo ha conosciuto sotto lo pseudonimo di Curnonsky, benché in vita ne abbia utilizzati anche numerosi altri. 

Il suo soprannome sembra nascere dal suggerimento di un amico, lo scrittore Alphonse Allais, il quale, in un periodo storico in cui va di moda inneggiare all’amicizia tra Francia e Russia, dice a Sailland “pourquoi non sky?”, ovvero “perché non -sky?”, ad indicare che uno pseudonimo terminante con queste tre lettere sarebbe entrato presto assolutamente in voga. Maurice trasforma quel “pourquoi” in francese nel latino “cur”, ed ecco coniato quel Cur/non/sky che lo ha fatto passare ancor più simpaticamente alla storia. 

Romanziere, gastronomo, umorista e critico gastronomico, Curnonsky fu tra le figure protagoniste della fine di quella che potremmo definire “era di Escoffier”: riemerge con lui in Francia il ritorno ad una cucina non “standardizzata” come quella proposta da Auguste, ma frutto di un ritorno alle tradizioni e alla semplicità dei sapori di ciò che si sceglie di mettere nel piatto. Dopotutto, la sua grande musa ispiratrice era la nonna, che lo crebbe da sola dopo l’abbandono dei genitori, e che di certo fu responsabile anche della buona educazione del suo palato.

Dopo aver studiato a Parigi, iniziò la sua carriera come giornalista, ma non tardò a pubblicare racconti, romanzi e intere riviste, nonché a collaborare con il comparto pubblicitario: si narra che fu lui a suggerire ai produttori di pneumatici Michelin il nome di Bibendum per il celebre omino bianco che ancora oggi rappresenta il logo aziendale, e che lo ideò traendo spunto da quel “Nunc est bibendum” (“ora bisogna bere”) tratto da un verso delle Odi di Orazio

Si susseguirono per lui numerosi viaggi, dall’Europa fino all’Estremo Oriente, di cui si innamorò (cucina inclusa). Per questo amava definirsi “gastronomade”, amante del confronto e della scoperta tra nuovi ingredienti, diverse culture e peculiari stili di servizio. Fonti accreditate rivelano che sarebbe stato lui a recarsi casualmente nel ristorante delle sorelle Tatin, trovando (e provando subito!) una speciale e gustosissima torta rovesciata, per poi contribuire a raccontarla e diffonderne la conoscenza attraverso le sue recensioni e i suoi consigli per buoni pasti francesi sia tra le mura domestiche che al di fuori di esse.

Dal 1921 ebbe inizio il suo lavoro al servizio della divulgazione e della testimonianza gastronomica, fino a sfociare in temi filosofici. La prima opera è una raccolta di 28 fascicoli intitolata La France gastronomique e scritta a quattro mani con Marcel Rouff: una grande rassegna sulla cucina regionale della sua nazione e sui migliori ristoranti ivi presenti, ai quali più tardi, nel 1933, dedicherà una pubblicazione a sé intitolandola Le Trésor gastronomique de France

Quella che fu di certo una giornata fra le più indimenticabili nella vita per Curnonsky fu il 16 maggio del 1927: una platea di 3.338 fra gastronomi, cuochi e ristoratori lo elesse Principe dei Gastronomi. Proprio per questo non poté esimersi dal fondare l’Académie des gastronomes, diventandone anche il primo presidente. Lancia anche il mensile Cuisine de France (in seguito diventato Cuisine et Vins de France) e tre anni prima della sua morte diede alla luce una monumentale opera con il medesimo nome, contenente 3000 ricette di cucina regionale francese, edito da Larousse. 

In totale, Curnonsky scrisse più di sessantacinque libri di cucina in vita, senza contare gli articoli e le riviste. Contribuì a far percepire la sussistenza e le differenze tra vari stili di cucina che si praticavano ai suoi tempi in Francia, dalla haute cuisine alla cucina borghese, dalla cucina regionale a quella improvvisata, senza mai sminuire nessuna, anzi accettandone l’essenza per la più genuina gioia del palato. Il suo amore per il cibo è viscerale, a tal punto che di lui si dicesse “mangia e scrive, mangia e scrive”, abitudine che lo trasforma in un colosso anche in fatto di peso (arriva a 120 kg – a fronte di un’altezza di 1,85 mt). 

La sua morte, a 84 anni, avvenne a causa di una caduta dalla finestra del suo appartamento a Parigi. Una fine circondata inevitabilmente da un alone di mistero, con chi sostenne che in realtà Curnonsky si suicidò per il dolore di non poter più assumere  per motivi di salute i cibi che più amava, ed altri ancora che pensano invece che il suo peso importante sia più semplicemente stato il responsabile di una caduta accidentale. 

Curnonsky affermò: “verso l'inizio di questo secolo, la superiorità eminente e millenaria della cucina francese era minacciata da due flagelli: lo snobismo della cucina anonima e cosmopolita che imperversava in tutti i palazzi e caravanserragli nell'universo, e il gusto antico di questa cucina complicata e contorta che tendeva a nascondere i sapori e gli aromi e a presentare sotto nomi bizzarri e pretenziosi piatti dove la chimica si confonde con l'evocazione”. Ancora oggi, probabilmente, sta accadendo qualcosa di similare. E chissà se il momento storico particolare che stiamo vivendo all’apertura di un nuovo decennio porterà l’insorgere di nuove usanze, nuovi gusti, nuove preferenze… in una parola, di nuove tradizioni. Curnonsky con la sua audacia di pensiero e di parola aiuta a ricordarci che un vero “gastronomade” è pronto anche a questo.  
 

Note bibliografiche e sitografiche

Scritto da Sara Albano

Laureata in Scienze Gastronomiche , raggiunta la maggiore età sceglie di seguire il cuore trasferendosi a Parma (dopo aver frequentato il liceo linguistico internazionale), conseguendo in seguito alla laurea magistrale un master in Marketing e Management per l’Enogastronomia a Roma e frequentando infine il percorso per pasticceri professionisti presso la Boscolo Etoile Academy a Tuscania. Dopo questa esperienza ha subito inizio il suo lavoro all’interno della variegata realtà di Campoli Azioni Gastronomiche Srl, , dove riesce ad esprimere la propria passione per il mondo dell'enogastronomia e della cultura alimentare in diversi modi, occupandosi di project management in ambito di promozione, eventi e consulenza per la ristorazione a 360°, oltre ad essere referente della comunicazione on e offline di Fabio Campoli e parte del team editoriale della scuola di cucina online Club Academy e della rivista mensile Facile Con Gusto.

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