Elogio della vita frugale

Un brano di Orazio tratto dalle sue “Satire” che racconta tutte le virtù del “vivere di poco”, anche a tavola con gli alimenti

Elogio della vita frugale

Elogio della vita frugale 
 

Quale e quanta virtú,
amici miei, sia vivere di poco
(e non è predica mia questa,
ma precetti d'Ofello,
un contadino saggio,
senza una scuola e di scarsa cultura),
questo imparate,
ma non tra piatti e mense sfavillanti,
quando l'occhio è abbagliato
da splendori insensati
e l'animo, incline a false attrattive,
rifiuta ciò che conta:
dunque digiuni,
ragioniamone qui fra noi.
Perché questo? Cercherò di spiegarmi.
Nessun giudice, se ha la testa altrove,
discerne bene il vero.

Dopo aver cacciato la lepre,
esserti affaticato a domare un puledro;
se gli esercizi marziali dei romani
ti sfiniscono, abituato come sei
a vivere da greco;
se con una passione
che addolcisce l'asprezza dello sforzo,
ti attira lo scambio veloce della palla
o il disco, che lanci nello spazio a fendere l'aria;
quando la stanchezza avrà smussato le tue fobie,
assetato e affamato,
disprezza, se ne sei capace,
un cibo a buon mercato,
rifiutati di bere un vino che non sia falerno
con miele dell'Imetto diluito dentro.
Il dispensiere è fuori,
un cupo mare in burrasca protegge i pesci?
ad alleviare i morsi della fame
bastano pane e sale.
Da cosa credi che dipenda?
Non è nel profumo di cibi impareggiabili
che risiede l'essenza del piacere,
ma in te stesso. Procurati sudando
il companatico: chi è flaccido
e sbiancato dai vizi non troverà ostrica,
scaro o francolino di passo
che riesca piú a gustare.

Farei però fatica,
se a tavola ti fosse imbandito un pavone,
a impedirti, per solleticare il palato,
di preferirlo a una gallina,
sedotto come sei dalle apparenze,
perché è un uccello raro che si vende a peso d'oro
e spiega una coda variopinta che è uno spettacolo.
Come se ciò avesse a che fare
con la sostanza.
Queste piume che esalti te le mangi forse?
E quando è cotto mantiene la sua magnificenza?
Anche se come carne non c'è una gran differenza,
ti concedo che tu lo preferisca,
ingannato dal suo diverso aspetto:
ma da cosa capisci
se quel branzino a bocca aperta
è stato pescato nel Tevere o in alto mare?
se guizzava fra i ponti
o alla foce del fiume etrusco?
Come uno sciocco decanti una triglia di tre libbre,
che poi devi dividere in tante porzioni.
È chiaro, ti attrae l'apparenza:
ma allora che senso ha disprezzare
i branzini che sono lunghi?
Evidentemente perché a questi
la natura ha dato dimensioni maggiori
e alle triglie peso leggero:
uno stomaco che non è avvezzo ai digiuni,
spregia i cibi comuni.

'Come vorrei ammirarne una enorme
lunga distesa in un enorme piatto',
dice la gola,
una gola degna delle rapaci Arpie.
E voi, venti di scirocco, soffiate,
soffiate a imputridire simili ghiottonerie!
Per quanto anche il cinghiale e il rombo fresco
sembra che puzzino,
quando una ripienezza fastidiosa
fa soffrire lo stomaco in subbuglio
e lui strapieno preferisce ravanelli
ed erba sotto aceto.

Non è che la cucina povera
sia del tutto bandita dai banchetti:
ancora oggi su tavole regali
trovano posto uova e olive nere,
cibi di poco costo.
Non è passato molto tempo in fondo
che uno storione
sulla mensa di un banditore,
come Gallonio,
fosse oggetto di scandalo.
Forse che allora il mare
nutriva meno rombi?
No, viveva sicuro il rombo,
sicura nel suo nido la cicogna,
finché un mezzo pretore
non vi fece da maestro e modello.
Cosí se ora qualcuno proclamasse squisiti
gli smerghi arrosto,
la gioventú romana,
sempre pronta alle storture, l'approverebbe.

Ma v'è distinzione fra la grettezza
e una vita frugale,
a giudizio d'Ofello:
è inutile evitare un vizio
per incorrere in un'altra stortura.
Avidieno, a cui fu giustamente affibbiato
il nomignolo Cane, mangia solo olive
di cinque anni e corniole selvatiche,
non vuol saperne di versare un vino
che non sia inacidito; il suo olio poi
ha un odore insopportabile, anche
quando festeggia, con tanto di toga bianca,
nozze, compleanni, o qualche altra solennità,
e ne versa qualche goccia sui cavoli
da un orcio di due libbre,
mentre abbonda con l'aceto svanito.
Che tenore di vita adotterà
dunque il saggio, quale di questi opposti seguirà?
Da una parte l'incalza un lupo,
dall'altra un cane, cosí dicono.
Sarà allora decoroso quel tanto
da non urtare con la sua grettezza,
senza cadere in eccessi nell'uno e l'altro senso.
Non sarà spietato coi servi
nell'assegnare i compiti,
sull'esempio del vecchio Albucio;
ma nemmeno farà
come quel villano di Nevio,
che offre agli invitati acqua sporca di grasso:
e non è difetto da poco.

Ora ascolta quali e quanti vantaggi
arrechi la frugalità.
Prima di tutto una buona salute:
come sia nociva all'uomo la varietà dei cibi
puoi capirlo se ti ricordi il giorno
in cui hai digerito bene
un alimento semplice;
se invece mescoli bollito e arrosto,
frutti di mare e tordi,
queste delizie si mutano in fiele
e il blocco della digestione
ti porta lo scompiglio nello stomaco.
Non vedi come ognuno s'alza pallido
da una cena con l'imbarazzo della scelta?
In piú un corpo appesantito
dagli stravizi del giorno passato
deprime con sé anche l'anima
e inchioda a terra
quella sua particella di soffio divino.
L'altro invece, ristorate le membra
in men che non si dica
e dopo averle abbandonate al sonno,
si leva fresco di forze ai compiti che l'attendono.
Nessuno vieta poi che qualche volta
possa darsi buon tempo,
se nel corso dell'anno
torna un giorno festivo
o vuol ritemprare un corpo troppo infiacchito,
soprattutto quando, trascorsi gli anni,
l'età malferma chiede maggiori riguardi:
ma tu, quando ti coglierà spietata
una malattia o la vecchiaia coi suoi acciacchi,
quali delicatezze aggiungerai a quelle,
che ancora giovane e robusto
anzitempo ti gusti?

I nostri vecchi vantavano il cinghiale stantio,
non perché non avessero odorato,
ma forse con l'idea che un ospite,
arrivando in ritardo, l'avrebbe mangiato,
anche se un po' frollato, con piú gusto,
che non il padrone ingordo quand'era fresco.
Magari la terra nei suoi primordi
m'avesse generato fra tale tempra d'eroi!

Vuoi dar peso alla fama,
che piú ambita di un canto
riempie l'orecchio dei mortali?
Rombi e piatti enormi, col danno,
recano altrettanto disdoro.
Seguono le sfuriate dello zio,
dei vicini, mentre tu in odio a te stesso
desideri la morte invano,
perché ridotto al lastrico
non hai un soldo per comprarti il laccio.

'Queste rampogne', dice, 'van bene per Trausio:
io ho entrate e ricchezze tali
che basterebbero a tre re.'
Non c'è davvero il modo d'impiegarlo meglio,
ciò che t'avanza?
Perché chi non lo merita vive in miseria,
mentre tu sei ricco sfondato?
Perché per il tempo vanno in rovina
i templi degli dei?
Perché, svergognato, da un mucchio cosí grande
non togli qualcosa per l'adorata patria?
Sta a vedere che solo a te
le cose andranno sempre bene:
oh, che risate si faranno un giorno i tuoi nemici!
Chi dei due, in situazioni difficili,
potrà contare con piú forza su sé stesso?
questo che con superbia all'abbondanza
ha coltivato corpo e mente
o quello che, soddisfatto del poco
e timoroso del futuro,
in pace ha preparato,
saggio com'è,
ciò che serve alla guerra?

Vuoi convincerti meglio?
sappi che io, ancora fanciullo, conobbi Ofello,
quando aveva le sue sostanze intatte
e non se ne serviva con maggior larghezza
di oggi, dopo i tagli che ha subito.
Ora, diventato fittavolo,
puoi vederlo insieme ai figlioli e al gregge
lavorare imperterrito
il campicello confiscato,
mentre racconta:
'Nei giorni di lavoro io non ho mai mangiato,
senza motivo, altro
che legumi e zampa di porco affumicata.
E se una volta tanto
da me veniva un ospite
o, in una giornata di pioggia,
quando non si lavora,
un vicino simpatico a cenare,
era uno spasso,
non con i pesci che si comprano in città,
ma con pollo e capretto;
poi uva passa, noci e fichi secchi
per finire allietavano la mensa.
L'ultimo gioco era quello di bere
pagando penitenza
e Cerere, invocata
perché alti facesse crescere gli steli,
spianava col vino i pensieri
sulla fronte accigliata.
Incrudelisca pure la fortuna
e provochi nuovi tumulti:
che cosa può togliermi ancora?
di quanto s'è ridotto il mio benessere
o il vostro, figlioli, da quando
qui è arrivato il nuovo inquilino?
Padrone della propria terra
la natura non ha destinato nessuno,
né lui, né me: lui ci ha cacciati,
e lui dalla dissipazione,
dall'inesperienza nei cavilli giuridici
sarà cacciato
o infine da un erede, questo è certo,
che piú di lui vivrà.
Il campo ora a nome di Umbreno,
prima detto di Ofello,
non sarà mai proprietà di nessuno,
ma ceduto in uso oggi a me, domani a un altro.
Allora fatevi coraggio
e alle avversità opponete un animo saldo'.


Quinto Orazio Flacco, testo liberamento tratto dalle sue Satire (Libro II)

Nell’immagine di apertura dell’articolo: Il pasto frugale di Émile Friant (1863-1932, Francia)

Scritto da Sara Albano

Diplomata al liceo linguistico internazionale di Taranto, sua città di nascita, raggiunta la maggiore età sceglie di seguire il cuore trasferendosi nella food valley d’Italia, conseguendo la laurea magistrale in scienze gastronomiche presso l’Università di Parma, per poi intraprendere un master in Marketing e Management per l’Enogastronomia a Roma e il percorso per pasticceri professionisti presso la Boscolo Etoile Academy a Tuscania, dopo il quale ha subito inizio il suo lavoro all’interno della variegata realtà di Campoli Azioni Gastronomiche Srl,  dove si occupa oggi di back office, redazione e project management a 360°, sia in ambito di ristorazione ed eventi, che in ambito di attività che coniugano la gastronomia ai settori dell’editoria, del marketing e della comunicazione. 

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