Non solo i vini invecchiano in barrique, ma anche il cioccolato (che diventa il più caro al mondo)
In alcuni dei suoi 2279 sonetti romaneschi, il poeta Giuseppe Gioachino Belli, in epoca ottocentesca, descriveva i piatti dei pranzi romani
Chi non avrà mai sentito parlare di Giuseppe Gioachino Belli (Roma, 7 settembre 1791 – Roma, 21 dicembre 1863)? Poeta passato alla storia nel territorio di Roma, raccolse ben 2.279 sonetti romaneschi per “registrare” quella che era la voce del popolo romano nel XIX secolo.
Così scrive il Belli nella sua stessa introduzione alla raccolta dei sonetti:
«Io ho deliberato di lasciare un monumento di quello che oggi è la plebe di Roma. In lei sta certo un tipo di originalità: e la sua lingua, i suoi concetti, l'indole, il costume, gli usi, le pratiche, i lumi, la credenza, i pregiudizi, le superstizioni, tutto ciò insomma che la riguarda, ritiene un'impronta che assai per avventura si distingue da qualunque altro carattere di popolo. Né Roma è tale, che la plebe di lei non faccia parte di un gran tutto, di una città cioè di sempre solenne ricordanza.»
L'opera di Gioachino Belli rappresenta con arguzia la mentalità e lo spirito dei popolani romani, utilizzando una costante traduzione dei suoi versi in termini ricercatamente incolti, e trattando le principali tematiche della quotidianità del suo tempo in quella che lui stesso definisce “una lingua infine non italiana e neppur romana, ma romanesca”. Alcuni sonetti sono espressamente dedicati al cibo, e in particolare ai pranzi e di conseguenza ai cibi che era usanza gustare in occasione di feste e celebrazioni nel XIX secolo italiano. Di seguito ne abbiamo selezionati due in particolare: il primo sonetto descrive la spesa per un pranzo di vita quotidiana, mentre il secondo un pranzo di nozze in perfetto stile romanesco.
La spesa pe ppranzo
«Che ffamo oggi da pranzo, Crementina?»
«Quer che vvolete voi: semo in dua sole».
«Volemo fà un arrosto de bbrasciole?»
«Nun è mejjo un stufato de vaccina?»
«Uhm! l’avemo maggnato jermatina...».
«Bbe’, vvolemo allessà ddu’ cucuzzole?»
«Quelle nò, cché la panza oggi me dole,
e nun voria pijjà la mediscina».
«Dunque, mamma, che sso... ffamo li gnocchi».
«Eh, ste jjottonerie costeno care:
se ne vanno cqua e llà vventi bbaiocchi».
«Inzomma fate un po cquer che vve pare».
«Io direbbe pe mmé, ssi ttu cciabbocchi,
d’annaccene a svernà ddà la ccommare».
Giuseppe Gioacchino Belli, 13 gennaio 1847
Tratto da Giuseppe Gioacchino Belli, Sonetti romaneschi 2, Città di Castello, S. Lapi, 1886
___________________________________________________________________________________________
Er pranzo da nozze
Sentite cosa avessimo da pranzo.
Zzuppa a mminestra cor brodo di pollo
der pollo allesso: arrosto di ripollo... (1)
Ah, un passo addietro: ci fu ppuro ir manzo.
Pessce fritto pescato a pporto d’Anzo (2)
co ggobbi (3) e ppezzi de merluzz’a mmollo:
ummido d’un crapetto (4) senza ir collo,
c’affogò (5) ttutti e nn’arrestò d’avanzo.
Una pizza, un cappone di galerra,
che ppell’ommini nostri fu una cosa
che cci saríano annati sotto terra.
Frutti, miggnè (6), ’na frittata roggnosa,
cascio e fformaggio (7); e tterminò la guerra
s’un piattón di confetti de la sposa.
Giuseppe Gioacchino Belli, 6 novembre 1835
Tratto da Giuseppe Gioacchino Belli, Sonetti romaneschi 2, Città di Castello, S. Lapi, 1886
Note nel testo
- 1. Pollo nuovamente: altro pollo
- 2. Anzio
- 3. Gamberi “gobbetti”
- 4. Capretto
- 5. Che satollò esuberantemente.
- 6. Bigné
- 7. Cacio e formaggio (il popolo romano chiamava cacio il proprio pecorino locale, e formaggio ciò che veniva da altri territori italiani prodotto con latte vaccino)
Scritto da Sara Albano
Laureata in Scienze Gastronomiche , raggiunta la maggiore età sceglie di seguire il cuore trasferendosi a Parma (dopo aver frequentato il liceo linguistico internazionale), conseguendo in seguito alla laurea magistrale un master in Marketing e Management per l’Enogastronomia a Roma e frequentando infine il percorso per pasticceri professionisti presso la Boscolo Etoile Academy a Tuscania. Dopo questa esperienza ha subito inizio il suo lavoro all’interno della variegata realtà di Campoli Azioni Gastronomiche Srl, , dove riesce ad esprimere la propria passione per il mondo dell'enogastronomia e della cultura alimentare in diversi modi, occupandosi di project management in ambito di marketing e comunicazione e consulenza per il food service a 360°, oltre ad essere il braccio destro di Fabio Campoli e parte del team editoriale della scuola di cucina online Club Academy e della rivista mensile Facile Con Gusto.



















































































































































0 Commenti