Il bar sotto il mare

Una lettura consigliata a cura di Stefano Benni, abile ritrattista della società tra comicità e immaginazione

Il bar sotto il mare

Stefano Benni, Il Bar Sotto Il Mare, Universale Economica Feltrinelli 2015, 208 pp.

Lo scrittore e giornalista Stefano Benni, nato a Bologna nel 1947, ha scritto romanzi e antologie di racconti tradotti in molte lingue, nonché collaborato con varie e spesso celebri testate giornalistiche e curato regia e sceneggiatura di lavori televisivi e teatrali. Dal 2018 riveste l’incarico di supervisore artistico presso la Scuola e Accademia di recitazione del Teatro stabile di Roma. 

Il suo soprannome è “Lupo”, e si lega all’infanzia trascorsa nelle campagne di Monzuno, piccolo comune in provincia di Bologna: è proprio dal suo soprannome che Benni ha prodotto nel 2018 il docu-film autobiografico dal titolo Le avventure del lupo. Storia quasi vera di Stefano Benni. Nella sua produzione spesso si riconosce una feroce satira sul mondo contemporaneo, e il suo modo di scrivere è denso di giochi di parole e parodie di vari stili di scrittura. Negli ultimi anni il neologismo “benniano” è stato usato per indicare un mix di satira pungente e invenzioni linguistiche e lo stile dei suoi lavori ha catturato l’attenzione delle giovani generazioni ma anche quella di accademici italiani e stranieri: è stato infatti tradotto in 30 lingue e letto in tutti i paesi europei.

I romanzi e i racconti di Benni sono spesso ambientati in mondi immaginari e attraverso le situazioni surreali descritte il lettore può trovarsi a riflettere sul presente. La carriera narrativa di Benni quale scrittore comico ebbe inizio nel 1976, anno in cui venne pubblicato il volume dal titolo Bar Sport che ha incontrato un notevole apprezzamento da parte del pubblico; nel 1997 l’editore Feltrinelli ha quindi curato una nuova edizione del fortunato libro e dello stesso anno è l’uscita di un altro romanzo, Bar Sport Duemila

Il bar per Stefano Benni si presta perfettamente all’ambientazione delle sue storie, in quanto è luogo di incontro dove si racconta, si ascolta ma si può anche fantasticare. Dice l’autore: “Sono uno scrittore, un romanziere, con una forte inclinazione al linguaggio fantastico e umoristico. Questo mi porta sicuramente lontano dal minimalismo e più verso un’iperproduzione fantastica, verso una scrittura d’invenzione […]”. 

Benni utilizza diversi linguaggi e li mescola e trasforma a seconda del tipo di narrazione; questa abilità nel plasmare le parole, l’utilizzo di neologismi, aggettivi e parole-mostro per accentuare gli opposti nel rappresentare il reale è probabilmente in parte influenzata dalle letture di Italo Calvino e Raymond Queneau. 

Di recente ho letto il suo libro dal titolo Il bar sotto il mare, pubblicato nel 1987, che attraverso un ambiente visionario popolato da personaggi talora grotteschi (che non mancano di avere ciascuno la propria debolezza oltre ad un atteggiamento realistico) trasporta in un mondo surreale che concerne anche il cibo. 

Il prologo è il racconto di un uomo (che nel libro sarà chiamato l’Ospite) il quale, passeggiando di notte in riva al mare nella immaginaria città di Brigantes, vede un vecchio con una gardenia all’occhiello scendere per una scaletta che lo porta sotto il mare, e qui scomparire. L’Ospite lo segue per salvarlo e, immergendosi anche lui, si trova in uno strano bar dove 23 personaggi raccontano a turno ciascuno una storia; alla fine sarà anche l’Ospite a dover raccontare qualcosa per poter tornare al suo mondo reale… o forse solo per risvegliarsi da un sogno. 

Uno dei personaggi che più si legano ai temi di cibo e cucina nella lettura de Il bar sotto il mare di Stefano Benni è il Vecchio con la Gardenia, il più grande cuoco di Francia, che racconta quel che gli è accaduto in una fredda notte d’inverno a Parigi. Siamo all’inizio del XX secolo, e nel ristorante a cinque stelle Bon-Bon il grande chef e il suo aiutante sono alle prese con la preparazione di un fastoso banchetto. Con l’accompagnamento musicale della voce della Callas il cuoco Ouralphe seziona pesci, cinghiali e altra cacciagione come un abile chirurgo e allestisce con arte vassoi scenografici e pantagruelici mentre il suo aiutante-alchimista Ascalaphe lo supporta mescolando liquidi e colori per farne salse e condimenti. 

Rimasto nella notte in cucina da solo, Ouralphe vede entrare un cane nero scodinzolante. Lo chef si versa un bicchiere di buon vino e davanti al camino il cane si trasforma in un uomo dai capelli neri ricci, con barba e baffi; l’uomo ha i pantaloni di velluto rosso e Ouralphe lo identifica nel diavolo e immagina che voglia portarlo via con sé. Il perché? Nella lista dei peccati dello chef il diavolo cita la megalomania, l’invidia, l’ira e la lussuria. 

Ouralphe giustifica la sua vanità e il suo orgoglio mostrando i suoi splendidi capolavori palesano chiaramente la sua superiorità assoluta a qualsiasi altro chef. Egli fa quindi assaggiare al diavolo molte delle sue specialità finchè questi, sazio, si addormenta. Quando la mattina dopo il diabolico uomo vuole portare via Ouralphe, costui gli ricorda che esiste una regola che dice ”se il diavolo viene e si addormenta, per dieci anni non ti tormenta“. Il diavolo riprende così le sembianze di un cane nero, e si allontana mentre i primi commensali raggiunto il locale si accomodano a tavola. 

L’astuto cuoco Ouralphe è soltanto uno dei personaggi bizzarri del libro; c’è il cane nero che racconta di alcuni animali che mangiano i libri e qui Benni si diverte a giocare con le parole, come fa pure nel racconto della Sirena; ci sono racconti d’amore come quelli della Signorina col Cappello, del Nano o dell’Uomo Invisibile e racconti misteriosi con un pizzico di noir e riferimenti ad Edgar Allan Poe e Agatha Christie. 

Consiglio la lettura di questo libro a chi come me si diverte con le storie che portano dall’assurdo fantasticare alla ricerca di un significato più profondo nascosto dietro la comicità e l’abile scrittura dell’autore.

Scritto da Elena Stante

Laureata in Matematica nel 1981 presso l’Università degli Studi di Bari, dal 1987 al 2023 ha insegnato Matematica e Fisica presso il Liceo Ginnasio Aristosseno di Taranto .Ha partecipato ai progetti ESPB, LabTec, IMoFi con il CIRD di Udine e a vari concorsi nazionali ed ha collaborato con la nomina di Vice Direttore per la regione Puglia alla rivista online Euclide, giornale di matematica per i giovani. Le piace correlare la scienza al cibo, nonché indagare su storie e leggende, e con Prodigus inizia il suo percorso di redazione di contenuti golosi per gli utenti del web.

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