Il risotto in versi

Nel 1905, Giovanni Pascoli e Augusto Guido Bianchi si scambiano poesie dedicate al risotto, uno alla milanese e l’altro…. alla Pascoli

Il risotto in versi

Agli inizi del Novecento, intercorreva una fitta corrispondenza tra il poeta Giovanni Pascoli e Augusto Guido Bianchi, noto cronista milanese del Corriere della Sera. Un giorno quest’ultimo spiegò a Pascoli in versi il risotto alla milanese… ed egli gli rispose, sempre a suon di poesia, con la ricetta del suo risotto prediletto.

Leggi la ricetta del risotto alla Giovanni Pascoli interpretata dallo chef Fabio Campoli 

Il risotto alla Milanese in versi

Occorre di carbone un vivo fuoco;
la casseruola; cento grammi buoni
di burro e di cipolla qualche poco.
Quando il burro rosseggia, allor vi poni
il riso crudo; quanto ne vorrei
e mentre tosta l’aglio e scomponi.
Del brodo occorre poi: ma caldo assai;
messine un po’ per volta, che bollire deve continuo, né asciugarsi mai.
Nel tutto, sulla fine, diluire
di zafferano un poco tu farai
perché in giallo lo abbia a colorire.
Il brodo tu graduare ben saprai, perché denso sia il riso, allor che è cotto.
Di grattugiato ce ne vuole assai.
Così avrai di Milan pronto il risotto.

Augusto Guido Bianchi

 

Il risotto di Pascoli in versi

Amico, ho letto il tuo risotto in …ai!
E’ buono assai, soltanto un po’ futuro,
con quei tuoi “tu farai, vorrai, saprai”!

Questo, del mio paese, è più sicuro
perché presente. Ella ha tritato un poco
di cipolline in un tegame puro.

V’ha messo il burro del color di croco
e zafferano (è di Milano!): a lungo
quindi ha lasciato il suo cibrèo sul fuoco.

Tu mi dirai: “Burro e cipolle?”. Aggiungo
che v’era ancora qualche fegatino
di pollo, qualche buzzo, qualche fungo.

Che buon odor veniva dal camino!
Io già sentiva un poco di ristoro,
dopo il mio greco, dopo il mio latino!

Poi v’ha spremuto qualche pomodoro;
ha lasciato covare chiotto chiotto
in fin c’ha preso un chiaro color d’oro.

Soltanto allora ella v’ha dentro cotto
Il riso crudo, come dici tu.
Già suona mezzogiorno…ecco il risotto
romagnolesco che mi fa Mariù.

Giovanni Pascoli

Scritto da Sara Albano

Diplomata al liceo linguistico internazionale di Taranto, sua città di nascita, raggiunta la maggiore età sceglie di seguire il cuore trasferendosi nella food valley d’Italia, conseguendo la laurea magistrale in scienze gastronomiche presso l’Università di Parma, per poi intraprendere un master in Marketing e Management per l’Enogastronomia a Roma e il percorso per pasticceri professionisti presso la Boscolo Etoile Academy a Tuscania, dopo il quale ha subito inizio il suo lavoro all’interno della variegata realtà di Campoli Azioni Gastronomiche Srl,  dove si occupa oggi di back office, redazione e project management a 360°, sia in ambito di ristorazione ed eventi, che in ambito di attività che coniugano la gastronomia ai settori dell’editoria, del marketing e della comunicazione. 

1 Commento

  1. Ruggero Seccia03 novembre 2020 alle ore 11:06

    Dimostrazione ulteriore che il cibo è anche poesia, che la buona cucina è arte. Fabio ne è perfetto interprete e cultore. Spesso l’ho sentito parlare di note, dolci, salate, acide ecc. L’accostamento al mondo della musica non è casuale. La musica è arte, una ricetta ben realizzata una bella sinfonia. Grazie!

Lasciaci un Commento

Per scrivere un commento è necessario autenticarsi.

 Accedi