Frate Indovino

Chi si nasconde dietro uno dei personaggi storici dell’editoria del ‘900?

Frate Indovino

Chiudendo gli occhi e ritornando ai tempi dell’infanzia, chi di noi non ricorderà di aver visto almeno una volta il viso di un fraticello dalla lunga barba bianca, che spuntava da un calendario o da un libro di cucina conservato sugli scaffali? 

Naturalmente ci riferiamo alla figura di Frate Indovino, inventata da padre Mariangelo da Cerqueto, piccolo comune nei pressi di Perugia. All’anagrafe, quando nacque nel  lontano 1915, il suo nome era Mario Budelli, ma quando all’età di 15 anni vestì il saio dell’Ordine dei Frati Minore Cappuccini, rinunciò completamente al suo appellativo originale, nonché alla vita mondana. 

Dopo aver frequentato la facoltà di Teologia ed essere stato ordinato sacerdote nel 1939, i suoi superiori lo nominarono direttore del periodico francescano “Voce Serafica di Assisi” (incarico che mantenne per dieci anni). E nel 1945, padre Mariangelo ebbe un’idea editoriale nuova, per fare un regalo aggiuntivo agli appassionati lettori della rivista: giunto il Natale, offrì loro in omaggio 2.000 copie di un almanacco al cui interno si riportavano le previsioni metereologiche per tutto l’anno seguente. 

Questa che potrebbe all’apparenza sembrare un’iniziativa “banale”, si rivelò invece un grande successo. La gente percepì sin da subito che l’Almanacco era uno strumento nato per venire incontro alle proprie esigenze: gli agricoltori lo consultarono per programmare meglio il lavoro nei campi, così che semine, potature e raccolti venivano gestiti in base alle previsioni climatiche dell’Almanacco “Frate Indovino”.

In quegli anni non c’erano infatti satelliti e strumentazioni tecnologiche in grado di aiutare a tali scopi: è da qui che nacque l’aggettivo di “indovino”, che non si riferisce ad alcuna arte divinatoria, ma esclusivamente alle abilità di padre Mariangelo nel pronosticare al meglio, certamente grazie i suoi studi e ricerche approfondite in campo meteorologico. 

In seguito, sull’Almanacco sono comparse tante nuove rubriche, dai consigli per la salute a quelli per le donne, fino a tante pillole di saggezza (popolare od anche scientifica) ed approfondimenti tra gastronomia ed erboristeria, che fanno riflettere il lettore su tutto quanto ci circonda nella vita quotidiana. Il tutto trattato con grande chiarezza e semplicità, come dopotutto vuole lo stile francescano.

Il 15 novembre del 2002 padre Mariangelo è venuto a mancare, lasciando le attività editoriali della casa editrice “Frate Indovino” nelle mani dei suoi confratelli, i quali parallelamente proseguono anche nell’investimento dei proventi economici editoriali in opere sociali e religiose tra l’Italia e l’Amazzonia, così come desiderato dal suo fondatore. 

Al noto almanacco si sono affiancati negli anni anche diversi libri di successo, tra i quali si ricordano “Il nuovo segreto della salute - Come curarsi con le erbe”, “L’orticello di casa”, “La buona cucina casalinga”, “Vigna, Vino e Cantina”. Inoltre, è nato anche il periodico mensile “Frate Indovino”, che attualmente conta oltre 180.000 abbonati. 

Questo personaggio, osservato con gli occhi del marketing, deve il suo successo alla stessa “filosofia” che era alla base della figura di Lisa Biondi negli anni ’60, ovvero quella di fornire alle persone – attraverso la costruzione di un individuo immaginario - nozioni e informazioni a loro utili, applicabili concretamente nella vita di tutti i giorni.

Un’idea concretizzatasi non solo nella messa a disposizione di ricette e consigli ad hoc, ma soprattutto nella scelta di farne portavoce un personaggio sempre rassicurante, che riesce a far affezionare i lettori a tal punto da far credere di essere reale: nel caso di Lisa Biondi, una raggiante e graziosa signora in gonnella, mentre, in quello di Frate Indovino, un saggio e rasserenante uomo di fede. 

Passeggiando per le strade del centro di Genova, mi sono imbattuta in un venditore di oggetti d’epoca, sul cui banco sarebbe stato impossibile non notare il volto di Frate Indovino impresso su un libro dalla copertina verde. Si trattava proprio de “La buona cucina casalinga”, nella sua sesta ristampa datata 1984. Delle pubblicazioni edite nella seconda metà del Novecento, stupiscono sempre alcuni brani in cui si parla dell’importante cambiamento degli stili di vita: 

“E’ necessario ricordare che il nostro organismo, per quanto perfetto, è sottoposto minuto per minuto a un costante logorio, ed occorre di conseguenza provvedere al rinnovamento, non meno costante, delle sue energie. Ecco perché la scelta dell’alimentazione è una questione d’importanza campitale per vivere sani. Specie in un mondo come il nostro, dove la vita fattasi agitata, tumultuosa, piena zeppa di desideri insoddisfatti e di aspirazioni impossibili, ha creato individui esauriti, inquieti, scontenti, angosciati e bruciati dal mostro del progresso meccanico (tratto da “Discorsetto alle donne”, prefazione del libro “La buona cucina casalinga”, Ed. Frate Indovino)

Vien da chiedersi cosa penserebbe chi ha scritto queste parole oltre trent’anni fa, se desse un’occhiata a tutto ciò che è diventato il mondo di oggi! 

Del libro incuriosiscono anche le “indicazioni rapide”, fornite come una legenda nelle prime pagine: ciascuna ricetta possiede una stellina colorata a lato del titolo, che a seconda della tinta sta ad identificare ricette “facili a prepararsi”, quelle “più saporite e piccanti” e quelle “di più facile digestione”.

Queste ultime riflettono a pieno lo stile culinario monastico e conventuale racchiuso nel testo: proprio nella prefazione si dice infatti che le ricette sono state tratte da vecchi libri che trattavano di cucina per gli ambienti religiosi, e “che ignoravano le sofisticherie e le raffinatezze moderne”. 

Tra di esse ho scelto di condividere con voi la ricetta della Zuppa primavera. Forse per noi la ricerca di qualche fiore edule fresco da utilizzare sarà un po’ ardua, ma è incredibile quanto, in pochissime righe, Frate Indovino sia in grado di far venire l’acquolina in bocca con la semplicità che da sempre lo contraddistingue.


Zuppa primavera
Di Frate Indovino

“Si prepara una miscela di erbe selvatiche fresche e fiori primaverili: primule gialle, violette, pratoline ancora in boccio, cicoriella ecc. Si lava con cura, si trita e si mette a cuocere in acqua salata, con l’aggiunta di poco burro. Nella zuppiera intanto si preparano dadini di pane arrostiti, coperti di 1-2 uova battuti; su questi si versa il brodo di erbe, si lascia riposare un momento e si serve.”

Scritto da Sara Albano

Laureata in Scienze Gastronomiche , raggiunta la maggiore età sceglie di seguire il cuore trasferendosi a Parma (dopo aver frequentato il liceo linguistico internazionale), conseguendo in seguito alla laurea magistrale un master in Marketing e Management per l’Enogastronomia a Roma e frequentando infine il percorso per pasticceri professionisti presso la Boscolo Etoile Academy a Tuscania. Dopo questa esperienza ha subito inizio il suo lavoro all’interno della variegata realtà di Campoli Azioni Gastronomiche Srl, , dove riesce ad esprimere la propria passione per il mondo dell'enogastronomia e della cultura alimentare in diversi modi, occupandosi di project management in ambito di promozione, eventi e consulenza per la ristorazione a 360°, oltre ad essere referente della comunicazione on e offline di Fabio Campoli e parte del team editoriale della scuola di cucina online Club Academy e della rivista mensile Facile Con Gusto.

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